ESCLUSIVA TJ - Bassoule: "Capello non guardava in faccia nessuno. Nedved? Sempre immaginato futuro dirigente: svelo alcuni aneddoti"

ESCLUSIVA TJ - Bassoule: "Capello non guardava in faccia nessuno. Nedved? Sempre immaginato futuro dirigente: svelo alcuni aneddoti"
domenica 30 agosto 2020, 16:30Primo piano
di Luca Cavallero

La Juventus raccontata da chi l'ha vissuta, guadagnandosi quella maglia con grande spirito di sacrificio.

Tra coloro che possono vantare nel proprio palmares tutta la scalata del Settore Giovanile bianconero, sino alla prima squadra, figura anche Yobie Bassoule, difensore classe 1988, in grado di approdare - dal basso - in collettivi da cineteca, con fior fior di campioni, come la Juventus di Fabio Capello, Didier Deschamps e Claudio Ranieri.

Rimpianti? Forse qualcuno sì. Ma, come ha raccontato in esclusiva a TuttoJuve.com, gli anni tra il 2005 e il 2010 saranno per lui eternamente indimenticabili.

Momento carrellata ricordi più vivi: da dove partiresti?

"Ne avrei tantissimi! La Youth League del 2007: era la prima edizione assoluta e noi facemmo una cavalcata strepitosa: peccato esserci fermati in finale con lo United. Poi il Viareggio e la Supercoppa Italiana contro l'Inter: giocammo contro Mario Balotelli".

Da lì poi qualche convocazione sempre più frequente con la prima squadra.

"Sì. Oltre alla tradizionale amichevole in famiglia a Villar Perosa, ricordo l'emozione dell'esordio - sempre in amichevole - in Svizzera, contro lo Young Boys: fu incredibile giocare nella stessa squadra di Del Piero e passargli il pallone! Nel mio percorso ho incrociato, poi, anche tanti allenatori di valore: Capello, Deschamps e Ranieri".

Tra loro chi è riuscito a entrarti proprio nella mente?

"Capello era una persona molto rigorosa: non guardava in faccia nessuno. Potevi essere un giovane della Primavera o un top player, ma il livello di prestazione che pretendeva era sempre uguale identico: non faceva differenze o disparità. Ranieri? Lui era molto bravo a farti senire a tuo agio, soprattutto con noi giovani".

Il rapporto con i compagni? Hai praticamente avuto a che fare con tantissimi campioni di quello spogliatoio...

"Mi davano una miriade di consigli e, allo stesso tempo, una gran mano. Erano molto bravi ad inserirti subito nel gruppo, senza emarginarti: scherzavano con te; ti facevano sentire uno di loro. Giocando in difesa, reputo miei maestri giocatori come Legrottaglie o Zebina: loro mi dicevano come muovermi e mi fecero migliorare molto. Mi davano anche consigli extracampo, su come comportarmi in tante situazioni".

E Nedved? Te lo aspettavi sarebbe diventato vicepresidente della Juve?

"Nedved era un fuoriclasse senza eguali. Di lui ricordo un episodio in particolare: prima dell'allenamento era scherzoso e rideva con tutti. Appena si entrava in campo però serietà assoluta, senza sconti per nessuno, nemmeno in partitella. A noi giovani trattava da pari: pretendeva il massimo da noi. Forse vicepresidente no: del resto chi è che poteva pronosticarlo? Però, per l'intelligenza che aveva, ero convinto che sarebbe diventato un pezzo pregiato della futura dirigenza della Juve".

All'epoca scalava le gerarchie un giovanissimo Giorgio Chiellini: te lo saresti immaginato, a distanza di dodici anni, capitano della Juventus?

"Sì, su quello c'erano pochi dubbi. Non si discute nè come calciatore, nè come persona: era un esempio assoluto già all'epoca. In campo e in partitella non mollava niente. Può sembrare una frase fatta, ma nel suo caso è proprio vero: era il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene".