A DOMANDA RISPONDE - Jacobelli: "Calvarese merita un 2. Var tutta la vita, ma non così: c'è un nodo da sciogliere. Il silenzio assordante della categoria. Gli arbitri fermati e le relative pene. Lotta Juve-Napoli, saranno determinanti due

08.01.2018 01:35 di Xavier Jacobelli Twitter:   articolo letto 18312 volte
A DOMANDA RISPONDE - Jacobelli: "Calvarese merita un 2. Var tutta la vita, ma non così:  c'è un nodo da sciogliere. Il silenzio assordante della categoria. Gli arbitri fermati e le relative pene.  Lotta Juve-Napoli, saranno determinanti due

Ogni lunedì la redazione di Tuttojuve.com analizza i temi caldi del nostro calcio con una delle firme più autorevoli del giornalismo sportivo italiano, Xavier Jacobelli, editorialista del Corriere dello Sport-Stadio.

 

Sono sempre incandescenti le polemiche scatenate dalla direzione di Calvarese, in occasione di Cagliari-Juventus. Lei che cosa ne pensa?

“Penso che la direzione di Calvarese sia stata disastrosa. Merita un 2 e il voto è generoso. Calvarese ha sbagliato in modo grossolano: sia non accordando il rigore al Cagliari per il fallo di mano di Bernardeschi (errore ancora più marchiano per il mancato ricorso alla videoassistenza) sia per la gomitata di Benatia a Pavoletti, nell’azione da cui è scaturito il gol bianconero”.

 

Da più parti si moltiplicano le critiche alla videoassistenza arbitrale. C’è chi addirittura vorrebbe ritornare al passato. Lei da che parte sta?

“Dalla parte della Var tutta la vita. Secondo un calcolo per difetto, nell’arco del giorno di ritorno, circa il 75% degli errori arbitrali è stato corretto dal ricorso alla tecnologia. Questo dato è sufficiente per comprendere quanto radicale sia stata la svolta impressa dall’introduzione del nuovo strumento, che aiuta gli arbitri a sbagliare molto meno. A patto che ...”.

 

A patto che?

A patto che alcuni arbitri -  non tutti, poiché non bisogna mai generalizzare - la piantino di tenere un atteggiamento presuntuoso e arrogante. Nel dubbio, devono, sottolineo devono, ricorrere alla Var, senza se e senza ma. Basta con i bizantinismi, con i distinguo, con le arrampicate sugli specchi di una casistica mai troppo chiara. Con il pretesto di non sminuire il ruolo centrale del direttore di gara, si genera confusione e si alimentano casi come quelli della Sardegna Arena. Intervenire soltanto quando l’arbitro non vede ciò che dovrebbe, è deleterio e insufficiente. La moviola in campo deve servire per correggere sempre gli errori di chi dirige l’incontro. Giacomelli, Doveri, Calvarese, per citare i casi più eclatanti della prima parte del campionato, hanno sbagliato perché non hanno avuto l’umiltà di correre davanti al video. Se l’avessero fatto, non avrebbero preso le cantonate che hanno preso. Il protocollo Var stabilisce: sulle valutazioni soggettive dell’arbitro, la videoassistenza non può intervenire. Perché possa farlo, deve rilevare un ”chiaro errore”. E’ evidente che debba essere chi fischia, il primo a reclamare il soccorso tecnologico. Concordo con quanto ha annotato Paolo Casarin sul Corriere della Sera: “Calvarese accetta contrasti forti (e non solo) senza intervenire con provvedimenti adeguati. Evidentemente, lui della Var non sa che farsene”. Qui sta il punto.

 

 

Quindi secondo lei, il problema non è si chiama Var, ma la sua applicazione da parte del sistema arbitrale o di quel settore del sistema arbitrale che non accetta di vedere ridotto il potere discrezionale del direttore di gara?

“Confermo. II nodo da sciogliere è proprio questo. Snobbando l’aiuto della tecnologia, la parte più retriva e conservatrice della castra arbitrale pensa di riprendersi tutto il potere di cui godeva prima della svolta. E la mediocrità tecnica di alcuni direttori di gara fa il resto. Anziché affidarsi alla ciambella di salvataggio della videoassistenza, c’è chi continua a far finta che nulla sia cambiato. C’è un altro aspetto: il silenzio assordante dei vertici della categoria. E’ inaccettabile che Nicchi o chi per lui non intervenga, tanto per cominciare, per riconoscere gli errori e fare ammenda. D’altra parte, il 5 febbraio 2014, a Bari, lo stesso Nicchi dichiarò: “La moviola in campo? Più se ne parla e peggio è. La tecnologia legata al gol-non gol funziona ed è costosa. Ma se arriva la moviola in campo il calcio è finito”. Il 27 settembre scorso, invece, ha affermato: “Grazie alla tecnologia, si sono azzerate le ammonizioni e ci sono stati in campo meno comportamenti rissosi e meno interventi a gamba tesa.  Non focalizziamoci su un singolo episodio: sappiamo che dobbiamo migliorare e velocizzare l’uso della videoassistenza, ma in 95 casi su 100 questa sinora ci ha dato una grossa mano”. Sarebbe il caso che i primi a darsi una mano fossero proprio gli arbitri. La lotta per il titolo è appassionante: non può essere rovinata dai loro contorsionismi”.

Trova che gli stop di uno o due turni per gli arbitri macchiatisi di madornali errori, siano una sanzione efficace?

“No. Chi sbaglia, deve pagare con una lunga sospensione. E non ci si venga a dire che, così facendo, il designatore non avrebbe più gente da mandare in campo. Non è possibile che agli albori del 2018, con la tecnologia a disposizione, siamo ancora costretti a documentare errori tanto ingiustificabili quanto evitabili”.

Da lotta a cinque che era, la battaglia per lo scudetto si sta progressivamente trasformando nel duello Napoli-Juve. Oggi come oggi, chi sta meglio?

“Partenopei e bianconeri sono arrivati alla sosta, separati da un solo punto. Saranno determinanti due fattori: il mercato di gennaio (il Napoli ha più bisogno della Juve di rafforzarsi) e il peso delle coppe europee che torneranno in scena dalla metà di febbraio. Il testa a testa durerà sino alla fine. Per questo abbiamo bisogno di arbitri all’altezza”.