Fondazione JB, parla l'avv. Durante: "Par condicio e tifosi al centro. Errori arbitrali? Alla Juve qualcosa sta cambiando"
Un avvocato, in difesa dei colori bianconeri. Anzi 32 legali, tutti assieme in un'unica fondazione dal nome Jdentità Bianconera, realtà nata nel 2023 con l'obiettivo di unire e difendere i tifosi della Juventus, tutelando i loro diritti e promuovendo “il rispetto della legalità e delle norme costituzionali e dei valori di sportività e correttezza”, si legge sullo statuto della fondazione. Il tutto attraverso iniziative, esposti e querele a tutela dell'immagine della Juventus e dei suoi tifosi. Tra gli interventi più rilevanti, c'è quello del 2024 sui conti e l'iscrizione al campionato dell'Inter alle procure, alla Figc e alla Covisoc, in cui si è messa in dubbio la regolarità economico‑finanziaria dei nerazzurri per l'iscrizione alla Serie A. Oppure l'ultimo esposto, per presunta violazione del codice di Giustizia Sportiva da parte di Alessandro Bastoni nell'ultimo, contestatissimo, derby d'Italia. "Da più di due anni, noi della fondazione non pensiamo più soltanto al calcio giocato. Abbiamo capito che il problema è più profondo. Servono regole certe. Serve una vera par condicio", spiega a TuttoJuve l'avvocato Massimo Durante, presidente della fondazione e, va da sé, grande tifoso bianconero.
Partendo dal campo, cosa resta dell'impresa sfiorata di Juventus-Galatasaray?
"Sulla prestazione non c'è nulla da dire: è stata monumentale. Una partita che ha reso orgogliosi tutti i tifosi della Juventus. I giocatori hanno dato tutto, mettendo in campo il massimo potenziale tecnico e morale. Nei supplementari ci sono state le occasioni per il 4-0, e mi riferisco in particolare alla palla sui piedi di Zhegrova. E c'è mancato poco. Ma questa è la Juventus del ‘fino alla fine’. Come disse il radiocronista Francesco Repice dopo Inter-Juventus 2-3 del 2018: la Juve non muore mai. Non è morta dopo Calciopoli, che continuo a chiamare Farsopoli. E non è morta dopo le penalizzazioni".
Cosa pensa invece dell'espulsione di Kelly e dell'arbitraggio di Pinheiro?
"Quando un arbitro lascia in dieci una squadra che deve rimontare tre gol, la penalizza in modo decisivo. Non è un dettaglio. È un episodio che incide sul risultato. Quanto accaduto in Juventus-Galatasaray è il riflesso del mancato peso politico della nostra federazione e delle carenze strutturali del sistema calcio italiano. È una crisi profonda. E si riflette inevitabilmente anche in Europa".
E ancora una volta si parla di Var e della sua applicazione.
"Il Var sembra spesso uno strumento interpretato a seconda della convenienza. Vale il principio: per gli amici si interpreta, per i nemici si applica. Il problema è che oggi non sappiamo nemmeno quali siano davvero le regole. Quando si parla di ‘giustizia sportiva’ si usa impropriamente la parola giustizia. La giustizia è quella della magistratura ordinaria. Qui vediamo esercizi di potere che appaiono in contrasto con principi fondamentali della Costituzione. Quello che accade è sotto gli occhi di tutti. E quello che accadrà dipenderà da noi. Serve un argine. La Fondazione Jdentità Bianconera nasce proprio per dare uno strumento ai tifosi".
Spiegata dal suo presidente, cos'è Fondazione JB?
"È uno strumento giuridico di denuncia. Jdentità Bianconera non è un gruppo ultras. Si tratta di una fondazione che tutela un patrimonio per finalità collettive. Non è centrata sulle persone, ma sui tifosi e sui loro diritti. Chiediamo 29 euro all'anno, non al mese. Ci sono costi di sede, sito e comunicazione. Noi avvocati lavoriamo gratuitamente. Vogliamo essere sentinelle della par condicio. Regole certe. Uguali per tutti. Solo così si può tornare ad amare davvero il calcio. Siamo 32 professionisti sparsi sul territorio. Monitoriamo tutto. Non inseguiamo polemiche sui social. Lavoriamo sugli atti. Non facciamo solo esposti, facciamo querele. Facciamo ricorsi al Tar. Insomma, ci mettiamo la faccia".
Qual è la risposta del tifo bianconero alla vostra attività?
"Partiamo dal presupposto che i tifosi siano il vero patrimonio del sistema calcio. E che senza di loro gli stadi sarebbero vuoti e le piattaforme televisive senza abbonati. Eppure, nella tifoseria juventina, l'unione è difficile. Sembra quasi un concetto lontano. Altre tifoserie hanno mostrato compattezza. Penso alla Lazio e al Torino, che in determinate circostanze si sono presentate con le curve vuote. Non entro nel merito delle loro dinamiche interne, ma l'unione è un segnale forte".
Quali sono oggi i numeri della fondazione?
"La fondazione ha superato i 6mila iscritti. È un numero importante, ma non basta. Serve il numero dell'imbarazzo...".
Ovvero?
"Il mio numero magico è oltre i 50mila. Oltre quella soglia si diventa interlocutori scomodi".
L'attualità ci racconta, rispetto al passato, di una Juventus più combattiva e meno silente in riferimento, ad esempio, alle recenti parole di Comolli e Chiellini dopo il derby d'Italia e il caso Bastoni-Kalulu.
"A Milano abbiamo visto un episodio che molti hanno definito malafede. Non si può parlare sempre di errore. Se esiste uno strumento per correggere un danno evidente e non viene utilizzato, la partita viene falsata. Qualcosa però sta cambiando nella comunicazione societaria. Anche Chiellini ha parlato apertamente di arbitraggio. Forse il vaso è colmo anche per la società".
Cosa pensa, in generale, dell'attualità bianconera?
"Sul piano tecnico è evidente che alcuni giocatori non siano all'altezza della storia bianconera. Se pensiamo alla squadra del 2006, con dieci juventini nella finale Mondiale contro la Francia, il divario è enorme. Ma nelle scelte societarie non vedo malafede. Possono esserci errori, inesperienza o sfortuna. Non c'è dolo. La Juventus tornerà. Ci sono cicli, come nei grafici di Borsa. Ci sono parentesi negative. Poi tornano i cicli di dominio, come nei nove scudetti, in cui la Juve ha vinto quasi tutto quello che c'era da vincere".
Vincere che poi resta, secondo il motto bonipertiano, l'unica cosa che conta. Dico bene?
"Essere juventini significa credere sempre di poter vincere. Si gioca la Champions per vincerla. Si gioca il campionato per vincerlo, così come la Coppa Italia. Questo è essere Juventus. Arrendersi non fa parte del dna juventino. Unirsi sì".
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