Gli eroi in bianconero: Juan VAIRO

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
03.08.2013 10:15 di Stefano Bedeschi  articolo letto 5136 volte
Gli eroi in bianconero: Juan VAIRO

Estate del 1955: la dirigenza juventina decise di rinnovare parzialmente il parco stranieri della formazione, partendo dall’attacco che, da quando se ne erano andati i due Hansen, non aveva trovato più la penetrazione degli anni precedenti. Dall’Argentina giunse Juan Vairo, fratello dì Federico, terzino della Nazionale biancoceleste guidata dal “Filtrador” Guillermo Stabile.

Vairo proveniva dal Boca Junior, la famosa “equipo zeneise”, nella quale giostrava da interno su entrambe le fasce del campo. Le origini di Vairo si rifacevano ai genitori calabresi: il giocatore raccontò spesso che il padre era stato ottimo calciatore con la maglia della Sampierdarenese negli anni Venti.

Quando sbarcò in Italia, iniziò a tessere le lodi dei fratello, dichiarando apertamente che era molto migliore di lui. La Juventus di quell’anno poteva contare ancora sul validissimo apporto di Giampiero Boniperti, sempre atletico e ragionatore, anche se al centro mancava di un ariete sfondatore. Vairo stentò parecchio ad ambientarsi e, quando arrivò l’autunno, incontrò ancora più difficoltà a causa dei terreni bagnati, ai quali non era abituato.

“Viri” Rosetta, nell’inverno del 1955, affermò che si «sarebbe dovuta attendere la primavera e, quindi, un fondo a lui congeniale, per poter esprimere un giudizio compiuto».

Ciò nonostante, l’allenatore Sandro Puppo non volle mai provare l’argentino in maniera concreta, ritenendo più affidabile inserire in formazione giocatori meno dotati sul piano tecnico, ma più redditizi dal punto di vista del rendimento.

Era costato 18 milioni, una cifra non esaltante, ma comunque non disprezzabile per un atleta sceso in campo 11 volte complessive. Nel corso di queste rare apparizioni, Juan Vairo segnò 3 reti dando prova che, quando le condizioni fisiche e del terreno glielo permettevano, era dotato di una tecnica ben oltre la media e di una discreta visione di gioco.

Alla metà di marzo del 1956, stanco di vivere una situazione ormai compromessa, Vairo se ne fece ritorno in patria, trovando un pronto ingaggio tra le file del “millionarios” del River Plate. La sua improvvisa partenza per il Sudamerica venne da qualcuno interpretata come una fuga: in realtà, la società era d’accordo con il giocatore per risolvere consensualmente il contratto, tant’è che non oppose alcuna ragione all’arrivo della richiesta di nulla-osta da parte del River Plate.