Un anno dopo: una carriera, un Capitano, un'infinità di emozioni
I giocatori non sono tutti uguali: nella storia della Juventus c’è un uomo che è stato un simbolo, una leggenda, per diciannove anni. Esattamente un anno fa, Alex Del Piero lasciava definitivamente la sua Juve, a Roma, dopo una sconfitta nella finale di coppa Italia. Come lui, nessuno: il più grande, un uomo immenso, un Campione infinito. Una vita in bianconero, un amore per una maglia che non finirà mai.
La storia in bianconero di Alex è stata una cascata di emozioni, cominciata dopo l’esordio nel Padova e le attenzioni di Boniperti. Da allora, la firma sul primo contratto con la Signora e l’inizio di una favola. Il primo gol contro la Reggiana, la rete più bella contro la Fiorentina a sancire la rimonta, i tiri a giro sotto il sette, il gol qualificazione nei quarti di finale contro il Real Madrid al Delle Alpi e il trionfo in Champions nella notte di Roma. La rete in Giappone, nella finale di Coppa Intercontinentale; la Juventus era sul tetto del mondo! E ancora: la delusione contro il Borussia nel ’97 (nonostante un suo gol fantascientifico), la rabbia per un pallone d’oro meritato e non assegnato, i silenzi di fronte alle accuse ridicole di un allenatore, seguito dalla stampa e dai ‘tifosi’ avversari.
Poi l’infortunio, grave e difficile da superare. L’operazione negli Stati Uniti: Alex ha sofferto, ha faticato, si è rialzato in silenzio fino a tornare dove tutti lo aspettavano. Lentamente, senza affrettare i tempi. Il ritorno in campo ed il ritorno al gol, anche solo su rigore se quello era il massimo contributo che poteva dare; poi la rete contro il Parma, la prima su azione, l’uscita dal tunnel. L’ingiustizia di Perugia ed il secondo posto in campionato nel 2000. Le critiche nell’Europeo in Olanda, gli errori di Rotterdam contro la Francia e la medaglia d’argento. Un’altra. Allora si prese le sue responsabilità e anche quelle di altri.
Il ritorno in Italia e l’inizio di una nuova stagione: il gol a Bari, meraviglioso, oltre il dolore e la sofferenza, l’esultanza rabbiosa come nessuno si aspettava; ma alla fine un altro secondo posto. I capolavori nella stagione 2001/2002 e la rete più importante, di potenza, sul secondo palo il Cinque Maggio. Scudetto da capitano e apoteosi bianconera. L’accoglienza da eroe in Giappone per il mondiale, il gol al Messico e la dedica più ovvia e più sentita, la rete di tacco nel derby contro i cugini, quella di classe nel giorno dell’Avvocato e quella da brividi in semifinale a Torino contro il Real Madrid, dopo aver eliminato il Barcellona in casa propria. Il finale, è meglio non ricordarlo.
Poi un anno senza trofei ed altri due in cui molte volte il suo posto è stato la panchina. Ma nei momento decisivi, Alex è stato protagonista, servendo a Trezeguet un assist in rovesciata a Milano (contro il Milan) e segnando una punizione vincente sempre a Milano (contro l’Inter, nel giorno della prima linguaccia). Due scudetti vinti e sudati con il nome di Del Piero tra i trascinatori, oltre le provocazioni e oltre i mal di pancia. Nell’estate dello scandalo, Alex ha portato l’Italia a Berlino! E da Berlino in cima al mondo, di nuovo. E da lassù è sceso nell’inferno della serie B, senza nemmeno pensarci troppo. Come avrebbe potuto fare diversamente?
Le trasferte a Crotone, a Frosinone, a Rimini e a Treviso: gol nel giorno del 109° compleanno, gol nel “big match” del San Paolo, gol contro il Frosinone (il numero 200 in maglia bianconera), gol al Bari nel giorno delle 500 presenze, gol contro le dirette avversarie per la promozione, gol ad Arezzo per il ritorno in Serie A, dove nessuno ha vinto più della Juventus. 20 centri nella stagione in B, nessuno meglio di lui. E nessuno meglio nemmeno nella stagione seguente, quella della risalita, del ritorno in Europa: 21 marcature a fine campionato e superamento del record di presenze di Scirea.
Una Champions da giocare, il gol contro lo Zenit, su punizione, alla sua maniera, (come contro Roma, Siena e Chievo in campionato), le tre reti contro il Real Madrid, la standing ovation al Bernabeu, il rigore della speranza contro il Chelsea, prima di uscire a testa alta. Poi due brutte stagioni, da capitano presente e decisivo quanto possibile; due annate da capocannoniere della squadra, 400 partite in serie A prima e 300 gol in carriera poi. Fino all’ingresso nella sua nuova casa, l’8 settembre 2011. Alex si sbloccò in Coppa Italia, a gennaio; colpì Roma, Milan, Inter e Lazio. Infine, segnò all’Atalanta nel suo giorno, quello della festa, della liberazione e delle lacrime che non si potevano trattenere. Il giro sul bus scoperto, sorridente e carico come un rockstar che incita il suo pubblico.
Un capitano fedele, un uomo impareggiabile: intelligente, rispettoso, instancabile. Arrivato bambino nella squadra più vincente d’Italia, si è inserito in un gruppo di campioni, ha lottato per i propri valori, ha difeso la propria maglia in tutto il mondo. Ha capito quanto le cose possano cambiare in fretta, l’ha accettato da signore, si è adattato anche quando non avrebbe dovuto. Ha amato la sua squadra e l’ha messa davanti alla sua gloria personale. Ha creato un legame indistruttibile con la sua gente, un rapporto che non verrà spezzato dal tempo, che un anno dopo è ancora fortissimo. È stato vicino alla sua Juve anche dall’altra parte del mondo. Una presenza fissa e costante, nelle gioie e nelle difficoltà. Un capitano, ancora e sempre.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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