ESCLUSIVA TJ - Pisani e quel sogno Juventus divenuto realtà: "Del Piero scherzava con me in dialetto veneto. Chiellini? Già leader oltre 10 anni fa"

ESCLUSIVA TJ - Pisani e quel sogno Juventus divenuto realtà: "Del Piero scherzava con me in dialetto veneto. Chiellini? Già leader oltre 10 anni fa"
giovedì 27 agosto 2020, 19:03Primo piano
di Luca Cavallero

L'orgoglio e l'emozione di aver coronato, nel proprio piccolo, il sogno di una vita: quello di calcare il medesimo terreno di gioco dei propri idoli di infanzia e adolescenza.

Tra i giocatori bianconeri che, nel corso del decennio precedente, sono riusciti nell'impresa di compiere l'intera scalata del Settore Giovanile, sino alla prima squadra, figura anche Andrea Pisani, ex centrocampista della Juventus, preso in considerazione, in varie circostanze, soprattutto da Fabio Capello prima e Didier Deschamps in seguito.

Partite amichevoli, tornei estivi internazionali e allenamenti fianco a fianco con campioni assoluti del calibro di Zlatan Ibrahimovic, David Trezeguet, Mauro German Camoranesi e Alessandro Del Piero. Per non dimenticare Pavel Nedved, Giorgio Chiellini e Gianluigi Buffon, tutt'ora pilastri della Juventus.

Pisani ha raccontato la sua esperienza, in esclusiva, a TuttoJuve.com.

Partiamo dalle primissime convocazioni per gli allenamenti con la prima squadra: quali sono i ricordi che ti piombano subito in mente?

"Davvero tantissimi. Ricordi, di base, lo stupore - sempre presente - della partitella del giovedì con mister Capello. Quando la prima squadra giocava in Champions il giorno prima, Capello voleva disputare sempre un'amichevole tra la Primavera e quelli che non avevano giocato il giorno prima. Il punto è che le riserve di quella squadra lì non potevano di certo essere definite tali: quando non giocava, per esempio, Del Piero te lo trovavi contro in partitella il giovedì".

Del Piero era, è e sempre rimarrà una figura iconica nell'immaginario degli juventini. Tu lo hai vissuto dall'interno, da compagno di squadra, che tipo di personalità è?

"Un vero capitano, punto di riferimento - nel vero senso della parola - per tutta la squadra. Mi posso reputare fortunato perchè a me prese particolarmente in simpatia. Nel rivolgermi a lui provavo timidezza e titubanza. Per sciogliere la tensione mi parlava scherzosamente in dialetto veneto, non appena seppe che avevamo le stesse origini regionali".

Quali sono stati i giocatori della prima squadra che hanno inciso di più, anche solo con un piccolo consiglio, sul tuo percorso di maturazione?

"A dire il vero era tutto l'insieme, a livello complessivo, a trasmetterti quella voglia di dare qualcosa in più: professionalità totale da parte di tutti i giocatori e ritmi altissimi ad ogni allenamento. Lo stesso nelle partite amichevoli che ho giocato in vari ritiri estivi: non si facevano sconti. Se devo citarne due, oltre a Del Piero, dico Montero e Zebina. Con Montero ci siamo re-incrociati, a distanza di tempo, tre anni fa a Coverciano: la mia emozione era sempre la stessa".

Ormai tredici anni fa scalava le gerarchie, conquistandosi una maglia da titolare, anche un giovanissimo Giorgio Chiellini. Te lo saresti immaginato, a distanza di circa dieci anni, capitano della Juventus?

"Quello era un gruppo in cui, Del Piero a parte, c'erano più capitani. Chiellini aveva già la stoffa del leader ed era un esempio stimolante per noi giovani della Primavera già all'epoca. Era molto disponibile nei nostri confronti: conservo un bel ricordo di lui. Sì, ero certo che sarebbe diventato pilastro della Juve: era ed è un animale da competizione; esempio totale".

Hai mantenuto i contatti con qualche giocatore della prima squadra?

"Sì, proprio con Chiellini. Ci siamo sentiti per gli auguri qualche Natale e, nel tempo, mi ha spesso scritto per farmi i complimenti in occasione di successi con le mie squadre successive".

L'allenatore a cui credi di dover tutto?

"Se devo sceglierne uno mister Schincaglia: sotto la sua guida sono cresciuto tantissimo"