Alla Juventus vincere non è importante. E' l'unica cosa che conta

Terminato il calciomercato estivo, sono iniziate le polemiche: non è stata acquistata la punta di peso di cui la squadra aveva necessità. E non mancano i dubbi verso altre scelte tecniche: ci sarà da soffrire...
01.09.2010 20:00 di Thomas Bertacchini   vedi letture
Alla Juventus vincere non è importante. E' l'unica cosa che conta
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© foto di ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS

Hai voglia di trascorrere il pomeriggio a premere il tasto "F5" sul pc di casa…
Aggiorni in continuazione le pagine internet dei siti e dei forum più informati in materia di calciomercato, nell'attesa che - da un momento all'altro - appaia la notizia dell'acquisto di Giampaolo Pazzini da parte della Juventus. Circola il nome di Borriello, ma - a prima vista - sembra trattarsi di una "copertura", messa lì a nascondere il vero affare. Figurati, poi, se "quello" rifiuta la Vecchia Signora...

Ti immagini, credi, pensi, sei convinto che il "colpo" arriverà, anche all'ultimo minuto. E chissenefrega se rimani in tensione per una giornata intera. Anzi: a pensarci bene, c'è anche più gusto. Così si chiuderebbe degnamente una campagna acquisti all'insegna della ricostruzione della squadra.

Invece niente: la punta di peso (fisico e specifico) che avrebbe dovuto rinforzare il reparto offensivo della Juventus non è arrivata. Nella giornata di ieri ci sono stati acquisti di "contorno", niente più. E ora? Avanti con Amauri, quando avrà recuperato dall'infortunio. E con Iaquinta.
Quando riprenderà a giocare. Ovviamente...

Lo scorso anno era stato diverso: l'estate aveva regalato, ai più, sogni di scudetto e la consapevolezza di aver colmato buona parte del "gap" tecnico con l'Inter; l'autunno aveva fatto uscire le prime (gravi) insicurezze; l'inverno era diventato un incubo; a maggio ci si è risvegliati pieni di lividi dopo aver preso "schiaffi" in continuazione e aver regalato punti e soddisfazioni a tutti, indistintamente. In Italia e in Europa, sia in quella "grande" che in quella "piccola".

Ora si doveva ripartire da zero, nuovamente. Ovunque: in campo e fuori.
Il calcio è fatto di cicli, e quelli non nascono per caso. Ci vogliono, principalmente, investimenti oculati, capacità di programmazione e competenze. Ai massimi livelli.

Tra il tramonto dell'epoca del trio Sivori-Boniperti (calciatore)-Charles e l’alba della Juventus del Boniperti dirigente, quella che dominò per quindici anni in Italia e - verso la fine del suo periodo - vinse tutto quello che poteva in Europa e nel mondo, si dovettero attendere dieci anni.
Tra quest’ultima e l’inizio della Vecchia Signora "targata" Triade, ne passarono otto.

Bisogna saper aspettare, ovvio. Facile a parole, un po’ meno con i fatti.
Anche perché la conclusione dell’ultimo periodo vittorioso non è stata dettata da cause "naturali", ma è derivata dai noti episodi iniziati nel maggio del 2006.

La maggior parte dei tifosi, in questi quattro anni, prima ancora che nell’operato della dirigenza non si è più riconosciuta nella proprietà bianconera.
L’esasperazione del sostenitore juventino non deriva (sol)tanto dalla mancanza di successi, quanto dal progressivo decadimento societario, sotto tutti i punti di vista.

Ad Andrea Agnelli e al suo nuovo staff dirigenziale può essere imputato, ad oggi, una campagna acquisti che non ha portato a Torino "almeno" un giocatore di spessore elevato, il cosiddetto "campione", che potesse far presagire - da subito - l’intenzione di tornare ad altissimi livelli nel minor tempo possibile.
Al netto di operazioni di mercato che ora il campo di gioco, giudice supremo, valuterà come positive o meno. Perché qualche dubbio non sussiste solo nel reparto offensivo.

Fair play finanziario, consigli di amministrazione, quotazioni in borsa, minori introiti derivanti dalla mancata partecipazione alla prossima Champions League, monte stipendi dei giocatori da alleggerire… Chi più ne ha più ne metta. Il tifoso capisce tutto, ma non gli si può chiedere di condividere tutto.

Sarà una stagione all’insegna delle difficoltà, ripeterlo aiuterà a sopportare meglio i momenti negativi: almeno questa volta non si potrà dire di essere stati illusi da qualcuno.
Il calcio è strano: il terzo posto ottenuto da Claudio Ranieri al suo primo anno in bianconero fu visto come un buon risultato, tenuto conto del fresco ritorno dall’inferno della serie B (altro che purgatorio…); la seconda posizione dell’anno successivo, invece, venne considerato alla stregua di un fallimento vero e proprio.
Tanto è vero che portò al suo esonero a due giornate dalla fine.
Arrivarci, la prossima stagione, secondi…

Alla Juventus vincere non è importante. E' l'unica cosa che conta”. Lo disse Giampiero Boniperti.
Il vero punto di arrivo è quello: si gioca per vincere.
Soprattutto quando ti chiami Juventus.