FIGC, il compromesso risolve l’incarico ma lascia aperti gli interrogativi, qualcuno ha troppo potere?
Il calcio italiano ha bisogno di stabilità, ma soprattutto di istituzioni credibili. La vicenda che ha portato al commissariamento della FIGC lascia una domanda politica e sportiva: quanto cambia davvero un sistema quando il presidente uscente diventa il commissario incaricato di accompagnarlo alle nuove elezioni?
Il 6 ottobre il CONI ha affidato a Giovanni Malagò la gestione commissariale della Federazione, con una decisione approvata all’unanimità da Giunta e Consiglio nazionale. Il mandato prevede nuove elezioni entro il 31 gennaio 2027. figc.it
La controversia riguardava il requisito del tesseramento al momento della candidatura. La soluzione individuata mantiene alla guida della FIGC lo stesso protagonista, pur con un incarico diverso.
È una scelta discutibile sul piano dell’opportunità istituzionale: garantisce continuità, ma richiede spiegazioni convincenti sulle responsabilità, sui limiti del mandato e sui controlli.
Il potere deve avere confini leggibili
Il problema va oltre il nome di chi occupa la presidenza. Una Federazione governa interessi differenti, talvolta contrapposti: professionismo, dilettanti, calciatori, allenatori e società.
Quando si sovrappongono rappresentanza, gestione e capacità di incidere sulle decisioni, la trasparenza diventa indispensabile. Non basta annunciare che una soluzione ha raccolto consenso. Occorre chiarire quali problemi risolve, quali poteri attribuisce e attraverso quali strumenti saranno verificati gli atti.
La fiducia si costruisce rendendo comprensibili le procedure anche a chi non partecipa alle riunioni. Verbali, motivazioni e criteri devono permettere di valutare le scelte senza affidarsi alle rassicurazioni dei dirigenti.
Il peso delle società merita attenzione
L’influenza dei club nella politica federale è un tema legittimo. La rappresentanza istituzionale offre infatti la possibilità di contribuire alle decisioni che riguardano l’intero sistema.
Nel Consiglio eletto a giugno, per la Serie A erano stati confermati Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta: figure legate rispettivamente a Udinese, Juventus e Inter. È la composizione precedente al commissariamento, non la descrizione di un organo oggi immutato. calcioefinanza.it
La presenza di dirigenti delle società non dimostra favoritismi. Pone però un’esigenza concreta: rendere verificabile la distinzione tra l’interesse generale della componente rappresentata e quello del singolo club.
er sostenere che una società condizioni impropriamente la Federazione servono fatti documentati; per chiedere garanzie contro quel rischio basta riconoscere quanto siano rilevanti gli interessi in gioco.
La Juventus deve chiedere trasparenza e parità di trattamento
La Juventus ha il diritto di pretendere che le decisioni federali siano motivate e applicate con criteri uniformi. La sua posizione deve essere forte proprio su questo terreno: controlli effettivi, responsabilità definite e gestione trasparente delle eventuali sovrapposizioni di interesse.
Il confronto non può esaurirsi nella distribuzione degli incarichi. Calendari, sostenibilità economica e riforme richiedono scelte valutabili per i loro effetti sull’intero movimento. A volte ci appare che qualche società, non la Juventus abbia troppo potere e faccia quello che vuole decidendo tutto lei, cosa inammissibile, spalleggiata da qualcuno, questa la sensazione.
Il commissariamento dovrebbe essere un’occasione per chiarire il funzionamento del potere federale. Se cambiano soltanto le qualifiche, mentre procedure e responsabilità restano difficili da leggere, la confusione continuerà. Il calcio italiano merita istituzioni capaci di spiegare le proprie decisioni e di sottoporle a verifiche credibili.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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