Cori di discriminazione territoriale esempio di vittimismo a orologeria. Non è che i veri discriminati, alla fine, siamo noi?

Cori di discriminazione territoriale esempio di vittimismo a orologeria. Non è che i veri discriminati, alla fine, siamo noi?TuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
domenica 25 novembre 2018, 18:30Primo piano
di Enrico Danna
Qualsiasi coro contro Napoli indigna e fa scattare il vittimismo acuto, se proviene dai tifosi juventini. Che sono gli unici a pagare. Se non è discriminazione questa....

Il calcio italiano, ultimamente, è invaso da ondate di ipocrisia perbenistica. Vanno a strappi, a folate, e vengono considerate e poste in risalto solo in due casi, ovvero quando l'oggetto del contendere è Napoli o i napoletani o quando il soggetto che presumibilmente offende è juventino o può essere accostato in qualche modo alla Vecchia Signora. Accade quindi che l'insulto rivolto da alcuni tifosi juventini (ricordiamo che siamo milioni nel mondo) ad un allenatore avversario venga demonizzato da social e media pronti a chiedere pene severissime (dal pubblico rogo alla fucilazione o alla ghigliottina) per gli autori del gesto e a giustificare l'eventuale replica dell'insultato. Accade che un giocatore juventino venga insultato e fischiato quando indossa la maglia della Nazionale, che i giocatori bianconeri vengano insultati in vari stadi, addirittura che un giocatore venga definito “maiale” da un giornalista in sede di conferenza stampa, e quale è la risposta di social, giornalai e media? Se il giocatore juventino ha risposto agli insulti, ovviamente viene subito condannato perché un professionista non può e non deve rispondere (in questo caso). Altrimenti, il tutto, viene derubricato alla voce “folklore”. Stesso discorso per quanto riguarda i cosiddetti cori di discriminazione territoriale. Qualcuno dovrebbe spiegarci il significato di questa espressione, oppure specificare, per iscritto, che i cori/striscioni, etc, sono discriminatori solo se e quando sono indirizzati alla città di Napoli o ai napoletani. Ecco, così almeno sarebbe tutto più chiaro.

Che differenza c'è tra l'inneggiare al Vesuvio o al fuoco che incendi qualsiasi altra città? Sono entrambi cori da censurare, perché augurano la morte. Che differenza c'è con i cori o striscioni che augurano ai tifosi juventini un'altra Heysel, ai tifosi del Toro un'altra Superga, e via dicendo? Nessuna. Sono sempre cori che augurano la morte, e quindi da CENSURARE. Giusto. Quindi, vengono puniti tutti? Assolutamente no (qualche napoletano illuminato ci spiega poi perché l'indignazione scatta solo se il coro lo fanno i tifosi juventini e non le altre tifoserie? Se un coro indigna, indigna sempre. Altrimenti, viene il sospetto che sia tutto un bluff, una sorta di vittimismo a orologeria).

Oggi, però, assistiamo a qualcosa di ancora più assurdo, ovvero il considerare dei semplici sfottò come cori di discriminazione. Ovviamente, sempre e solo a senso unico. Che differenza c'è tra il coro “Napoli usa il sapone”, e il coro “juventino ciuccia.....”? Se viene ritenuto un insulto uno, deve essere ritenuto un insulto anche l'altro. O tutti, o nessuno. Ricordiamoci però che il tutto va sempre contestualizzato, in luoghi e tempi. Si parla di stadi, non di Chiese. E' giusto CENSURARE e PUNIRE quando si inneggia alla morte, ma Santi Numi, la goliardia e l'ironia sono il sale del calcio. Quando si giocavano tutte le partite alla stessa ora, era molto più facile comprendere il fatto che ci fossero cori contro le squadre avversarie durante i 90 minuti.

Ora, con lo spezzatino è sicuramente più difficile la comprensione del testo (almeno per tanti beoti o finti tali). Ma su 90 minuti di tifo o giù di lì, se cinque minuti vengono dedicati allo sfottò degli avversari, ci sta. Anzi, ci deve essere. Altrimenti che cosa sarebbe il calcio? Nemmeno davanti alla playstation si riesce ad essere calmi e clericali, figuriamoci allo stadio. Alla fine della fiera, sorgono spontanei alcuni quesiti: ma non è che tutto questo vittimismo alla fine serva solo per cercare di fottere il cosiddetto nemico juventino in ambiti diversi dal campo di gioco? Non è che poi i veri discriminati, in realtà, siamo noi?