A MENTE FREDDA - Naufragio collettivo. Così addio scudetto. Pirlo ora serve il bastone. E occhio alle dichiarazioni...

18.01.2021 13:30 di Quintiliano Giampietro   Vedi letture
A MENTE FREDDA - Naufragio collettivo. Così addio scudetto. Pirlo ora serve il bastone. E occhio alle dichiarazioni...
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Agghiacciante! Forse è una perversa ironia, ma il primo aggettivo che mi viene in mente per definire la Juve di San Siro è quello grazie al quale Conte è diventato famoso, facendo anche la fortuna di imitatori e comici. I bianconeri vengono asfaltati  dall'Inter. Anzi, si mettono nelle condizioni di farsi schiacciare da un avversario dimostratosi superiore in tutto, senza però strafare, un aggravante per Madama. Il risultato è fin troppo generoso. Solo l'imprecisione di Lautaro, Brozovic e Lukaku evita una debacle che altrimenti avrebbe assunto connotati devastanti. Chiellini è forse l'unico superstite di una nave affondata. Il capitano ha le sue colpe nel secondo gol, da dividere con Frabotta, ma aver lasciato a secco Lukaku è una nota di merito importante. Nel buio de Meazza, però, è difficile e certamente poco costruttivo parlare di singoli. Il tracollo è generale, sotto ogni punto di vista. Squadra lenta, priva di idee, incapace di reagire alle avversita', possesso palla sterile e scarsa cattiveria agonistica. Serve altro per dire che in questo modo lo scudetto prenderà strade diverse dopo 9 anni di dominio? A rendere ancora più amara la serata ci pensa Vidal, con il classico gol dell'ex, primo con i nerazzurri in campionato. Il cileno si fa così perdonare dai suoi nuovi tifosi, infuriati sui social per il bacio allo stemma della Juve prima del match.

Gli ultimi successi bianconeri avevano illuso. La debacle in casa interista riporta alla luce le criticita' palesate durante tutta la stagione. Il centrocampo di Madama, ormai possiamo dirlo senza essere smentiti, non è da top club, soprattutto nel cuore, dove Bentancur e Rabiot non danno le pulsioni necessarie per alimentare la creatura di Pirlo. E Arthur ancora pare un ibrido. Così come Ramsey è in fase involutiva, Chiesa ha l'attenuante di essere reduce da infortunio. Barella, Vidal, lo stesso Brozovic sono stati padroni indiscussi e indisturbati del reparto da cui si costruiscono i successi. A giugno serve un'autentica rivoluzione. C'è bisogno di un uomo in grado di costruire il gioco, un regista per intenderci, poi un elemento top, capace di rompere gli equilibri e spaccare le partite, come il Pogba dei vecchi tempi. Le note dolenti riguardano tutti. Ronaldo da qualche gara è sceso sulla terra con prestazioni sottotono, il nervosismo di Morata è emblematico del suo momento. La difesa non può fare a meno di De Ligt. Questi i problemi tecnico-tattici.

Poi ci sono la fragilita' mentale, la mancanza di "fame", aspetti forse ancora più preoccupanti. In questo senso chiamo in causa Pirlo. Parliamo di un esordiente assoluto in panchina e quando il presidente Andrea Agnelli lo ha scelto, probabilmente era consapevole del rischio. Fatta la premessa, ora lui per primo deve dare la scossa. La storia della Juve in generale, degli ultimi 9 anni i particolare, ci racconta altro. Dove sono finiti gli urli di Conte? La giacca sbattuta via da Allegri? Lo stesso Sarri, dalla panchina si faceva sentire. Vanno bene la diplomazia e lo stile, ma è arrivato il momento di usare meno carota e più bastone con i giocatori, alcune dei quali forse non hanno capito il peso di questa maglia. Ci sono poi cose che devono restare dentro le mura della Continassa, evitando di dirle davanti ad un microfono.  "Non siamo mai scesi in campo. E' mancata la foga agonistica". Questa frase pronunciata da Pirlo nel post gara di San Siro può essere deleteria, un messaggio negativo per la squadra e un assist per gli avversari. A proposito, mercoledì si gioca la Supercoppa italiana contro il Napoli. Una gara da vincere a tutti i costi. E non solo per alzare un trofeo.