Gli eroi in bianconero: Sami KHEDIRA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
04.04.2021 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Sami KHEDIRA
TuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

«Cari Juventini, vorrei ringraziarvi di tutto cuore! È stato un periodo incredibilmente bello e soprattutto di successo. Sono fiero di essere stato parte di questa era. Per me è sempre stato un onore poter portare questa maglia pluripremiata e porto con me tanti bei momenti e ricordi. Sono le persone a rendere questa squadra particolare e sono davvero contentissimo di aver conosciuto qui non solo dei compagni di squadra, bensì dei veri amici. In bocca al lupo per il futuro e incrocio le dita che quest’anno vada in porto “La Decima”, sarebbe davvero un capolavoro! Per sempre, Forza Juve».

Un grande, anzi un grandissimo. Sicuramente uno dei più forti centrocampisti della sua generazione. Dotato in una grande intelligenza calcistica, nonostante non sia mobilissimo, sa sempre trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Tanti i gol segnati – di testa o di piede – grazie ai suoi inserimenti precisi come un orologio svizzero, puntuali come un treno giapponese. Se non fosse stato perseguitato da frequenti infortuni, sarebbe stato uno dei più grandi centrocampisti della storia juventina.
Padre tunisino e madre tedesca, Sami nasce a Stoccarda il 4 aprile del 1987. «Mio papà Lazhar e mamma Doris si incontrarono a Hammamet in Tunisia e fu amore a prima vista. Così, Lazhar decise di lasciare il proprio paese per seguirla in Germania. La famiglia di mia mamma reagì al matrimonio anteponendo la conoscenza ai pregiudizi. Ha concesso a mio padre la possibilità di farsi ascoltare, in modo da poterne dare una valutazione. Non possiamo piacere a tutti e non ci possono piacere tutti, non ci sarà mai solo amore nel mondo, ma prima di decidere se una persona ci piace e no bisogna valutarla. Così è stato per i miei genitori. Lazhar ha dimostrato lealtà, correttezza e grande capacità di adattamento. Alla fine, la convivenza è sempre un compromesso. Allora le famiglie miste non erano così numerose come oggi, chiaramente erano viste con occhio critico. Papà all’inizio era percepito e si sentiva diverso, però ha imparato il tedesco presto e bene, ha analizzato e soprattutto accettato la cultura e le tradizioni della Germania. Non ha detto: sono musulmano e non mi adeguo. Ha dato e quindi ricevuto rispetto. Quando si parla di integrazione, il punto fondamentale è sapere accettare e adeguarsi alla mentalità e alle regole del paese che ci ospita, non ostinarsi a volerle cambiare. Mio papà mi ha lasciato un temperamento arabo che ho mescolato alle mie virtù tedesche: credo di essere corretto, gentile, rispettoso e un grande lavoratore. In Spagna e in Italia ho imparato che bere un bicchiere di vino sul terrazzo non toglie nulla alla professionalità, anzi. Ma non mi fermo qui, voglio farmi contagiare da altre culture, mi interessano quella americana e asiatica, voglio cogliere anche i dettagli più insignificanti degli altri popoli».
Approda in riva al Po nell’estate del 2015, dopo essersi svincolato dal Real Madrid. Arriva con la laurea di campione del mondo, ottenuta l’anno prima in Brasile con la sua Nazionale. La Juve deve supplire alle partenze di Pirlo e Vidal e fa affidamento sulle grandi qualità del tedesco. La stagione, però, parte male per Sami che si fa male in un’amichevole pre campionato e deve rimandare il suo esordio con la casacca bianconera a fine settembre, nella partita di Coppa dei Campioni contro il Siviglia. Segna la sua prima rete 4 giorni dopo, nella sfida casalinga con il Bologna. È il punto del 3-1 che ribalta completamente lo svantaggio iniziale. E comincia così un’incredibile rimonta che porta la Vecchia Signora a vincere il quinto scudetto consecutivo e la Coppa Italia (la seconda consecutiva). In totale, gioca 25 partite e segna 5 reti.
Ma è nella stagione successiva che il supporter juventino fa la conoscenza col vero Khedira. Orfana di Pogba – tornato al Manchester United – la squadra bianconera viene letteralmente trascinata da Sami che gioca 45 partite e realizza 5 marcature. Va in gol nelle prime due partite, contro Fiorentina e Lazio, poi timbra il cartellino anche con Pescara, Sassuolo e Napoli. Vince nuovamente lo scudetto e la Coppa Italia, arriva in finale di Coppacampioni, nello sfortunato match contro i suoi ex compagni del Real Madrid. «Sami capisce a che velocità bisogna andare durante la partita e vi si adegua», sono le parole di Allegri che implica una superiorità del tedesco sul suo contesto.
Salgono a 9 le reti nel 2017-18, in 39 presenze. Ancora uno scudetto e ancora un Coppa Italia. E la sua giornata di gloria, il 22 ottobre in quel di Udine: con una fantastica tripletta porta alla vittoria la Juventus per 6-2. «Sono molto felice, non soltanto per me – perché segnare per la prima volta in carriera una tripletta è senza dubbio speciale – ma soprattutto per la squadra, perché era importante avere questa reazione dopo l’espulsione di Mario. Sono tre punti che pesano parecchio, quelli conquistati questa sera sotto il diluvio. Oggi il nostro obiettivo era vincere, e ci siamo riusciti: ci servirà anche per affrontare con il miglior spirito le prossime partite. Vogliamo mantenere questo livello di rendimento fino alla fine: la Juve c’è, sappiamo che la strada e lunga ma siamo concentrati sull’obiettivo». E poi una doppietta al Sassuolo, nello scoppiettante 7-0 del 4 febbraio 2018.
