In 7 anni spesi 998 milioni
L’uscita di scena di Damien Comolli riporta l’attenzione su una questione che accompagna la Juventus da diverse stagioni: le risorse economiche non sono mai mancate, ma i risultati ottenuti sul campo e a livello gestionale sono stati inferiori alle aspettative.A confermarlo sono i numeri. Dal 2019 a oggi gli azionisti hanno sostenuto il club attraverso quattro aumenti di capitale che hanno garantito complessivamente 998 milioni di euro. Una cifra enorme, utilizzata per coprire le perdite, finanziare il mercato e sostenere la struttura manageriale della società.
Il caso Comolli e il bonus alla firma
L’arrivo del dirigente francese era stato accompagnato da aspettative elevate. Nel contesto della riorganizzazione societaria successiva all’uscita di Cristiano Giuntoli, il Consiglio di amministrazione aveva deciso di riconoscergli un premio d’ingresso di 950 mila euro lordi. La motivazione era chiaramente indicata nei documenti societari: individuare e trattenere una figura considerata strategica per lo sviluppo delle aree sportive e commerciali del club.
Le ricapitalizzazioni dal 2019 a oggi
Negli ultimi sette anni il sostegno finanziario degli azionisti è stato costante. Le operazioni effettuate dalla proprietà hanno portato nelle casse del club: 300 milioni di euro nel 2019; 400 milioni nel 2021; 200 milioni nel 2024; 98 milioni nel 2025. Complessivamente si arriva a 998 milioni di euro, una cifra che testimonia la volontà della proprietà di garantire solidità economica alla società anche nei momenti più complessi.
Da Agnelli a Elkann: come è cambiata la governance
La conclusione del ciclo vincente guidato da Andrea Agnelli ha segnato una svolta profonda nella storia recente del club. L’uscita di Fabio Paratici nel 2021 rappresentò uno dei primi segnali di cambiamento. Successivamente, nel novembre 2022, le dimissioni dell’intero Consiglio di amministrazione legate alle vicende giudiziarie aprirono una nuova fase. Da quel momento John Elkann ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle decisioni strategiche della Juventus, scegliendo personalmente gran parte dei dirigenti chiamati a guidare il club. Tra le prime nomine spicca quella di Maurizio Arrivabene, rimasto in carica fino all’inizio del 2023 e destinatario di circa 2 milioni di euro lordi durante il suo mandato. A raccoglierne l’eredità fu Maurizio Scanavino, incaricato soprattutto di riportare equilibrio nei conti societari. Tra il 2022 e il 2025 il suo compenso complessivo ha superato i 2,6 milioni di euro.
L’esperienza Giuntoli e la breve era Comolli
Nel 2023 la Juventus affidò la gestione sportiva a Cristiano Giuntoli, individuato come figura chiave per rilanciare il progetto tecnico.Tra stipendio e accordo per la risoluzione anticipata del rapporto, il costo complessivo dell’esperienza di Giuntoli si aggira intorno ai 6 milioni di euro in due stagioni. Successivamente arrivò Comolli, che oltre al bonus iniziale avrebbe dovuto percepire uno stipendio stimato attorno ai 3 milioni di euro per la stagione 2025-26. Sommando i costi sostenuti per Arrivabene, Scanavino, Giuntoli e Comolli, la Juventus ha investito circa 15 milioni di euro nelle principali figure manageriali degli ultimi cinque anni.
Un solo trofeo conquistato
Nonostante gli ingenti investimenti, il bilancio sportivo non ha rispettato le aspettative della tifoseria e della proprietà. Dal termine del ciclo vincente della gestione Agnelli, la Juventus ha conquistato soltanto una Coppa Italia, senza riuscire a lottare concretamente per lo scudetto e senza superare gli ottavi di finale in Champions League. Numeri che alimentano una riflessione interna ormai inevitabile: la disponibilità economica non è mai stata il vero ostacolo. La sfida, piuttosto, è stata trasformare le risorse investite in una struttura stabile e in risultati all’altezza della storia del club. Lo riporta Gazzetta.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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