Guerriero, non ti dimenticheremo mai

Guerriero, non ti dimenticheremo maiTuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 17 luglio 2015, 09:30Primo piano
di Francesco Carini
Il cileno ha incarnato il vero “Stile Juve” fatto di spirito sacrificio e tecnica. La sua partenza lascerà un baratro in campo e nello spogliatoio

48 reti e 26 assist in 171 partite, media di 2 gol ogni 7 match disputati. Non sono numeri di un attaccante, sono quelli di Arturo Vidal dal 2011 ad ora, da quando calcò per la prima volta il campo dello Juventus Stadium, siglando il terzo gol bianconero contro il Parma. 

In quella giornata andarono a segno anche Lichtsteiner, Pepe e Marchisio. In particolare il primo si inserì benissimo su un assist a dir poco stratosferico di Andrea Pirlo, un altro che vestiva la maglia bianconera in campionato per la prima volta e che, come Arturo ha lasciato Madama e l’Italia. Sostituirli, sarà a dir poco dura, non solo per le loro capacità balistiche, ma soprattutto per il loro carattere.

Artù, insieme a Carlos Tevez ha rappresentato il coraggio, colui il quale ha dato botte e le ha riprese senza lamentarsi. É stato il primo a metterci la gamba e l’ultimo a toglierla, il primo a cercare il gol e a rincorrere subito dopo l’avversario per non dargli il tempo di ricostruire l’azione. King Arthur non è solo un campione, è un vero hombre, uno con “le palle”. Lo scorso anno, nonostante le sue condizioni precarie, non ha avuto paura di andare in nazionale poche settimane dopo l’intervento al ginocchio e mettere la sua carica agonistica al servizio del Cile. 

La partenza del “Guerriero”, insieme a quella dell’Apache, lascerà un baratro non solo in campo, bensì nello spogliatoio, il tempio in cui si costruiscono i trionfi. Proprio a tal proposito, sarà curioso vedere come se la caverà Max Allegri. Se Antonio Conte fa della maniacalità e del carisma i suoi punti di forza, Allegri ha nella calma e nella preparazione tattica le sue armi segrete. Proprio questo può essere il tallone d’Achille della Vecchia Signora, sopperire a quella carica emotiva di cui i sudamericani sono stati i massimi interpreti nell’ultimo biennio, con degli innesti che sono un mix di esperienza e meglio gioventù. 

Vedere Dybala, “U Picciriddu”, al posto dell’ex City non sarà facile, né per i tifosi, né per i compagni che affidavano a Carlitos le loro speranze quando la partita non si sbloccava. Ammirare un trequartista senza pensare a quel tritasassi che ha fatto per 4 anni avanti e indietro, solcando i campi di tutta la serie A, sarà impresa ardua e soprattutto farà venire un magone alla generazione cresciuta a pane e pressing lippiano, quella cattiveria di cui si innamorò negli anni ‘90 anche Alex Ferguson.

Arturo e Carlos hanno costituito il vero Stile Juve, riproponendo idealmente una coppia simile a quella formata da Luisito Monti e Raimundo Orsi più di 80 anni fa, incarnando quel mix di cattiveria, impegno, sacrificio e tecnica tutta sudamericana, figlia di un talento innato e di un’infanzia sicuramente non facile, dove tutto deve essere conquistato e nulla è servito sul piatto d’argento. Se fino a ieri però si pensava soltanto a quanto pesante fosse l’eredità della maglia numero 10, oggi si dovrà fare pure calcolare quanto sarà dura indossare anche la numero 23, che per 4 anni è appartenuta ad un signore che ha segnato quasi 50 gol ed ha recuperato un incalcolabile numero di palloni.

Adios Guerriero, chi ama la Juve non ti dimenticherà mai.

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport