LA JUVE A NAPOLI PER VINCERE DUE PARTITE

Trasferta difficilissima a Napoli per la Juventus, in un momento molto delicato. Là dove si giocano due partite: una, questa sera, in campo; l'altra, da tempo, nelle aule dei tribunali…
25.03.2010 08:40 di Thomas Bertacchini   vedi letture
LA JUVE A NAPOLI PER VINCERE DUE PARTITE
© foto di Federico de Luca

Altro giro, altro regalo: stavolta a Genova, sponda blucerchiata. Dieci sconfitte in totale: cinque a Torino, altrettante in trasferta. Meglio non far torti a nessuno, qualcuno si potrebbe offendere. Il Palermo come avversario preferito: un doppio 2-0 (andata e ritorno, alla settima giornata), sei punti incassati (da loro) e tanti saluti.
Adesso tocca al Napoli, che all’andata (Torino, 31 ottobre 2009) sconfisse la Juventus recuperando due goals di svantaggio e chiudendo l’impresa con la marcatura di Hamsik: esclusa la caduta rovinosa coi rosanero, quello fu il primo vero e proprio segnale di una squadra senza personalità. Un marchio di fabbrica che l’ha accompagnata nei mesi successivi.

L’anno scorso, al completamento della decima giornata di ritorno, la Juventus di Ranieri aveva accumulato 62 punti: 2 in più di quanti ne ha avuto, nello stesso momento in quest’annata, l’Inter capolista del torneo. 17 in più della Juventus attuale, guidata dal "traghettatore" Zaccheroni.
Che tale rimarrà: a fine anno, salvo improvvisi ripensamenti, lascerà il posto ad un nuovo tecnico.
E’ un campionato livellato verso il basso: nonostante dieci sconfitte in 29 giornate, nonostante il cambio di allenatore, nonostante gli infortuni, nonostante…tutto, la Juventus può ancora (la matematica lo permetterebbe) arrivare quarta. Benedetto il rigore di Kharja (Genoa) realizzato al 52° del secondo tempo contro il Palermo: a tre punti di distanza, i rosanero sono ancora raggiungibili. Con i "se" ed i "ma" i perdenti creano una loro storia: quella che poteva essere e non è stata. Analizzando le partite giocate e tutti i punti buttati via in maniera scellerata, ci vuole poco a capire che non era necessaria una Juventus straordinaria per ballare in classifica, ad oggi, tra la terza e la quarta posizione.

Roberto Bettega dice di avere, nella sua testa, l’idea dei nomi che faranno parte della rosa per la prossima stagione. Da vicedirettore generale con responsabilità su tutta l’area sportiva, ad unico referente del mondo bianconero nell’attuale disastrosa situazione: di Alessio Secco si sono perse le tracce; Blanc ha dato segni di vita convocando l’ennesimo CDA (se ne sentiva la mancanza). Non c’erano vittorie che potessero dare fiato a nuovi proclami: meglio stare in silenzio.
Tra il quarto posto a fine campionato (con la possibilità di giocare i preliminari di Champions League), la qualificazione alla prossima Europa League e l’esclusione dalle coppe, ballano milioni di euro. Con quelli (o senza), si farà il mercato. "Chi" lo farà, è il primo (grande) dubbio da risolvere.
Cambiano le carte, ma non il mazziere: Jean Claude Blanc. Dal 2006 questa è la "sua" Juventus, così come nel passato ci sono state (tanto per citarne qualcuna) quelle di Boniperti o della Triade.
Giusto per evidenziare, ancora una volta, uno dei padri di questo progetto mai nato. E per non perdere di vista dove intervenire in primis nella prossima stagione.

Poulsen in campo a Genova al posto di Felipe Melo: l’acquisto più contestato della scorsa stagione non fa rimpiangere quello maggiormente acclamato la scorsa estate. Anzi. L’unico rammarico sono i 25 milioni di euro dispersi in riva all’Arno.
Chimenti in campo causa l’assenza contemporanea di Buffon e Manninger, mentre Pinsoglio rimaneva seduto in panchina: non è una Juventus per giovani. Anche se continuano a vincere a raffica da anni con i pari età. E non importa se il portiere della Primavera bianconera viene reputato un elemento (molto) interessante: meglio andare sull’usato sicuro (…).
Due tra i tanti elementi di discussione della trasferta genovese presi ad esempio per spiegare il complicato (e variegato) mondo bianconero di questi mesi.

Le ripetute sconfitte generano pessimismo, che finisce poi col confondersi con il realismo: una nuova battuta d’arresto (a Napoli) sembra essere alle porte. Se il ritiro anticipato (chiesto dai giocatori) avrà portato beneficio, lo si saprà soltanto dopo l’incontro di stasera.
La stagione è scivolata via da ogni pronostico, un piano inclinato che né l’avvento di Bettega, né l’arrivo di Zaccheroni sono riusciti a raddrizzare. Da squadra "malata" (con Ciro Ferrara) a "convalescente" (con lo stesso tecnico romagnolo), per tornare ad essere nuovamente "malata".
Il fisico non regge: troppi infortuni per la Vecchia Signora. Dentro la testa il problema più grave: quello di una squadra che ha assorbito le debolezze della società, per farle proprie.
Il tifoso non ha fiducia: crede nei risultati, quelli che non ci sono; crede ai fatti, ed è stufo dei proclami.
E spera: che la stagione finisca al più presto; che la dirigenza cambi "in toto"; che la proprietà faccia un passo indietro (o uno in avanti, andandosene); che la Juventus torni a lottare per vincere.
A partire da Napoli, dove si giocano due partite: una, quella che vedrà in campo i bianconeri contro i partenopei; l’altra, quella che si sta svolgendo tra le aule del tribunale.
Dove il tenente colonnello Auricchio non sa dare spiegazioni sulle mancate intercettazioni delle telefonate tra Bergamo e Moratti…