ESCLUSIVA TJ - Adriano Bacconi: "Lucescu è uno scienziato, ecco come abbiamo trasformato il calcio. Occhio allo Shakhtar, ha più esperienza della Juve"

02.10.2012 11:15 di Gaetano Mocciaro Twitter:   articolo letto 10864 volte
ESCLUSIVA TJ - Adriano Bacconi: "Lucescu è uno scienziato, ecco come abbiamo trasformato il calcio. Occhio allo Shakhtar, ha più esperienza della Juve"

Adriano Bacconi ci racconta tutto su Mircea Lucescu, col quale ha lavorato come preparatore atletico sia al Pisa che al Brescia. In esclusiva per TuttoJuve.

Adriano Bacconi, stasera a Torino scende in campo lo Shakhtar di Lucescu. Un tecnico col quale hai condiviso molto

“Ci ho lavorato insieme come preparatore atletico al Pisa e poi al Brescia. E tra l’altro i due preparatori atletici che sono allo Shakhtar li ho trovati proprio io a Lucescu: Carlo Nicolini e Massimo Ugolini sono due miei allievi e quando Lucescu, che all’epoca era al Galatasaray, mi chiese di seguirlo io, che non potevo lasciare la mia azienda, gli ho mandato persone fidate”.

La vostra collaborazione coincide con l’approdo in Italia del tecnico rumeno

“Ricordo un’esperienza fantastica con Lucescu e fu incredibile il modo in cui l’ho conosciuto. Ricordo che andammo a Belgrado col presidente del Pisa Romeo Anconetani per vedere la Dinamo Bucarest allenata da Lucescu che avrebbe giocato una sfida di coppa delle coppe contro il Partizan . Prendemmo un charter e ricordo che la sera prima della partita, in albergo, c’era tutta la Dinamo al secondo piano, noi al primo e al terzo piano invece c’era il presidente del Brescia Gino Corioni che faceva su e giù dalla stanza per far firmare il contratto al Brescia! Alla fine la spuntammo noi e Lucescu a Pisa fece un ottimo lavoro”.

Però fu esonerato…

“La squadra giocava bene, poi Anconetani ebbe un attacco di gelosia perché il pubblico inneggiava a Lucescu e non a lui e questo non lo poteva sopportare”.

Che innovazioni portò?

“Con lui cominciammo una serie di innovazioni sull’analisi della partita e io facevo fatica a seguirlo, perché chiedeva un report estremamente dettagliato sull’avversario e sui suoi giocatori, i movimenti che facevano. Perciò inizialmente facemmo prendevamo nota a mano e poi mettevo io tutto su un foglio Excel, però mi rendevo conto che non si poteva andare avanti così, perciò con una tv di Pisa cercammo di catalogare una serie di informazioni, digitalizzando i dati. In quel momento si è aperto un mondo, perché abbiamo fatto sperimentazioni di tutti i tipi, sia come analisi, che come preparazione della partita. Una full-immersion di 2-3 anni di studio e sperimentazione. È nato così nel 1992 un software di analisi e Lucescu mi ha dato una spinta decisiva per fare ciò. Senza falsa modestia da lì è nata la figura del match analista: praticamente preparavamo le partite degli allenatori”.

Possiamo definirti e definire Lucescu degli scienziati del calcio

“Direi di sì, Lucescu è uno scienziato e le sue squadre hanno caratterizzato il calcio italiano. Poi Lucescu era magari abituato a una disciplina militaresca, ma come insegnamento è davvero tanta roba, non a caso qualsiasi giocatore che l’ha avuto ne parla in termini entusiastici”.

Perché non è riuscito a sfondare in Italia?

“All’epoca a un allenatore nuovo, proveniente da un campionato straniero non gli davi la possibilità perché c’erano sulle grandi panchine i vecchi maestri e allenavano sempre loro. Ora, anche per la necessità di ridurre gli ingaggi anche i grandi club scommettono su allenatori nuovi e giovani. Lucescu è stato anche all’Inter e non è andata bene, perché arrivato in un periodo storico difficilissimo per i nerazzurri. Ricordo che suggerii io il nome a Sandro Mazzola e fu lui a pagare lo scotto, perché caddero su di lui le responsabilità per la scelta fatta. Dispiace ma poi mi son reso conto che Lucescu non è un tecnico che può subentrare, lui deve costruire un ciclo come sta facendo allo Shakhtar. Guardate infatti cosa fanno: prendono i diciottenni, ventenni magari dal Brasile, lui li plasma, ci lavora sulla tecnica, sulla mentalità. Insomma, fa il maestro del calcio, cosa che nessuno ti fa fare in Italia perché appena ti siedi sulla panchina devi vincere”.

Come giocherà lo Shakhtar?

“Quando allenava in Italia le squadre sue giocavano molto sul possesso palla, spinta degli esterni bassi. Ora è più pragmatico, lineare, pulito, meno barocco. Prima lo era troppo e rischiava di prendere troppi gol. Ora si prende meno rischi e ha una squadra spaccata in 2. Lo Shakhtar ha un pacchetto arretrato con giocatori ucraini e poi da centrocampo in su tutti stranieri che sono fuoriclasse, per cui preferisce saltare la costruzione da dietro e arrivare dove c’è la qualità. Da centrocampo in su ha grandi palleggiatori e può far, male. Mi aspetto uno Shakhtar prudente ma forte nelle ripartenze e se la Juve lascerà spazio sarà dura, quindi deve pressare alto. In pratica, deve fare il gioco che fa normalmente. Loro sono bravi tecnicamente e possono uscire negli spazi stretti. Non sarà una partita facile perché nonostante siano giovani hanno paradossalmente più esperienza internazionale della Juve. L’ultima partita, però, hanno speso molto, vincendo in rimonta contro la terza del campionato e ritrovandosi con qualche energia in meno, al contrario della Juve, la cui ultima partita è stata in discesa”.