BATTITO DI CIGLIA NUMERO 19
Proviamo a far luce su un fatto "buio" per così dire, agli occhi di un tifoso bianconero ad oggi: Bonucci, promesso eterno sposo alla Juventus, decide di svuotare l'armadietto di Vinovo per accasarsi nella dimora di una diretta concorrente, o meglio: storica rivale.
E allora, proviamo ad incoraggiare lui stesso, affinchè il suo talento indiscusso, nato dalla caparbietà di Madama nel credere e nello scommettere su di lui sin dai suoi tempi cupi(ssimi), possa trovare la giusta collocazione nella spiegazione di un tifoso bianconero qualunque.
Indipendentemente dalle varie "voci di corridoio" che inevitabilmente si inseguono alla ricerca di una valida spiegazione tra screzi o diverbi vari e quindi di malsani episodi accaduti nello spogliatoio, al caro vecchio ed ex "Leo" avrei suggerito di essere più paziente e quindi di riflettere.
E non riconoscente, come magari molti di voi avrebbero voluto leggere, perchè si sa che oggi, di riconoscenza, nel calcio, ce n'è davvero poca.
Aspettare e riflettere non si parificano ad una rassegnazione passiva o ad una sconfitta. La intendo come il frutto tra forza e coerenza, capace di valutare la sua azione per ciò che valeva nella sua tenacia!
E sì che valeva alla Juventus.
Le gerarchie non sono mai predeterminate o divine in una squadra, e questo vale ancora di più in corso Galileo Ferraris.
E allora, Leo, chi arriva ed è nuovo, sa bene che ha davanti a sè una montagna intera da scalare per raggiungere la vetta dell'accoglienza e del rispetto. E chi offre un braccio per aiutare a salire sempre più in alto, tra la bolgia delle tempeste, non può essere accantonato, così, nel dimenticatoio.
Ti avrei consigliato, oltre alla riflessione, senza scomodare la ormai santa e ignota riconoscenza, di essere lungimirante. Sì, perchè il tempo è sempre stato dalla parte si un giocatore, e allora la domanda sorge spontanea: come è stato possibile non rivolgersi ad un pubblico che non ha mai smesso di credere in te? Perchè se oggi rappresentiamo il prodotto di quello che siamo stati ieri, domani saremo anche ciò che siamo oggi, dell'esempio che portiamo. E quale esempio hai voluto portare? Ti avrei invitato di nuovo alla riflessione, Leo, perchè a differenza di molti altri, non hai dovuto portare il solito fardello di dover dimostrare tutto il talento e subito. Il distacco è la cosa più complicata da accettare, ma il giusto distacco ragionato, calmo e cauto, avrebbe dato un altro senso. Cauto e calmo, come l'atteggiamento di chi ha sempre saputo e voluto aspettare.
Cavalcare l'onda dell'entusiasmo e delle vittorie in bianconero, non è da tutti, ma è il sogno di tutti, ed è stato anche il tuo in modo tale da poter graffiare sul vetro dei ricordi e incastonarti tra i totem e "i mostri sacri" della casacca Juventina. C'eri arrivato, e pure a modo.
Quando le bandiere lasciano, il rischio e il "dolore" sportivo che si portano e trascinano dietro nei confronti dei tifosi, è inevitabilmente quello di avere rimpianti e nostalgia. Ma per questo ti ringraziamo Leo19, perchè per quanto al tuo giovane animo possa sembrare banale, ti assicuro che il tifoso juventino, voltando lo sguardo a te, avrà nella sua memoria il te bianconero in un breve flash dalla durata di un battito di ciglia. Mentre l'abisso dei ricordi, l'hard disk delle emozioni indelebili, sarà un lusso riservato a pochi altri.
C'erano e forse chissà, ci saranno altre bandiere nel variopinto mondo del calcio che hanno scelto di legare la propria immagine, il proprio essere alla lealtà di una squadra.
Una lealtà che va onorata e portata avanti a mò di esempio, come chi ha voluto perseguire il cammino intrapreso per diventare un campione, per essere un giorno il desiderio di un bambino.
Ma questo privilegio, caro Leo, è riservato, come detto, ad altri e a pochi eletti.
Il lieto fine, allora, è anch'esso riservato solo per le storie vere.
Ed è chiaro quindi che questa, è tutta un'altra storia.
In bocca al lupo per la tua nuova avventura.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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