IL TERZO TEMPO - In Dybala si rivede Del Piero, finalmente la 10 ha un degno padrone. De Ligt e Bentancur, la gioventù al potere

IL TERZO TEMPO - In Dybala si rivede Del Piero, finalmente la 10 ha un degno padrone. De Ligt e Bentancur, la gioventù al potereTuttoJuve.com
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mercoledì 27 novembre 2019, 16:00Primo piano
di Luigi Risucci
La Joya illumina la notte dello Stadium contro l'Atletico; è il degno erede di Pinturicchio. De Ligt ritrovato, Bentancur padrone. E il meglio deve ancora venire...

La noche del dies: Paulo Dybala si prende i riflettori più luminosi, quelli del palcoscenico europeo, regalando il primato del raggruppamento alla sua signora. “Sua” lo è diventata col tempo, attraverso i gol, le prestazioni, la sofferenza degli infortuni, i comportamenti sempre impeccabili. Per la prima volta, dopo l’impareggiabile era Del Piero, la maglia numero 10 bianconera ha un proprietario che rispecchia in tutto e per tutto lo stile e la classe di Pinturicchio. Non me ne vogliano Tevez e Pogba, grandissimi calciatori, leader e trascinatori, ma la 10, quando incastonata tra le strisce zebrate, è un’altra cosa. È un simbolo, un idioma, costruito prima da Boniperti, poi ereditato da Platini e Baggio, prima di fregiarsi dell’immortalità con Del Piero.

La 10 come simbolo di classe cristallina, quella tecnica ed estrosa dei grandi fuoriclasse, ma anche emblema dello stile Juventus, pacato, rispettoso, signorile. Paulo Dybala è quello che mi ricorda più da vicino il suo illustre predecessore per tutti i motivi suddetti; si è preso di diritto questo titolo nella notte contro l’Atletico, con un gol di rara bellezza ed una serie di giocate da stropicciarsi gli occhi. La sua luce ha eclissato ancora una volta la stella di Cristiano Ronaldo, tornato in campo dopo l’esclusione di Bergamo ed apparso ancora appannato, seppur armato di grinta e sacrificio che raramente gli si erano visti addosso. Il portoghese deve ritrovarsi mentalmente e fisicamente ed accettare di far parte di un gruppo composto da altri calciatori importanti; che la Juventus è un ambiente dove il gruppo viene prima del singolo, anche se quest’ultimo è uno dei miglior giocatori di sempre.

Quando rientrerà in questa dimensione, CR7 tornerà al gol e ritroverà la serenità smarrita, magari ritrovandosi nel tridente da sogno con i due argentini. Ad oggi, sostituirlo non è un delitto e Sarri potrebbe farlo altre volte, senza temere le sceneggiate simil-Milan che hanno fatto mugugnare (a ragione) gran parte del tifo juventino. Su di lui pesano anche i numeri (straordinari) dei due compagi di reparto, ritrovatisi dopo l’esilio forzato di Higuain. 90 partite insieme per il tandem tutto tango e mate, 88 gol ed una spaventosa media punti da 2,55 a partita. Difficile restare indifferenti dinanzi ad un’intesa di questo livello.

La serata con l’Atletico ha avuto altri due protagonisti positivi, oltre alla Joya. Due giovanissimi, che spiccano in una squadra con l’età media tra le più altre nei grandi club d’Europa: De Ligt ha offerto un’altra prova monumentale, dimostrando che la fase di ambientamento è ormai giunta a compimento. L’ex Ajax si è reso protagonista di salvataggi eccezionali per tempismo ed esplosività fisica; quasi come un gol quello su Correa, che ha fatto esplodere lo Stadium in un’ovazione più che meritata per il centrale olandese. La coppia con Bonucci funziona sempre meglio e Chiellini può guardare con più serenità la strada che lo condurrà al rientro in campo a primavera. Le aspre critiche ricevute in avvio di stagione hanno rinvigorito il carattere del difensore, additato come uno “sbarbatello strapagato” troppo in fretta.

Probabile, tuttavia, un turno di riposo per lui o per Bonucci nella sfida all’ora di pranzo contro il Sassuolo di domenica prossima. Secondo, eccellente, attore della serata di ieri quel Rodrigo Bentancur troppo spesso sottovalutato ma che sta scalando a suon di prestazioni maiuscole le classifiche di gradimento della mediana. Duttile, perché può giocare in ogni posizione del centrocampo; fisico, perché i 187 centimetri ed il corpo irrobustito alla Continassa, sul campo si sentono eccome, unite alla grinta tipica degli uruguagi; tecnico, perché perde pochissimi palloni e spesso esce a testa alta da situazioni complicate. Il ventiduenne ex Boca non si risparmia mai ed entra di diritto nella top ten degli acquisti degli ultimi anni per un rapporto qualità-prezzo che non teme rivali: i nove milioni sborsati per strapparlo agli Xeneizes sono un’inezia se si pensa all’attuale valore del 30 bianconero.

La giovane età e gli ampissimi margini di miglioramento possono renderlo uno dei centrocampisti più forti d’Europa per i prossimi anni; non a caso il Barcellona ha da tempo drizzato le antenne sul talento sudamericano, che punta invece al rinnovo con i sabaudi. Paratici, dopo Bonucci, Szczeszny e Cuadrado potrebbe blindarlo, ritoccandogli l’ingaggio a salire. L’inizio di stagione della Sarri band è da record: 18 partite stagionali tra campionato ed Europa, 15 vittorie e soli tre pareggi. Mai inizio fu più promettente nella storia bianconera da quando esistono i tre punti. La statistica si fa ancor più sorprendente se si parametrano i risultati eccezionali ad un gioco per niente spettacolare.

Qui prende luce la grande intelligenza dell’allenatore, che ha saputo accantonare gli integralismi tattici e filosofici e si è adattato ad una squadra che ha nel suo DNA caratteristiche ben precise, difficili da smussare, impossibili da eliminare in pochi mesi. Ne esce una squadra tosta, difficile da affrontare, arcigna in difesa e pericolosa quando ha campo da attaccare. Non nascondiamoci dietro a un dito: la Juventus non gioca bene, fa un calcio non molto diverso da quello che si vedeva sotto la gestione Allegri. In stagione ha sofferto più del dovuto contro avversari molto inferiori, ma dà la sensazione di poter vincere le partite accelerando per un intervallo tra i dieci ed i venti minuti. Così è stato a Bergamo, contro il Genoa, la Spal, il Bologna, nella doppia sfida alla Lokomotiv e così via. Lascia ben sperare il fatto che quando la squadra si esprimerà sui livelli massimi raggiungibili ci sarà da divertirsi. Ma anche così, a dire il vero, non ci dispiace affatto.