Contro ogni pronostico, come fu nel 2012.
L’Italia come la prima Juventus di Antonio Conte. E’ questo il paragone che in queste ore si sta facendo largo a Coverciano nel ritiro pre Europeo. Impossibile non notare alcune importanti analogie fra la situazione attuale della squadra azzurra e quella Juventus, reduce da due settimi posti e che secondo tanti addetti ai lavori non avrebbe mai potuto giocarsela con il Milan di Allegri ed Ibrahimovic o il Napoli di Cavani e Lavezzi, dato che la formazioni in campo non aveva grandi talenti. Anzi. Eppure Conte riuscì nell'impresa, puntando soprattutto sulla voglia di rivalsa e di tornare a primeggiare di tanti giocatori stanchi di inghiottire rospi (Buffon e Chiellini su tutti, non a caso i due senatori della Nazionale azzurra con cui il tecnico si confronta abitualmente) e soprattutto sullo spirito indomito di una squadra sempre affamata, intensa e capace di sopperire ai limiti tecnici con l’intensità e la cattiveria di giocatori non campioni, ma che potenzialmente sarebbero potuti diventarlo.
La prima analogia che risalta agli occhi è la stabilità difensiva della "BBC". La prima Juventus di Conte chiuse la stagione senza mai perdere, unica squadra a riuscirci nell’era del campionato a 20 squadre e fece il salto di qualità con la linea a tre formata da Barzagli, Bonucci e Chiellini a protezione di Buffon. Grazie a questo vero e proprio "muro" la Juventus divenne quasi imperforabile (20 gol subiti) e proprio dall’affidabilità dei quattro pilastri juventini Conte punta tutt'oggi e punterà tanto per provare a ribaltare i pronostici che vedono la Nazionale destinata, in teoria e sulla carta, a fare poca strada ad Euro2016. Ma ben sappiamo che il campo è l'unico giudice supremo, capace di ribaltare i pronostici.
E' la difesa a rappresentare la nostra certezza, la garanzia da cui ripartire. Lavorare con costanza con Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini a lungo, vuol dire avere la sicurezza di poter trasmettere la loro esperienza ai propri compagni, non troppo esperti in certi scenari, per bissare in Nazionale i successi della Juve.
Se il 3-5-2 sarà lo schema base e la BBC la polizza assicurativa della Nazionale, Conte come nell’anno del primo scudetto dovrà essere bravo a valorizzare un attacco senza un cannoniere definito. La Juventus 2011-2012 riuscì a mandare in gol ben 20 uomini e conquistò lo scudetto pur con un solo attaccante capace di raggiungere la doppia cifra (Matri autore di 10 reti), Quagliarella e Vucinic. Per questo il ct, nonostante il malumore generale di tifosi e non per l’assenza di certezze in avanti, non pare essere troppo preoccupato di dover puntare su Eder, Pellé, Immobile o Zaza gente che conosce i movimenti e soprattutto pronta a farsi in quattro e sfruttare il pressing in ripiegamento per aiutare la squadra.
Se Candreva potrebbe paradossalmente essere paragonato al primo Simone Pepe bianconero e Florenzi ad un jolly utile anche per l’abilità di inserirsi e segnare qualche gol, la maggiore differenza fra l’attuale Italia e la prima Juventus scudettata di Conte si palesa quando si pensa al ruolo di Pirlo e Vidal. Il maestro bresciano in quella stagione fu il faro della manovra e l’ispiratore di tutte le azioni pericolose della Signora: realizzò 3 reti (tutte decisive) e distribuì ben 13 assist, elevando la qualità e facilitando il lavoro a tutti i compagni. Un giocatore di pari talento, carisma e genialità manca in questa Nazionale, poteva essere ricoperto da Verratti, ma quest'ultimo si è infortunato. Eppure né De Rossi, né gli altri centrocampisti potranno mai eguagliare il rendimento che Pirlo riuscì ad offrire in quell’annata.
In questa Nazionale è assai faticoso anche scorgere un giocatore in grado di garantire la muscolarità, la grinta e soprattutto i gol di Arturo Vidal. Il cileno chiuse la stagione con 7 gol, 4 assist e un rendimento pazzesco. Probabilmente però, i vari Parolo e Sturaro potrebbero apportare quel pizzico di intensità muscolare in mezzo al campo in più… Ecco che qui Conte dovrà essere bravo ad inventarsi qualcosa, altrimenti l’intensità e la ferocia non basteranno per fare strada, ma il gruppo e quindi l'unione di una squadra affiatata potrebbero fare davvero la differenza in uno degli Europei più equilibrati di sempre e con molte individualità anonime.
Contro ogni pronostico, come accadde per la prima Juve di Antonio, sognare non è così proibito.
Direttore: Claudio Zuliani
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