Sarri scivola a caldo: alla Juve fa sempre la temperatura giusta per vincere. In Champions il vero campo di battaglia

Le dichiarazioni post-Fiorentina sono lontane dallo stile Juve. E dal Sarri sabaudo ammirato finora. Con l'Atletico conta solo vincere, in attesa del passo in avanti sul gioco
17.09.2019 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Sarri scivola a caldo: alla Juve fa sempre la temperatura giusta per vincere. In Champions il vero campo di battaglia

Primi segnali di rigetto? Prima buccia di banana, questo è poco ma sicuro. Dopo tre giornate, due delle quali passate lontano dal campo per quella maledetta polmonite, sarebbe fuori luogo mettere sulla graticola Maurizio Sarri. L’allenatore bianconero, però, dopo il pareggio con la Fiorentina, è andato a finire su un terreno scivoloso e infatti è scivolato. In serata, poi, l’attacco di Conte. Che gioca al suo, di giochino, ma sa benissimo cosa voglia dire essere alla Juventus. E infatti le sue parole, oltre che dalla voglia di mettere pressione mediatica all’avversario, nascono dal fatto che conosce l’ambiente, sa cosa ci vuole, sa come incarnare lo stile Juventus e come mettere in difficoltà chi non vi si è ancora abituato. Come una tigre affamata vede la preda a portata e l’azzanna, è il gioco delle parti. 

La verità è che Sarri, a freddo, era stato perfetto. Ne ha scritto bene un collega, Marco Conterio, su TMW: un nuovo Sarri, sia nella sua primissima conferenza da allenatore della Juve, che in quella pre-Fiorentina. Un Sarri sabaudo, più vicino al bianconero, più lontano dal Sarri napoletano che della Juve è stato avversario. A caldo, un altro Sarri: quello forse più onesto ma sicuramente fuori dai toni. E se le parole sulla maglia biancorossa non entusiasmeranno il reparto marketing, sono quelle sul caldo a far storcere il naso ai tifosi. Un po’ perché giocare alle 15 nasce più o meno da una richiesta della Juve, volta a soddisfare il mercato asiatico, che in quella fascia oraria ha il suo prime time. Un po’ perché gli alibi, nel bene o nel male, sono la prima cosa da cui rifuggire quando alleni la Juventus. Da queste parti crediamo ancora nella scommessa che Agnelli e Paratici hanno fatto puntando su Sarri, un allenatore lontanissimo dal prototipo del tecnico della Vecchia Signora a cui siamo abituati, per il gioco e anche per i modi. Però è un dato di fatto che la Juve abbia scelto una strada rischiosa, e che ogni svolta sarà vissuta sotto la luce dei riflettori. È un altro dato di fatto è quello relativo al fatto che l’orario non possa giustificare una brutta prestazione, neanche se la frase viene decontestualizzata, neanche se in realtà è più una constatazione che un alibi. Alla Juve è sempre la stessa ora, fa sempre la stessa temperatura: quelle giuste per vincere.

Arriviamo al campo, a Madrid. Inizia la spedizione europea dei bianconeri, con più di un interrogativo. Gli infortuni sono una costante di inizio stagione per molte squadre: dispiace per Douglas Costa, ma sulla carta non dovrebbe cadere il mondo, la rosa è ampia e profonda. Contro la Fiorentina, poi, non si può neanche dire che ci sia stato un passo indietro. Sul risultato sì, sul gioco forse anche, ma in realtà anche nelle prime due giornate non si era ancora vista una Juve sarriana. Ci vuole tempo, a patto che le avversarie lo concedano. In Champions League non succederà, e per questo contro l’Atletico Madrid i bianconeri non hanno altra scelta che rispettare il proprio motto: vincere è l’unica cosa che conta. Poi ci sarà tempo per definire gerarchie e trovare magari un posto in squadra a giocatori come Dybala e Bernardeschi: la Juve di Sarri, se vuole alzare la qualità, non può davvero farne a meno. Intanto da mercoledì sera si tornerà sul vero campo decisivo per testare l’esperienza di Sarri a Torino, quello europeo. E quando leggerete questo editoriale forse avrete già letto o sentito le nuove parole del mister, in conferenza stampa pre-Colchoneros. Ma per ora, mentre viene scritto, c’è grande curiosità su quale Sarri vedremo: sabaudo o napoletano?