RIALZARSI

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mercoledì 4 aprile 2018, 11:30Primo piano
di Caterina Baffoni

Quando quel giocatore col 7 sulle spalle segna a tre giri di orologio dal fischio di inizio per poi realizzare un gol in rovesciata dal gesto tecnico di assoluta bellezza, qualcosa tra Michelangelo e Canova ma con un pizzico di letteratura nel mezzo, c'è poco da dire, se non evidenziare lo sfondo di uno stadio che si è alzato in piedi come una molla ad applaudire con un tributo oltre la resa, ricordandoci di quanto bello possa essere civili e sportivi in un mondo del genere, oggi.  Mica facile e scontato.

Chi c'era in un Allianz Stadium annichilito, potrà dire di esserci stato e di avere visto un giocatore dalle sembianze angeliche elevarsi verso il cielo, scardinando i confini della logica ancora una volta.

Se quel tre giugno di dieci mesi fa a Cardiff Madama era stata sbeffeggiata, ieri sera è stata decisamente travolta. 

Nonostante una buona prestazione, i blancos si sono mostrati superiori in tutto, annullando anche un'eventuale capacità di reazione rabbiosa o orgogliosa da parte dei bianconeri, deboli nella capacità di sovvertire la situazione come raramente accade. Tuttavia, la flessione della Juve non è stata rara perchè come è accaduto in passato, anche questa volta all'interno del match vi sono state numerose partite in cui a tratti è scomparsa, vuoi per un'incomprensione incredibile tra Buffon e Chiellini, vuoi per una "Dea bendata" che in campo europeo non vuol saperne di stare dalla parte della Vecchia Signora, come nell'incornata del Pipita su Navas che ha deciso di ergersi a semi-miracolo sportivo.  A Cristiano Ronaldo, all'apice di una carriera incredibile, bastano due minuti e 50 secondi per infilarsi nella retroguardia bianconera e beffare Buffon per l'ottava  e la nona volta in carriera. Il resto è un tentativo debole che passa per qualche rara scarica elettrica soffocata da un Kroos ineccepibile e da un centrocampo blindato pronto a ribadire la proprietà spagnola del campo e della gara, almeno nella sua prima esatta metà, perchè nella seconda sarà assai peggio.

Non a caso Madama è diventata un animale da contropiede, concedendo molto l'iniziativa all'avversario, così come era successo anche sabato contro il Milan e a Wembley contro il Tottenham. Ma questa volta, farlo contro i giocatori di Zidane è significato esporsi alla loro formidabile maestria tecnica, e ad un'abilità di palleggio sovrumana. Questo, infatti, hanno istantaneamente espresso le Merengues: brillantezza nel fraseggio, calma nell'attendere il momento giusto e una scioltezza di gioco che la Juve ha sofferto moltissimo, fino a scomparire e a consumarsi lentamente, come una candela.

Tuttavia, vanno riconosciuti onore e merito ai campioni d'Europa che infatti hanno saputo approfittare di ogni singola sbavatura bianconera sin dai primi istanti senza "pietà", non concedendo quasi mai nessun margine di errore con presunzione cinica e tanta classe da vendere. 

Lo 0-3 finale è stata una lezione troppo severa per come si erano disposti in campo gli uomini di Allegri che ben hanno figurato nel totale della gara, ma che hanno reso la sfida di ritorno tra una settimana al Bernabeu come una specie di fastidioso e tormentato spostamento. 

Max ci ha comunque provato, aveva scelto di rinunciare ad un mediano come Matuidi a vantaggio di un'ala in più, Alex Sandro, spostato più avanti rispetto al solito con Asamoah pronto a coprirgli le spalle. E' stata una mossa eloquente e coraggiosa, un pò come a dire che la Juve avrebbe alzato la testa e provato ad aggredire il Real ai lati, attraverso percussioni veloci e facendo correre molto la palla. Su quella palla, però, i campioni di Europa sono arrivati sempre in anticipo e per primi. 

Peccato, perché alla Juve non capita mai di essere fuori dai giochi già dopo mezza strada, dopo 90 minuti su 180.

 Ma, nell'attesa del secondo round e del triplice fischio finale, nel calcio valgono due regole universali: "rialzarsi" e "mai dire mai" .