Il Bayer con la testa all’Inter: passaggio chiave in Champions, ma il derby d’Italia è tornato a valere lo scudetto

Stasera la sfida ai tedeschi, domenica quella ai nerazzurri. Contro la SPAL sprazzi della Juve di Sarri, ora un duplice confronto decisivo per la stagione.
01.10.2019 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Il Bayer con la testa all’Inter: passaggio chiave in Champions, ma il derby d’Italia è tornato a valere lo scudetto

“Non l’ho ancora vista, ho letto che sta facendo benissimo”. Viene da credere a Maurizio Sarri, almeno in parte, quando dice che lui e la sua Juve hanno la testa solo al Bayer Leverkusen, e dell’Inter fin qui si sono disinteressati. Viene da credergli perché il tecnico è così: anzitutto schietto, a volte persino troppo. E poi sempre concentrato, in modo quasi maniacale, sull’avversario del momento. Viene da credergli, ma fino a un certo punto, perché nessuno pensa davvero che il tecnico bianconero abbia davvero così poco interesse verso le gare dell’Inter. Ma giustamente, dopo la vittoria contro la SPAL, ha tenuto dritta la barra verso il prossimo ostacolo, non di poco conto nelle economie della stagione della Vecchia Signora. 

Domenica sera c’è l’Inter, e non si può fare finta di niente. Ma ci torneremo. Stasera, però, le Aspirine di Bosz, pericolose non soltanto per le loro qualità, ma anche per quello che questa sfida rappresenta. Tanto per cominciare, è la prima casalinga del Sarri juventino in Champions League. E siamo sicuri che ci tiene a fare bene, anzitutto perché le altre prime della stagione sono andate bene ma non benissimo (pareggio a Firenze alla prima vera in campionato e pareggio a Madrid in Champions). Poi perché, nella semplicità di una vittoria che più lineare e inevitabile non avrebbe potuto essere, il successo sugli estensi ha finalmente dato qualche minimo accenno di quello che noi commentatori ci sforziamo di immaginare ai primi tre passaggi di fila di questa Juve: il sardismo, il sarriball, o come diavolo volete chiamarlo. 

Fatta la tara all’avversario, contro la squadra di Semplici si è vista infatti una Juve non soltanto vincente, ma infine anche convincente. Certo, ci sono voluti 45 minuti di attesa e il gol del “solito” Pjanic, che in questa prima fase della stagione sta portando avanti la baracca con i suoi tiri e le sue pennellate. Però qualcosa si è pur sempre visto, un gioco in parte diverso da quello a cui il pubblico juventino è abituato, e anche un pizzico di divertimento in più. Non è un caso che sia avvenuto col trequartista, e soprattutto con Dybala avvicinato a Ronaldo: l’argentino dà il suo meglio in un attacco a due, orma è pressoché un dato di fatto. Il punto è che il meglio della Joya rende più bella anche la Juve, e questo potrebbe essere un messaggino ai tanti, troppi, detrattori del 10. Quanto al trequartista, con buona pace di Douglas Costa (quando rientrerà), è una soluzione che pare più congeniale a una squadra ingolfata di centrocampisti e mezzali, almeno per quanto visto finora: così Cuadrado può considerarsi a pieno regime tra i terzini, e dietro le punte può giocare non solo Ramsey ma magari anche Bernardeschi. Chissà che non si possa rivedere, almeno fino a gennaio, persino Mandzukic, anche se, cronaca alla mano, questa pare più che altro l’utopia di un vecchio estimatore del croato. 

Tornando all’attualità, la sfida di stasera ai tedeschi rappresenta un passaggio chiave nella strada che conduce al primo posto: la storia insegna, arrivare primi o secondi non è un dato marginale. In  un girone dove l’Atletico difficilmente farà prigionieri, e le due trasferte (in Germania ma soprattutto in Russia) saranno più complicate di quanto non si immagini, fare bottino pieno tra le mura amiche può rappresentare una base di partenza in grado di fare la differenza per il futuro. Quanto ai tedeschi, squadra di belle speranze e ancor più belle individualità. Kai Havertz e non solo: il Bayer Leverkusen, con la sua dinamicità e la qualità di alcuni suoi giocatori, è una potenziale mina vagante della competizione. Meglio disinnescarla subito. 

Poi arriviamo alla sfida che caratterizza inevitabilmente la settimana. Perché domenica sera di fronte ci sarà l’avversario di una vita, e il capitano di tante battaglie. L’Inter ha, prima di tutto, un vero fuoriclasse: Antonio Conte. A chi non perdona il passaggio in nerazzurro, c’è da ricordare che il salentino sarebbe tornato volentieri a Torino, ma i piani alti non erano dello stesso parere. Ci sarà da pentirsi? È la prima vera domanda di Inter-Juventus, a cui Conte vuole dare una risposta chiara. La seconda è una domanda a cui forse possiamo dare già una risposta: dopo tanta attesa, il derby d’Italia vale di nuovo lo scudetto? La storia recente dell’Inter è piena di partenze a razzo e finali con ben altro andazzo. Però quest’anno ci sentiamo di dire di sì, perché c’è Conte e perché c’è anche Marotta, che in estate ha vinto 2-0 il duello di mercato col vecchio allievo Paratici. Perché a San Siro ci sarà una squadra seria, e seriamente intenzionata a vincere, ancora lontana dalla Juve, ma non quanto lo fosse la Juve di Conte dal Milan di Allegri, nove anni fa. Sappiamo tutti come è andata a finire.