Violazione minuto di silenzio, gesto da condannare ma basta fare la morale a tutti gli juventini!
Partiamo anche qui da un punto che non dovrebbe essere oggetto di discussione: durante un minuto di silenzio si sta in silenzio.
Sandro Mazzola è stato un campione dell'Inter, della Nazionale e del calcio italiano. Voltarsi di spalle e cantare durante il momento dedicato alla sua memoria è stato un comportamento sbagliato.
Lo ha detto la Juventus, lo ha detto Luciano Spalletti, non abbiamo difficoltà a dirlo anche noi. La stessa società bianconera ha ricordato che nessuna rivalità può giustificare la mancanza di rispetto durante una commemorazione. Fin qui nessun problema.
Il problema nasce quando dal comportamento di una parte della curva si passa al processo collettivo nei confronti del mondo juventino.
Non erano tutti i tifosi della Juventus
C'è un dettaglio che dovrebbe essere ricordato con la stessa forza delle immagini della curva girata di spalle: il resto dell'Allianz Stadium ha applaudito Sandro Mazzola. Lo riportano le cronache della serata. Non è un'opinione. Mentre una parte della curva assumeva quel comportamento, gran parte dello stadio rendeva omaggio al campione scomparso. Perché allora trasformare il gesto di alcuni nella fotografia di un'intera tifoseria? Condannare i responsabili è giusto. Generalizzare non lo è. La memoria dovrebbe avere sempre lo stesso valore
C'è poi un secondo tema, più ampio.
Nel calcio italiano cori, striscioni e contestazioni oltre il limite non sono purtroppo una novità e non appartengono a una sola tifoseria.
La stessa storia juventina offre esempi che dimostrano quanto il problema sia complesso. Andrea Agnelli, quando era presidente, condannò pubblicamente cori e striscioni sulla tragedia di Superga con un principio chiarissimo: le tragedie non si toccano.
Questo dovrebbe suggerire prudenza prima di trasformare ogni episodio da stadio in una lezione morale rivolta indistintamente a milioni di persone.
Condannare sì, generalizzare no
Non bisogna difendere l'indifendibile. Chi ha mancato di rispetto alla memoria di Mazzola ha sbagliato. Punto. Ma proprio perché parliamo di rispetto, sarebbe utile applicare un principio semplice: la responsabilità è personale, non collettiva. Non si può chiedere equilibrio soltanto quando conviene. Non si può utilizzare il comportamento di una parte della curva per mettere sul banco degli imputati un'intera tifoseria, soprattutto quando migliaia di juventini presenti allo Stadium hanno fatto esattamente il contrario e hanno applaudito Mazzola. La Juventus ha condannato. Spalletti ha condannato. La maggioranza dello Stadium ha reso omaggio a Mazzola.
Questo è il quadro completo.
Poi c'è un altro tema legato al rispetto delle tragedie bianconere che non succede mai, il rispetto di calciatori legati alla Juve che spesso non c'è, ma purtroppo solo quando c'è la Juventus di mezzo viene utilizzato il megafono e la voglia di generalizzare per colpire tutti.
Dov'era questo gruppo di persone scandalizzate quando hanno inneggiato all'Heysel quando hanno fatto gli striscioni sull'acciaio, quando mettono + 39, quando dicono le peggio cose?
Ricordiamo che per uno striscione atroce, una squadra in passato ha pagato 20.000 euro, di cosa ci scandalizziamo oggi?
Non esiste rispetto a due velocità dovrebbe valere sempre non solo quando quando riguarda tutti ma non la Juventus.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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