Conte alla Mourinho? Non è mica un’offesa
Domanda: chi scegliereste per la vostra squadra tra i quattro allenatori semifinalisti di Champions? Ancelotti, Simeone, Guardiola o Mourinho? Se volete andare sul sicuro e amate le emozioni forti, il portoghese è quello che fa per voi. Lo “Special One” è un antipatico spocchioso ma è pure vincente e tatticamente il più scaltro della compagnia. Senza rispolverare imprese del passato, è sufficiente pensare alla rimonta ai danni del Paris Saint Germain o alla beffa servita all’ingenuo Liverpool di Rodgers con una formazione di rincalzi. Per battere le sue squadre, soprattutto in Europa, devi sputare sangue dopo esserti sorbito il fuoco dialettico di Mou, uno che ti lavora prima ai fianchi, innervosendoti (altro che Garcia) e poi ti finisce sul campo.
Il suo Porto dei miracoli giocava un calcio bello e sorprendente, dimenticato nella Milano nerazzurra ed ora a Londra (il Real non fa testo perché eterna collezione d’individualità). Brutto il Chelsea, anzi, bruttissimo ma pur sempre tra le prime quattro squadre d’Europa senza aver speso per il ritorno del prodigo Josè, budget folli sul mercato.
Mourinho difende lo spogliatoio come nessuno sa fare: prendetevela con lui ma guai a toccarne i giocatori. Forgia una falange calcistica difficilmente scalfibile ed etichetta brocchi e mele marce senza possibilità di errore o ripescaggio.
Uno così vi fa schifo? Ha tagliato la corda come un ladro dopo il “Triplete” e la notte del Bernabeu, quindi sì. C’era forse altro modo per liberarsi dall’abbraccio morboso di un Moratti in estasi per non aver mai vinto tanto in vita sua? Non possiamo conoscere i particolari ma per Mou, l’Inter era finita nel momento stesso in cui diventava campione d’Europa: meglio lasciare da vincenti che trascinarsi con una squadra di bolliti, ossessionato da un presidente in bolletta e pieno di debiti.
Antonio Conte si sta mourinhizzando? Diremmo di sì. La sua Juventus giocava bene, anzi benissimo: ora molto meno ma continua a vincere. Lui parla senza peli sulla lingua, non usa ironia o diplomazia e si presta al tiro al bersaglio lasciando tranquilla la squadra, nei limiti del consentito. Vi ricorda qualcuno? Mourinho è più tagliente, lingua alla mano, ma per il resto, siamo lì. Al bianconero manca la statura europea del portoghese e la malizia tattica dei grandi, quella che si fa e si sfoggia nelle battaglie campali di coppa.
Migliorerà, Antonio, speriamo alla Juventus. Vincente già lo è. Proprio come Josè da Setubal.
Direttore: Claudio Zuliani
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