IL TERZO TEMPO - Il "livello mondiale" lo immaginavamo diverso, mentre i numeri ricordano un passato da incubo. Mandzukic non diventi un rimpianto

L'harakiri del Meazza apre nuovi interrogativi sulla stagione dei bianconeri. Lo scudetto resta alla portata, salvo nuove clamorose debacle. E quell'attacco spuntato fa rimpiangere Mandzukic.
09.07.2020 17:31 di Luigi Risucci   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
IL TERZO TEMPO - Il "livello mondiale" lo immaginavamo diverso, mentre i numeri ricordano un passato da incubo. Mandzukic non diventi un rimpianto

Primo Match-Point annullato. La Juventus avrebbe potuto ammazzare il campionato, mentre ora, pur mantenendo le medesime distanze in classifica dalle inseguitrici, è attesa da un trittico di fuoco che dirà molto, se non tutto, sull’assegnazione del titolo. Atalanta, Sassuolo e Lazio nel giro di una settimana per mostrare il vero volto di una squadra spesso ambivalente, ambigua, colta da inspiegabili amnesie. Dopo la serie di vittorie finalmente convincenti anche sul piano del gioco, a seguito delle pessime prestazioni costate la Coppa Italia, un altro brusco passo indietro nella “Scala” del calcio al cospetto di un Milan certamente ritrovato, ma tutt’altro che irresistibile. Al primo tempo soporifero ha fatto seguito una ripresa scoppiettante, resa tale da imbarazzanti giocate difensive da una parte e dall’altra. I rossoneri hanno replicato in loro favore quanto subirono anni orsono nella finale di Istanbul contro il Liverpool. Altri livelli ed altra importanza, per carità, ma pur sempre sei minuti che hanno indirizzato in maniera decisiva una partita.

Sarri ha parlato di “sessanta minuti di livello mondiale” prima del blackout. Sinceramente, non sappiamo bene di quale pianeta parli il mister, ma la prestazione dei bianconeri, al netto del golazo di Rabiot (finalmente!) e dell’opportunismo di Cristiano, si è attestata nei canoni della normalità assoluta: qualche rischio in difesa, un predominio territoriale abbastanza sterile, poca pericolosità offensiva, con Donnarumma inoperoso almeno quanto Szczesny. Anche fosse vero, sessanta minuti non bastano per vincere una partita, e si è visto. Il “livello mondiale”, per intenderci, quello che servirebbe per vincere la Champions, lo immaginiamo diverso: vedere alla voce Atalanta, prossimo avversario dei bianconeri, attesa allo Stadium sabato sera. I bergamaschi, reduci da otto vittorie di fila e già ai quarti di Champions League, mostrano un calcio europeo, intenso, veloce, offensivo, efficace e rappresentano uno spauracchio per chiunque. Quello che sembrava assurdo anche solo poche settimane fa, oggi somiglia terribilmente alla realtà. A nove punti dalla vetta, vincendo lo scontro diretto, i nerazzurri potrebbero mettersi clamorosamente in corsa per il tricolore.

Tornando alla Juventus, sono molteplici i dati che tolgono il sonno a Sarri. I bianconeri non prendevano quattro gol in campionato da oltre sette anni, ai tempi di Conte, in quella rimonta memorabile della Fiorentina in un “Franchi” gremito e tumultuoso. Questa volta il fattore stadio non può essere invocato a parziale scusante dei campioni d’Italia. Le reti subite: 30. Mai così tante nell’epoca d’oro degli scudetti, più vicini agli anni terrificanti di Zaccheroni (42) e Del Neri (38) che alla media tenuta negli anni di Allegri (18). Dieci rigori subiti, altro record negativo, stavolta dettato da un VAR spesso irrazionale e contraddittorio, che valuta episodi analoghi in modo del tutto dissimile e difforme dal regolamento (su tutti, l’assurdo penalty fischiato nel derby a De Ligt). Lo scudetto è ancora obiettivo ampiamente alla portata dei bianconeri: sette punti rappresentano un margine ampio, che solo un harakiri sesquipedale, simile a quello visto al Meazza, potrebbe depredare. Complice una concorrenza (Atalanta a parte) che corre a passo di lumaca e sta rendendo meno amare le inspiegabili battute d’arresto dei bianconeri. Non sposo il partito che attribuisce le colpe alle assenze di De Ligt e Dybala, sebbene siano probabilmente i due calciatori più in forma in rosa. Rugani non è stato peggiore dei compagni di reparto (Bonucci e Alex Sandro, da horror), mentre Higuain paga ancora il lento rientro dalla pausa dovuta al Covid-19.

Mi capita spesso di ripensare a Mandzukic, giocatore che, benchè non più verdissimo, era garanzia di rendimento e di costanza. Il guerriero, amatissimo dal pubblico sabaudo, era garanzia di personalità, oltre ad avere una intesa invidiabile con CR7, a cui lo scorso anno aveva servito ben sette assistenze vincenti. Era il perno alla “Benzema” che il portoghese preferisce avere come partner d’attacco. La Juventus, al netto delle giocate straordinarie delle sue individualità, paga spesso l’assenza di peso in attacco e sono convinto che il croato avrebbe fatto molto comodo. Si è svincolato da un paio di giorni dalla squadra qatariota in cui era andato a svernare, ma l’ipotesi di un suo ritorno non è in considerazione. Tuttavia, non lasciarlo partire in fretta e furia, sarebbe stata certamente mossa saggia. Chissà se Sarri, svestiti i panni del talebano dell’anti-centravanti classico, ci pensa ancora quando la squadra latita dalle parti dei portieri avversari. Sperando che questo pensiero ipotetico, non si trasformi in rimpianto tra meno di un mese.