AIA, si sente puzza di bruciato. Il caso Zappi e i fantasmi di Moggi, Giraudo, Conte, Agnelli, Arrivabene e Nedved
AIA, si sente puzza di bruciato. La squalifica di 13 mesi per Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA, appunto), sancita dal Tribunale Federale Nazionale della FIGC (che ha accolto in toto la richiesta del procuratore Chiné, toh è sempre lì!) è una di quelle notizie che potrebbero avere un peso specifico notevole e che invece passano sotto traccia nel sistema mediatico nostrano.
Per ora Zappi resta formalmente in carica, in attesa del secondo grado di giudizio, ma il messaggio è chiaro: la FIGC ha di fatto “sfiduciato” il presidente degli arbitri. Il motivo? Presunte pressioni sui designatori di Serie C e D per dimettersi e far spazio a Orsato e Braschi.
Il metodo? Il solito: accusa, accusa, accusa e pochissimo spazio alla difesa. “Abbiamo constatato l’impossibilità di svolgere una difesa effettiva” hanno dichiarato gli avvocati di Zappi. Dov’è che l’avevo già sentita? Ah sì: Moggi, Giraudo, Conte, Agnelli, Arrivabene, Nedved….
E qui scatta il primo campanello d’allarme: siamo di fronte a un processo per effettive infrazioni oppure al solito teatrino per ratificare una decisione politica presa a monte? Per dirla con l’onorevole Berruto: anche in questo caso la giustizia sportiva è usata come clava per colpire gli avversari politici? Ovviamente sono solo i dubbi che possono emergere da chi ha visto troppo spesso questioni bianconere – e solo quelle - affrontate in un certo modo.
Certo è che il prossimo 26 gennaio il Consiglio Federale potrebbe disporre il commissariamento dell’AIA. In discussione c’è anche l’ipotesi che di una scissione tra Arbitri di Serie A e B (governati da una società finanziata dalla FIGC e dalle Leghe di A e B) e Arbitri delle altre categorie (guidati dall’AIA), già dalla prossima stagione.
Chi sponsorizza il progetto parla di avvicinamento al “modello inglese” finalizzato ad una maggiore professionalità e autonomia dei fischietti di Serie A e B. In ogni caso, comunque vada a finire la vicenda, è necessario che venga preservata l’autonomia del mondo arbitrale, perché già in questo modo i veleni non mancano, se poi le carriere degli arbitri fossero sottoposte direttamente o indirettamente alle “finanziatrici” FIGC e Lega Calcio con le dinamiche politiche che caratterizzano il loro funzionamento, altro che “retropensieri” per dirla con Conte…siamo in Italia, non oltre Manica…
Anche perché la stessa FIGC, che spinge per una maggiore professionalità degli arbitri con la separazione delle Serie A e B dalle categorie inferiori, è la stessa il cui presidente è nominato con elezioni in cui il peso specifico maggiore ce l’hanno la Serie C e i Dilettanti (Serie A e B valgono il 24% dei voti, Serie C e D il 46%).
Lì le esigenze di professionalità e di gestione separata per i campionati di vertice non valgono? Insomma si arriverebbe al paradosso di una FIGC fondata sui voti di Serie C e D che finanzia gli arbitri di Serie A e B. Anche in Inghilterra è così? Ma magari queste mie sono solo riflessioni di chi non si fida più di un sistema che ha ripetutamente dimostrato doppiopesismo e iniquità.
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