IL TERZO TEMPO - Epifania primo snodo nel testa a testa scudetto. Chi libera Kulusevski? Rischiano in tre. Cosa insegna il caso Mandzukic
Chiuso un 2019 in chiaroscuro, dopo la bruciante sconfitta in Supercoppa contro la Lazio di Inzaghi, La Juventus è pronta a lanciarsi nel nuovo anno, all’inseguimento dei tre obiettivi stagionali rimasti. Dopo il cambiamento epocale avvenuto in estate, con l’addio ad Allegri e l’approdo di Sarri, sarà certamente l’anno in cui si dovrà vedere qualcosa di diverso sul campo. La mentalità, lo sviluppo del gioco, l’approccio alle partite richiedono tempo e l’ex tecnico del Chelsea ha avuto sei mesi per ambientarsi ed inculcare i suoi principi alla squadra. In campo, a parte sporadiche apparizioni, il sarrismo non si è visto. Per il poco tempo, appunto, ma anche perché i bianconeri hanno nel DNA altre caratteristiche, che fanno propendere la concretezza a discapito della bellezza. È sempre stato così, perché il motto di bonipertiana memoria scorre attraverso le righe delle maglie e della storia della squadra. Il campionato offre subito uno snodo importante, con l’epifania che vedrà nel pomeriggio Madama affrontare il Cagliari, vera rivelazione stagionale, e l’Inter andare in scena in serata al San Paolo contro il redivivo Napoli di Gattuso. Il derby d’Italia è un vero e proprio testa a testa che, siamo certi, durerà fino alle ultime battute di questo (finalmente!) avvincente campionato. La Lazio per ora non sembra soffrire le vertigini delle zone nobili della classifica e potrà restare agganciata al treno scudetto, vista anche la prematura eliminazione dalle coppe europee.
Qualcosa in più potrà dirci il mercato di riparazione: il Milan si è aggrappato ai ricordi, optando per il ritorno di Ibrahimovic, l’Inter aspetta Vidal (ormai ai ferri corti con il Barcellona), mentre Paratici ha messo le mani sul futuro, acquistando Dejan Kulusevski. Lo svedese di origini macedoni, classe 2000, è stato pagato a peso d’oro, dopo una prima parte di stagione eccezionale a Parma, dove ha fatto intravedere doti da potenziale campione. Investimento oneroso e per questo rischioso, ma che consegna a Sarri un jolly collocabile tra il centrocampo e l’attacco, con doti fisiche e tecniche fuori dal comune. L’approdo a Torino avverrà solo la prossima estate, per lasciare continuità alle prestazioni del ragazzo che, in bianconero, non avrebbe avuto possibilità di giocare con costanza. Chi trema, dunque? Gli indiziati sono tre: Bernardeschi in primis, il più simile per caratteristiche al millennial. L’ex viola ha sinora deluso, nonostante le molte chances concessegli da Sarri, segnando un solo gol in stagione e lasciando sempre una sensazione di incompiutezza. Douglas Costa che, a parte il capolavoro disegnato a Mosca, è stato quasi sempre ai box per problemi fisici e conta appena trenta apparizioni nell’ultimo anno e mezzo. Una mancanza di continuità preoccupante, a tratti irritante, per un talento troppo fumoso ormai giunto alla soglia dei trent’anni. Infine Aaron Ramsey, approdato a Torino per dare qualità alla trequarti, attanagliato da problemi fisici e da un difficile approccio con il calcio italiano. Difficile che lasci Torino dopo una sola stagione, ma i prossimi mesi saranno decisivi per designare l’epurato eccellente, che per forza di cose dovrà spuntare.
La prima parte di stagione lascia non pochi dubbi sul mercato estivo; forse il primo passo falso nell’ultimo decennio. Rabiot doveva essere un perno della mediana, invece ha pagato l’adattamento al nuovo campionato e l’anno trascorso in infermeria a Parigi. L’ex PsG non ha convinto e qualcuno parla già di un ritorno in Ligue1 o di un approdo in Premier in questa sessione: cedere il francese dopo pochi mesi è un rischio grande almeno quanto il suo maxi ingaggio. Le storie di Nedved e Zidane insegnano. Di Ramsey si è detto, mentre in linea con le aspettative sono stati i rendimenti di Danilo e Demiral. Nel bilancio di mercato le note più positive sono senza dubbio le permanenze di Dybala ed Higuain, preziosissimi per la squadra e per Cristiano Ronaldo, che col tridente è tornato a rendere sui suoi standard di prestazioni.
Una chiosa, doverosa, dedicata a Mario Mandzukic. Il croato è approdato con qualche mese di ritardo in Qatar, congedandosi dal bianconero dopo quattro anni e mezzo di battaglie e sudore. Mario è stato un cavaliere sempre fedele con la sua signora e non ha ricevuto un trattamento degno di ciò che ha dato alla causa. È mancata una buona comunicazione da parte della società e dell’allenatore con l’attaccante che non ha nascosto la sua irritazione nelle poche uscite pubbliche davanti ai microfoni. La situazione di Emre Can si sta evolvendo in maniera analoga; sarebbe il caso di evitare svalutazioni sul mercato e tutelare maggiormente il patrimonio tecnico ed economico della squadra. Ritrovare lucidità, compattezza ed unità d’intenti, l’apripista per puntare a vincere tutto
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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