Addio a Lucescu, il maestro dei campioni: dai 38 trofei al lancio di Andrea Pirlo
Una carriera straordinaria, fatta di 38 trofei complessivi (inclusi anche i tornei minori), che collocano Mircea Lucescu tra i più vincenti di sempre, dietro soltanto a giganti come Pep Guardiola e Sir Alex Ferguson. Ma ridurre il suo percorso ai soli successi sarebbe limitante: il tecnico rumeno è stato soprattutto un formidabile scopritore e costruttore di talenti.
Il suo lavoro più emblematico si è visto allo Shakhtar Donetsk, dove ha plasmato un’intera generazione di calciatori, in particolare brasiliani arrivati ancora acerbi e trasformati in campioni affermati. Nomi come Willian, Douglas Costa e Fernandinho raccontano bene la sua capacità di valorizzare il talento, così come quella di far crescere giocatori di altre nazionalità, tra cui Henrikh Mkhitaryan.
Ma il fiuto di Lucescu si era già visto molti anni prima. Il 21 maggio 1995, con il Brescia ormai retrocesso dopo una stagione disastrosa, decide di guardare al futuro e puntare sui giovani. Tra questi resta folgorato da un trequartista di appena 15 anni: Andrea Pirlo. Lo fa esordire contro la Reggiana a soli 16 anni e due giorni, intuendone subito la grandezza.
Lo stesso Lucescu, anni dopo, raccontò alla UEFA quel momento decisivo: durante un viaggio in auto insieme al giovane Pirlo, bastarono due ore di conversazione per capire di trovarsi davanti a una mente fuori dal comune. Da lì iniziò la carriera di uno dei più grandi centrocampisti della storia, capace di collezionare centinaia di presenze tra club e nazionale.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore: TMW NETWORK s.r.l. - P.I. 02210300519
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso a Juventus F.C. S.p.A.
