Buffon: "Ecco come sono diventato Superman"

04.10.2009 13:43 di Stefano Glenzer  articolo letto 3664 volte
© foto di Filippo Gabutti
Buffon: "Ecco come sono diventato Superman"

Il fantasista della Nazionale (Lippi dixit) si racconta a <i>Juventus Channel</i>, analizzando il momento della Juventus, che subisce ancora troppi gol: “Dobbiamo migliorare la fase difensiva intesa come organizzazione che parte dagli attaccanti per passare ai centrocampisti fino ad arrivare ai difensori. Questo è un lato del gioco da perfezionare, soprattutto nelle partite interne dove abbiamo concesso tante palle gol agli avversari. Va registrato questo aspetto...”. Sempre seguendo i dettami di Lippi, Buffon esalta l’importanza dell’affiatamento tra i vari compagni, soprattutto se il reparto interessato è la difesa: “Guidare la difesa è importante perché a volte basta un richiamo per salvare la situazione. Quindi, avere un bel rapporto con i compagni crea un clima di fiducia e collaborazione. Ci si conosce a memoria, posso capire se su palla alta devo andare io oppure uno dei ragazzi. Per comandare la difesa, per così dire, devi instaurare un rapporto buono con chi ti sta vicino”.
Ma chi è stato a lanciare davvero Buffon nel grande calcio? Sicuramente si sarà intravista la stoffa del fenomeno fin da piccolo, ma ci vuole sempre coraggio a dare fiducia ai giovani, soprattutto in Italia: “Il nome è quello del preparatore dei portieri Ermes Fulgoni. Mi diede subito grandissima fiducia. Ora è allenatore a Modena, ci sentiamo ancora. Posso dire che i giovani allenati da lui sono fortunati. Fu lui ad intuire le mie possibilità, senza perplessità disse: questo diventerà un grandissimo portiere. Io avevo solo 13 anni, ero andato a Parma da solo, cambiando città, lasciando la famiglia. Lui non aveva dubbi e lo ripeteva senza indugi, con energia. Molto del merito è suo, è stato il mio sponsor. Io mi ritrovavo sbattuto in una nuova realtà e contare su Ermes era gratificante, mi dava sicurezza”.
Ma ci vuole ancora più coraggio a fare esordire un ragazzino non ancora maggiorenne contro il Milan e lì il merito è stato di Scala. Era il lontano 19 novembre 1995. “Il tecnico Nevio Scala annunciò che era arrivato il mio turno, a 17 anni. Ebbe coraggio. Finì zero a zero”. Da quel giorno in poi non si è più tolto la casacca da titolare, e sotto ne aveva una ancora più speciale, che gli garantì il soprannome di Superman: ” I tifosi del Parma mi avevano regalato una maglietta dell’eroe dei fumetti, qualche giorno prima della partita con l’Inter. Parai un rigore a Ronaldo e sotto avevo proprio quella maglietta. Così, dalla gioia mi levai quella da gara, andai verso di loro mostrando la S di Superman sul petto. Divenni Superman per tutti”. Nonostante parare i rigori non sia proprio una specialità della casa, forse l’unico limite di un portiere straordinario, qualche sfizio sui tiri dal dischetto se l’è tolto: “Eh sì, la media si è abbassata. Ma ricordo volentieri quelli della Champions 2003, purtroppo persa contro il Milan. E quello parato a Figo nella semifinale contro il Real Madrid: indimenticabile. In quella serata venivano i brividi, c’era tensione perché c’era l’obiettivo da conquistare, appunto la finale di Manchester. C’era da scrivere la storia, la palpitazione dei cuori bianconeri... Fu una liberazione, quella parata sul portoghese”.