Il ritorno di Buffon non ha senso. De Ligt, loading. Higuain patata bollente?

La Juve è pronta a tornare sui propri passi e rimangiarsi la scelta di due anni fa. L'olandese a un passo, l'argentino un rebus da risolvere nel modo giusto
02.07.2019 01:45 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Il ritorno di Buffon non ha senso. De Ligt, loading. Higuain patata bollente?

Premessa: le righe che seguono sono scritte con un presupposto. Quello del rispetto incondizionato nei confronti di Gigi Buffon. Per ciò che ha rappresentato per la Juventus, per ciò che ha rappresentato per il calcio italiano, per ciò che ha rappresentato per il calcio mondiale. È il rispetto di chi è cresciuto con Buffon tra i pali, miglior portiere del globo per vent’anni e tutti gli altri lì, ad affannarsi per cercare di tenerne il passo. Detto tutto questo, il rispetto per un’icona, quale Buffon è, non esclude la possibilità di evidenziare le incongruità di una storia che sembrerebbe bellissima, ma di contraddizioni ne ha tante. E non solo per il retrogusto di minestra riscaldata.

 

In questo senso, il ritorno di Buffon alla Juventus non ha alcun senso. Per la Juventus, mica per Buffon. Che abbia 41 anni è un dettaglio, potrebbe smettere ma è una decisione che nessuno può permettersi di prendere al posto suo: abbiamo visto come è andata in casi analoghi, dalle parti di Roma. Se ha trovato l’elisir di lunga vita, e riesce a mantenersi competitivo ad altissimi livelli, buon per lui: l’ammirazione e il rispetto non possono che crescere. La Juve, però, due anni fa ha fatto una scelta. Dura, chiara, contestabile, ma una scelta. Tornare sui propri passi è anzitutto una mancanza nei confronti di chi all’addio di Buffon ha creduto; di quella celebrazione dei 17 anni insieme, fatta con la convinzione che, almeno da calciatore, una bellissima storia fosse finita. Dal punto di vista societario, rappresenta un tornare sui propri passi che lascia tanti dubbi, anche perché quei passi li immaginavamo sofferti e ponderati. La Juve aveva scelto: per Buffon calciatore non c’era più posto. E non stavamo parlando dell’ultimo arrivato, ma del numero uno, del capitano: non sono scelte fatte per essere reversibili.

 

Dal punto di vista tecnico, poi, i dubbi aumentano. Anzitutto quello sul ruolo di Buffon, ipotetico secondo di Szczesny: non contestiamo che possa esserne convinto ed essersi abituato lui. Il problema è che a vedere Buffon secondo non ci potremmo mai abituare noi. E quindi alla prima incertezza del polacco, che per la verità finora in bianconero non ne ha avute, l’ombra di un secondo che nella vita è sempre stato il primo di tutti inizierebbe a farsi sentire. È inevitabile, non puoi essere davvero titolare se in panchina c’è il portiere più forte della storia del calcio. Sorvoliamo poi sulla circostanza che avrebbe molto più senso provare a portare in rosa un portiere cresciuto nel vivaio bianconero (Mirante), perché non era così scontato che accettasse e perché è un problema, quello della lunghezza della propria rosa, che la Juve sembra tenacemente decisa ad ignorare. In quest’ottica, un eventuale ritorno di Marchisio (che non risulta in programma) sarebbe molto più comprensibile. Comunque, il punto di vista è detto, il rispetto resta, al ritorno di Buffon sarà tutto un gran volemose bene, ma consentiteci di dire che qualche perplessità c’è. E poi passiamo ad altri tavoli.

 

I tifosi dell’Inter sono impazziti, comprensibilmente, per un “loading” di Griezmann come commento all’annuncio di Godin. Ora, senza scendere nelle vicende nerazzurre, molto più facilmente l’avrebbe potuto scrivere Matthijs de Ligt sotto l’ufficialità di Pellegrini o Rabiot. Il difensore olandese è sempre più vicino ogni momento che passa, la distanza (piccola e legata a dettagli) con l’Ajax va limandosi, Paratici è pronto a volare in Olanda per il quarto acquisto di una campagna fin qui spumeggiante. Chapeau: al di là dei costi, alti, è un acquisto che conferma la Juve nel suo nuovo status di big europea, e anche che dare il volante in mano al ds non è stata affatto una brutta idea. Dal punto di vista tecnico, non lo sarebbe neanche quella di riportare a Torino un certo Paul Pogba, ma sul fronte economico qualche dubbio c’è e lo hanno anche in casa Juventus. Se col Real andrà per le lunghe, e le partenze in programma (Khedira, Matuidi, Mandzukic) porteranno qualche soldino in più rispetto a quelli che ci si immagina adesso, è una porta da non chiudere in via definitiva. Tuttavia, per il momento rimane socchiusa, nella migliore delle ipotesi. A proposito di Pellegrini: Spinazzola ha meritato come pochi di vestire la maglia della Juventus e ha dimostrato di valerla. È per questo che un pizzico di amaro rimane, però d’altra parte è un’operazione da inchino, riverenza e bacio accademico: la Juve ha ceduto un ottimo calciatore, ma poco adatto al gioco di Sarri e che verosimilmente non sarebbe mai arrivato allo status di titolare fisso, per un ragazzo del ’99 che ha nelle sue corde le potenzialità per diventare un titolare fisso. Il tutto, facendosi pagare la differenza dalla Roma. I complimenti a Paratici vanno rinnovati.

 

Dovrà essere bravo, il ds, a sbrogliare anche una matassa paradossale. Quella di Gonzalo Higuain, che all’improvviso è diventato una sorta di patata bollente. Che lo sia per la Juve, è comprensibile bilancio alla mano: i bianconeri avevano riposto grande fiducia nel riscatto da parte del Milan e nel fatto che i rossoneri non andassero incontro all’ennesima stagione disastrosa della loro storia recente. Ora è tornato un giocatore con uno stipendio alto, la cui cessione era stata più o meno già messa in preventivo. Detto questo, che Higuain possa essere un problema e non una risorsa, che Higuain in questo momento abbia un mercato appena sopra il poco e nulla, è paradossale. L’ultima stagione sarà stata deludente, ma parliamo di un giocatore che in carriera ha quasi sempre segnato almeno 20 gol all’anno, che ha riscritto un record che durava da 66 anni, che alla Juventus ha vinto due scudetti (tra cui il più difficile degli ultimi 7 anni) e tolto anche diverse castagne dal fuoco, pure in Champions League. Resta un fuoriclasse, dalle altre società andrebbe agognato come tale e dalla Juve andrebbe gestito come tale: come già scritto in passato da queste parti, non è detto che non possa tornare utile alla causa, disinnamoramento con Sarri permettendo. Poi, se si convincerà, andrà alla Roma e la Juve virerà su Icardi: sarebbe un grandissimo colpo, l’argentino più giovane. Però, proprio dalla (pessima) gestione che l’Inter ha avuto di Maurito si può imparare una lezione: i campioni vanno trattati come tali, ed eventualmente venduti come tali. In fin dei conti, vince sempre chi ne ha più.