Di corto muso, ma pur sempre quarta. Pirlo o non Pirlo? Questo non è il dilemma: è l’ultima domanda sulla Juve di domani

25.05.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
Di corto muso, ma pur sempre quarta. Pirlo o non Pirlo? Questo non è il dilemma: è l’ultima domanda sulla Juve di domani
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“Sei intenditore di ippica? Nelle corse di cavalli, basta mettere il musetto davanti. Non c’è bisogno di vincere di cento: musetto davanti. Fotografia: corto muso. È semplice. Quello che perde di corto muso arriva secondo. Quello che vince di corto muso è primo. Non è che scrivono ha vinto di trenta: primo. Corto muso”.  Recita così uno dei monologhi, perché di questo si trattò, più famosi della storia recente del calcio italiano. La Juventus ha messo il musetto davanti. Correva, segnava e sperava. S’aspettava che il regalo arrivasse da Bergamo, ci ha pensato invece il Napoli a commettere l’harakiri più impronosticabile. Alla fine, la Juve è quarta. Appunto: il muso davanti alle avversarie basta a centrare il minimo sindacale, forse anche qualcosa in meno se guardiamo alle ultime irripetibili dieci stagioni. Festeggiare ha poco senso, ma fa capire quanto un “banale” piazzamento Champions sia stato sofferto e inseguito. Cruciale, per quel che sarà. Almeno c’è una base da cui ripartire, a patto di mettersi di fronte agli errori commessi. I bilanci si fanno alla fine, è vero: c’è una sola società in Italia che dal 2011 a oggi ha sempre vinto qualcosa e si è sempre qualificata all’Europa che conta. Vero, ma sul piatto va messo tutto. Il quarto posto all’ultima giornata basta per evitare il disastro, non la delusione.

Pirlo o non Pirlo? Questo non è il dilemma. Intendiamoci: il futuro del tecnico bianconero è argomento d’attualità e tema da discutere. Non fosse altro che si tratta della scelta che condizionerà in maniera più immediata il rendimento della Juventus del futuro. Da fare: una società seria non può dire altro che non dipende da una partita, ma la verità è tutto il contrario. Buon per Pirlo: se davvero non fosse stata cruciale l’ultima giornata, l’unica decisione possibile era l’esonero. Dato che così non era e non è, potrebbe continuare e tutto sommato si torna lì: ha chiuso con soli cinque punti in meno a Sarri, per dirne una. Malino, ma quanto c’è di suo in una stagione nel complesso deludente? E quanto c’è delle decisioni della società nel patrimonio di punti dilapidati rispetto all’ultimo anno di Allegri? La verità è che la Juve ha mille domande sul suo futuro. Resterà Agnelli? Pare di sì. E Paratici? Probabilmente no. Cristiano Ronaldo che farà? Impossibile da dire, ma quale altro Paese gli chiede centomila euro di tasse all’anno. Paulo Dybala rinnoverà il suo contratto? Ecco, questo dovrebbe essere uno dei primi punti all’ordine del giorno. L’inevitabile abbassamento del monte ingaggi si realizzerà tagliando qualche spreco (Ramsey, lo stesso Rabiot: non ci si illuda, chiuse bene anche l’anno scorso, il problema sono i sei-sette mesi prima) o cedendo qualche pezzo pregiato? È una sfilza di interrogativi, che parte dalla testa e deve mettere in discussione tutto quanto fatto negli ultimi due anni. Il lusso è poterseli porre dal cuscinetto comodo della Champions (Uefa permettendo, altro tasto delicato). Ma serve il coraggio di porseli.