IL TERZO TEMPO - La Juve bella e pazza che ha rigenerato Higuain. Il sorteggio trappola in Champions e la settimana difficile di capitan Chiellini

IL TERZO TEMPO - La Juve bella e pazza che ha rigenerato Higuain. Il sorteggio trappola in Champions e la settimana difficile di capitan ChielliniTuttoJuve.com
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domenica 1 settembre 2019, 20:00Primo piano
di Luigi Risucci
Partita al limite del paranormale all'Allianz. La Juve vince con merito e fortuna. Le trappole del girone europeo. Infortunio Chiellini, il carattere del capitano lo riporterà in piedi.

Spettacolo, follia ed imprevedibilità si sono mescolate nella notte dell’Allianz Stadium, che ha visto andare in scena il primo big match del campionato. Primi 60’ di bellezza e sarrismo puro, con i bianconeri che hanno dominato in lungo e in largo, dando vita ad un’ora di grande calcio. De Sciglio, dopo un buono inizio, si arrende ad un problema muscolare e lascia spazio all’esordio di Danilo. Il terzino brasiliano ci mette una manciata di secondi ad entrare nelle grazie dei nuovi tifosi e si ritaglia uno spazio nel libro dei record: contropiede fulmineo da angolo partenopeo, condotto da un Douglas Costa in forma smagliante ed appoggio del connazionale alle spalle di Meret. È il gol straniero da subentrante più veloce della storia del nostro campionato. La catena mancina dei bianconeri funziona a meraviglia, con Alex Sandro che sembra tornato ai livelli del suo primo anno, Matuidi che offre una sostanza essenziale al centrocampo e Douglas che svaria continuamente, causando non pochi grattacapi agli azzurri. È dal piede del francese che arriva l’assist per il raddoppio: Higuain arpiona, salta con una magia e in un fazzoletto Koulibaly, per poi mettere sotto il sette un esterno destro da paura. Il Pipita si è ripreso la Juventus, la sua curva, i suoi compagni. Pjanic domina la mediana, mentre Khedira sembra avere l’argento vivo addosso, stampando un destro a giro sulla traversa e mangiandosi un altro gol fatto, con l’ottima uscita di Meret. Ancora nella ripresa il secondo assist di Douglas, trasformato in gol da un’unghiata sporca del solito Cristiano Ronaldo, che sembrava mettere la parola fine al match. Poi il clamoroso blackout: alzi la mano chi non ha pensato “la Juve di Allegri non si sarebbe mai fatta rimontare tre gol”. De Ligt va in bambola, non confortato da Bonucci, che non è Chiellini quando si tratta di difendere. Il Napoli segna con troppa facilità con i tre nuovi arrivi del mercato: Manolas di testa, Lozano subentrato e Di Lorenzo in mischia, firmano il clamoroso 3-3 in un quarto d’ora da incubo per Madama. Difesa colabrodo con il bambino d’oro olandese apparso in calo fisico preoccupante. Martusciello butta nella mischia Dybala e la Joya si procura la punizione dell’ultimo assalto. Qui subentra l’imprevedibile, con Koulibaly, proprio lui che due anni fa aveva quasi strappato lo scudetto ai bianconeri con quella zuccata prepotente, che segna un autogol da paperissima. Da Kalidou a Kalidou, in meno di due anni il senegalese ha scritto e riscritto la storia del match clou del calcio italiano degli ultimi anni. La Juve vola a punteggio pieno, con il finale più inatteso, dopo una partita pazza ma bellissima. Chapeau al fair play di Ancelotti, che ha parlato di “sconfitta meritata” a dispetto dell’episodio sfortunato che l’ha decisa. Sette gol subiti in due partite sono troppi, ed il tecnico di Reggiolo dovrà lavorare sodo. Il sale di questa partita è tutto racchiuso nell’esclamazione tipicamente sicula del grande ex, migliore in campo per chi scrive, del match: “Mi****, che partita!”. Gonzalo, schietto come sempre, ma come dargli torto.

È stata la settimana del sorteggio di Champions League e del dramma di capitan Chiellini. Per essere in prima fascia, i bianconeri non hanno pescato un girone agevole. L’Atletico già assapora la vendetta, dopo la clamorosa eliminazione dell’anno scorso ma, allo stesso tempo, non dorme sonni tranquilli al pensiero di ritrovarsi davanti la bestia nera CR7. Al cholismo ormai entrato nel DNA del colchoneros, si è aggiunto il talento cristallino (ed ipercostoso) di Joao Felix, che ha già dato un saggio delle sue capacità in estate. Saranno due sfide toste, ed il primato nel girone non è scontato come potrebbe sembrare ai più disattenti. Poi il Bayer Leverkusen, squadra ostica ed illuminata dal talento di Havertz, il giovane teutonico più promettente in circolazione. Infine, la Lokomotiv Mosca dell’ex Howedes, con una trasferta lunga e gelida che può sempre riservare brutte sorprese. Dopo quello dell’Inter di Conte (a proposito, auguri!), invischiata nella lotta con Borussia Dortmund e Barcellona, è il girone più interessante. La coppa dalle grandi orecchie è un obiettivo da inseguire come ogni anno, con pazienza e senza smanie, in questa stagione attraverso il gioco manovrato e l’attacco. Si è detto di Chiellini. L’infortunio del capitano è stato un fulmine a ciel sereno, nella vigilia della sfida al Napoli. La lesione del legamento crociato è un infortunio serio, a 35 anni è quasi una sentenza sul prosieguo di carriera. Non si conoscono con precisione i tempi di recupero, ma l’obiettivo verosimile è quello di riavere il capitano per marzo, per il rush finale di stagione. Quasi provvidenziale, in questo caso, è stato il ritardo nelle cessioni da parte della società. Una perdita così grave è resa meno dolorosa dalla presenza di Rugani, messo sul mercato apertamente ma senza risultati: è al quinto anno di Juventus, e con Bonucci, De Ligt e Demiral forma un quartetto di tutto rispetto. Meglio che correre sul mercato per un improbabile colpo last minute. Come direbbero gli inglesi potrebbe essere “a blessing in disguise”, ovvero una benedizione sotto le spoglie di una tragedia. Meglio mantenersi ottimisti, vista anche la grande reazione del capitano presentatosi allo Stadium in stampelle, ad incitare i suoi. Una dimostrazione di carattere e combattività, riconosciutagli dal suo stadio e da tanti avversari sui social. A fine incontro è sceso in campo per dare un abbraccio a Koulibaly. Senza dubbio la scena e lo spot più belli che una grande partita come quella andata in scena potesse lasciare ai posteri.