UNDICI BATTITI
"Impresa memorabile". "Miracolo sportivo".
Chi non avrebbe voluto leggere questa tipologia di titoli all'indomani di Madrid? Tutti.
Eppure, sembra imminente analizzare la realtà delle cose, ovvero di fare i conti con ben altro, questa volta, con una realtà cruda e una sconfitta davvero troppo amara. Ma ne siete così convinti?
La Juventus è uscita dal Santiago Bernabeu a testa alta.
Certo, l'analisi del match impone determinate riflessioni, ma qui si va oltre perchè una partita di calcio, alle volte, non è solo e prettamente tattica schematizzata e moduli.
Nessuno potrà raccontare di un Real superiore a questa Juve. Perché se per qualificarsi alle semifinali europee si deve andare a scovare un gol da cineteca di un sublime Cristiano Ronaldo nel match di andata, nato per altro da uno svarione difensivo tra Chiellini e Buffon, al ritorno si deve ringraziare il fischietto del signor Oliver che ha avuto la freddezza di concedere un rigore a meno di trenta secondi dai supplementari che avevano già il sapore di impresa titanica per quanto apportato dai ragazzi di Allegri.
Ma al di là di qualsiasi disquisizione tecnico tattica, solo questa Juve poteva solcare il prato del Bernabeu con tutti gli svantaggi del pronostico e ribaltare un deleterio 3-0 del primo round torinese, arrivando in quella maniera ad un soffio da un'impresa assoluta.
E poi in una partita forse tra le più difficile da spiegare, perché non proprio a senso unico, il Real pur succube dei bianconeri, aveva colpito una traversa e avuto occasioni trovando almeno un paio di volte un grande Buffon, quello dei tempi d’oro.
Tuttavia, il capolavoro di Allegri non era stato semplicemente quello di dominare psicologicamente i campioni d’Europa, ma di fargli tre reti con una tattica oscillante tra l'intraprendista e l'attendista difendendo per larghi tratti con undici uomini dietro la linea della palla. Il trionfo del calcio all’italiana. O quasi, visto il beffardo finale che resta e fa male.
Ma al di là di tutte le possibili discussioni sul perché e sul come sia avvenuta un'eliminazione del genere, questa Signora va omaggiata per aver avuto il coraggio di guardare la paura in faccia, e sfidarla.
Espressioni come "gettare il cuore oltre l’ostacolo" oppure "mettere l’anima in ciò che si fa "sono parte del sentito dire comune…ma come possono non trovare giustizia in una sfida del genere?
La distinzione tra mente e cuore, quando si parla di calcio, è solo fittizia, un’astrazione che risulta comoda per definire , invece, due precisi stati mentali: uno più razionale, calcolato e logico. Un altro più istintivo, innato e inconscio. Non si è trattato pertanto di una competizione tra due realtà diverse, quanto piuttosto di una particolare configurazione costituita da uno stato d’animo che si è incontrato e si è riconosciuto, un dialogo interno, convinzioni profonde che hanno reso una squadra e un gruppo in grado di esprimersi ben oltre l'ostacolo.
La Juve, nonostante tutto, questo lo ha sperimentato.
Immagina la tua squadra essere in grado di presentarsi in quello che è considerato il "tempio del calcio" e generare dentro di sè per poi applicare in campo quel particolare mix di fattori che l'hanno permessa di andare oltre le proprie naturali capacità sportive. Immagina di potere entrare a piacimento dentro uno stato mentale caratterizzato da assoluta sicurezza, forza, coraggio, fiducia nei tuoi mezzi e ribaltare una sentenza che solo un piccolo fischietto ha portato via allo scadere.
Ora, pensa che tutto quel coraggio e quel tentativo eroico, indossava la tua maglia bianconera, quella che indossi quando decidi di ammirare e sostenere la tua squadra e ti ha portato a sognare. Lontano, laddove tutto ciò che normalmente ti sembrava impossibile diventava improvvisamente alla tua portata, senza sentire più la fatica, la resa e quel non credere più a nulla che stava spegnendo e logorando ogni tua passione calcistica.
Lo avresti creduto prima?
Questa sconfitta può solo che insegnarci come al cuore la mente facilmente si arrende, e che soltanto il destino può rendersi geloso dei suoi battiti decidendo di scandirne diversamente il suo percorso pur di ribaltarne le sorti.
La sfida contro la paura è stata vinta da undici battiti distinti di uno stesso cuore tra i ciuffi d'erba, quella col destino è solo un appuntamento rimandato.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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