Gli eroi in bianconero: Robert KOVAC

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
30.04.2022 10:19 di Stefano Bedeschi   vedi letture
Gli eroi in bianconero: Robert KOVAC
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GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2005
Capello corto e mascella volitiva, fisico potente e agile al tempo stesso, lo sguardo fiero di chi possiede una fiducia cieca nei propri mezzi: Robert Kovac, nuovo pezzo pregiato della difesa della Juventus, si presenta così nel ritiro di Salice Terme, dove, per la prima volta, incontra il popolo bianconero. In realtà l’incontro, a distanza, c’era già stato lo scorso anno, quando il croato di Germania vestiva la casacca del Bayern Monaco e, nel girone eliminatorio della Champions League, si confrontò per due volte con Del Piero e compagni: «La Juve giocò due partite tatticamente perfette – ricorda Robert – riuscendo a sfruttare al meglio le poche occasioni da gol che le si presentarono. La cosa che mi impressionò fu la determinazione, la volontà di controllare il gioco e l’avversario: una caratteristica che possiedono solo le grandi squadre».
La doppia sfida segnò il destino di Kovac: la Juve vinse entrambe le partite, ma il ragazzo fece bene, tanto da convincere Capello e Moggi ad assicurarsi i suoi servigi per la stagione futura. 31 primavere alle spalle, una Coppa Intercontinentale nel 2001, due titoli della Bundesliga, nel 2003 e lo scorso anno: i titoli e l’esperienza certo non gli mancano, eppure Robert suda e lavora sul campo di Salice Terme con la passione di un ragazzino. Lo incontriamo al termine del suo secondo giorno di ritiro. I muscoli sono ancora imballati, ma l’entusiasmo è alle stelle e quasi cancella la fatica.
– Allora Robert, com’è stato il primo impatto?
«Ottimo, e non poteva essere altrimenti: certo, la stanchezza si fa sentire dopo i primi allenamenti, ma sono talmente felice di essere qui che non ci penso. La Juventus è il massimo: un grande club, il più importante d’Italia. La società è impeccabile, basta vedere quanta gente lavora per noi anche qui, durante il ritiro. E poi la squadra è una corazzata imbattibile, molto compatta ed equilibrata in tutti i reparti; conoscevo di fama tutti i giocatori, ancor prima di incontrarli di persona! Sono venuto qui per vincere tutto: scudetto e Champions League».
– Hai pronunciato la parola magica: Champions League, il primo obiettivo per la società e per i tifosi.
«Lo so bene, faremo di tutto per vincerla, anche se il Liverpool insegna: non vince sempre la squadra più forte. Servono tante componenti, tra le quali anche una buona dose di fortuna. Non sarà facile, ma con la qualità di cui dispone questa squadra, è un obiettivo alla nostra portata».
– È quello che ha chiesto mister Capello, non appena vinto lo scudetto.
«E noi faremo di tutto per accontentarlo. Lui è un grande, uno dei migliori allenatori del mondo. È da poco che mi alleno sotto la sua direzione, ma mi sono subito reso conto dell’attenzione con la quale segue i giocatori, della cura che presta a ogni minimo dettaglio. Non è un caso che abbia vinto ovunque è andato».
– Hai già un’idea di quello che ti chiederà in campo?
«Capello mi conosce, sono un difensore centrale, questa era la mia posizione anche al Bayern e quindi suppongo che verrò impiegato in quel ruolo. Me la vedrò contro grandi campioni, penso a Shevchenko o ad Adriano… sono fortissimi, ma non li temo».
– Guarda caso hai citato i due attaccanti di Milan e Inter, le concorrenti più agguerrite della Juventus.
«Sicuramente è contro di loro che ci dovremo confrontare: sono queste le avversarie più forti. In Germania quando ne ho avuto la possibilità, ho guardato il campionato italiano. Mi piace è interessante, agguerrito, il pubblico è molto “caldo” e poi l’Italia è un paese meraviglioso dove vivere».
– A proposito: conosci già Torino?
«Ci sono stato qualche volta in trasferta, ma non posso dire di conoscerla. Me ne hanno parlato bene, mi hanno detto che è una città bella e tranquilla. Ottimo, tanto non sono in cerca di distrazioni: il tempo libero lo passo a casa con mia moglie e la mia bimba di tre anni e sono felicissimo così».

Anica è pure lei croata, nata e vissuta a Berlino. Nel 1995, all’età di 17 anni, è una modella molto famosa che fa incetta di premi: Miss Croazia, Miss Mondo e addirittura Miss Universo. Una volta sposata, Anica diventa una moglie e una madre modello, dedicando tutto il suo tempo al marito e alla splendida figlia. «Robert è stato il primo e unico amore. Non avrei mai voluto sposare un calciatore, ma Robert è una persona speciale; non mi pesa affatto aver abbandonato la mia vita da modella».
Nonostante la concorrenza di Thuram e Cannavaro, Kovac scende in campo per 23 volte, realizzando anche una rete, nella vittoriosa partita contro il Lecce. Robert può, quindi, aggiungere al già ricco palmarès, anche il titolo di Campione d’Italia.
Nella stagione successiva è ancora alla Juventus, nonostante la retrocessione in Serie B della compagine bianconera. La stagione non è fortunata per Robert, fermato da tantissimi problemi fisici.
La partita inaugurale del torneo è da dimenticare: confeziona un super pasticcio con il compagno Boumsong, che permette all’attaccante riminese Ricchiuti di pareggiare la rete di Paro. Comincia così in salita il campionato cadetto della Juventus.
Anche durante altre partite il croato dimostra di aver perso quella sicurezza che lo ha sempre contraddistinto e alla fine della stagione, non rientrando nei piani del nuovo allenatore Ranieri, viene ceduto al Borussia Dortmund.