Finisce qui, in pratica, l’avventura juventina di Sami Khedira. La stagione 2018-19 lo vede scendere in campo solamente 17 volte, falcidiato dagli infortuni. Addirittura il 20 febbraio gli viene diagnosticata un’aritmia cardiaca che lo costringe a stare fuori per un mese. «Sami Khedira – si legge su Gazzetta.it – è stato già operato a Torino. L’intervento tecnicamente si chiama “ablazione”, una piccola bruciatura all’interno del cuore che genera una cicatrice. Questa cicatrice permette di interrompere il circuito elettrico che genera la fibrillazione. L’ipotesi era sul tavolo già ieri ed è stata confermata dopo un esame, lo studio elettrofisiologico. “La ripresa dell’attività agonistica è prevista in circa un mese”, ha scritto la Juventus sul suo sito. Confermate quindi le previsioni di ieri. A fine marzo si potrà rivedere Khedira in campo. Sami Khedira si è sentito male ieri, alla vigilia di Atletico-Juve. Uno spavento che ha ritardato l’arrivo a Madrid e ha turbato la giornata di Allegri e della squadra. Il cuore del tedesco si è messo a battere in modo irregolare per una fibrillazione atriale, episodio molto simile a quello accaduto a Stephan Lichtsteiner nel 2015. Lo svizzero rimase lontano dai campi dal 23 settembre al 3 novembre e tornò in Champions, segnando un gol in trasferta al Borussia Mönchengladbach. La Juve spera che possa succedere lo stesso con Khedira».
Ma ogni volta è sempre più complicato recuperare, è sempre più difficile avere una preparazione fisica adeguata. Così, da autentico padrone del centrocampo bianconero, Sami diventa una specie di peso da portarsi appresso. La sua mobilità è limitata e nemmeno i suoi proverbiali inserimenti sono più efficaci. «La povertà del suo contributo numerico – scrive Matteo Gatto su Ultimouomo.com – si affianca a una certa piattezza tecnica. Le clip che raccolgono il meglio delle sue giocate sono tendenzialmente brevi e rimpolpate da giocate pregevoli ma che non vanno a buon fine. C’è sì qualche gol, qualcuno anche di buona fattura, e qualche bell’assist, ma complessivamente i video di highlights di Khedira, realizzati secondo i codici di intrattenimento con cui si montano quelli di Neymar o di Iniesta, risultano stiracchiati e poco emozionanti. E la ragione è che un numero singolarmente alto di partite si conclude senza che ci si possa ricordare di una sua singola giocata. Guardando giocare Khedira non si ha l’impressione di qualcuno che stia giocando male, ma di un calciatore che non si capisce sulla base di quali qualità possa giocare bene. Un calciatore che potrebbe non avere alcun talento. Anche un pubblico ormai molto più competente di un tempo, guarda Khedira e non vede niente di particolare. Khedira non fa girare la squadra. Tocca pochi palloni e li gioca quasi tutti in modo apparentemente semplice. Non dribbla, non ha rilevanti capacità di verticalizzare, né di giocare sul lungo. Non è una mezzala di possesso, non contrasta, non va in tackle, non vince duelli aerei. Non scatta, non strappa palla al piede, non copre ampie zone di campo. Spesso non dura neppure 90 minuti».
Sono 17 anche le parte del campionato successivo. E, per la prima volta, non riesce a infilare nemmeno una volta il pallone nella rete avversaria. La sua stagione finisce in pratica a dicembre, quando viene operato al ginocchio. Nonostante la grande stima di Maurizio Sarri: «Mah, se Khedira è un problema io i problemi me li tengo volentieri. È un ragazzo di un’intelligenza tattica mostruosa. Poi può darsi che quando le partite viaggiano su certi livelli di intensità, di accelerazione e di ritmo possa avere anche un attimino di difficoltà. Può dar l’impressione in certi momenti di non reggere il ritmo della partita. Il valore di avere in campo Khedira e la sua “intelligenza tattica” è superiore agli ipotetici svantaggi portati dalla sua lentezza, reale o percepita che sia».
Arriva Pirlo sulla panchina della Vecchia Signora e Sami viene messo fuori rosa. «Sono un ragazzo competitivo e voglio giocare, questa situazione è insolita per me. Prendo parte agli allenamenti della squadra, cerco di mantenere sempre intatto il livello di concentrazione e di energia. Ma poi nel fine settimana manca la cosa più importante. Ecco perché sto provando a cambiare la situazione o a lasciare Torino per tornare a fare quello che più mi piace: giocare a calcio». Così, il 1° febbraio 2021 rescinde il contratto e ritorna in Germania, nell’Herta Berlino.
Quindici anni di trionfi in cui Sami si è trovato a dover saltare oltre 200 partite, quasi 900 giorni complessivi, ovvero 2 anni e 5 mesi. Resta il grande rimpianto di quello che avrebbe potuto essere, di quello che avrebbe potuto fare senza tutti quegli infortuni.