Gli eroi in bianconero: Gabriele PIN

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
12.10.2019 10:24 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Gli eroi in bianconero: Gabriele PIN

Nasce a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, il 21 gennaio 1962. Arriva alla Juventus nell’estate del 1985, da Parma, sulla scia di Pioli, ma con un particolare importante in più; è di scuola juventina, avendo, appena diciottenne, già debuttato in Serie A, all’ultima giornata del campionato 1979-80, contro la Fiorentina. Giocò, per la cronaca, un solo tempo e la Juventus vinse bene, un 3-0 indiscutibile.

Nella squadra emiliana, allenata da Gedeone Carmignani, Gabriele svolge mansioni atipiche, che si avvicinano a quelle del play-maker del basket. Un regista, insomma, ma anche un incontrista-lottatore, che si sdoppia a seconda del bisogno e che garantisce alla squadra un contributo sia in fase di costruzione, che in quella di interdizione.

Pin ha i piedi buoni e il senso geometrico del gioco, che vede assai bene e con singolare rapidità; ha anche uno spiccato senso della ricerca dell’avversario a cui applicarsi, degli spazi da chiudere. In definitiva, un giocatore capace di adattare i propri estri al servizio del collettivo, ma anche uno con la necessaria personalità per impugnare, quando occorre, la bacchetta del direttore d’orchestra.

Con queste credenziali, Gabriele ritorna in bianconero e trova in Trap un immediato motivo di stimolo. L’allenatore bianconero capisce le doti del ragazzo e lo getta, sin dalle prime amichevoli, nella lotta. Non c’è partita, più o meno importante, in cui Gabriele non abbia l’opportunità di mettersi in luce e non c’è partita in cui Pin, una volta in campo, non ricambi la fiducia dell’allenatore.

In Coppa Italia, nella goleada contro la Casertana, Gabriele riesce a realizzare anche una rete; a Firenze; sempre in Coppa Italia, Pin risulta, a giudizio unanime, il più positivo dei centrocampisti bianconeri e si merita elogi pubblici dell’allenatore. Il Trap smorza gli entusiasmi, usa prudenza e non vuol bruciare le tappe rischiando di bruciare Gabriele. Gioca quando serve, quando la logica della partita lo richiede.

E in Coppa dei Campioni, nella partita di ritorno con la Jeunesse, scocca la seconda ora fatidica; Gabriele è in campo dall’inizio, in un ruolo che esalta le sue molte valenze tattiche e la sua prestazione è di quelle che fanno parlare a lungo. I pochi addetti ai lavori che seguono, in esclusiva, la partita nel Comunale deserto, si sbilanciano in giudizi perentori sul ragazzo; in parecchi lo additano addirittura come il migliore in campo. Il goal che Gabriele segna, con stoccata dalla distanza che coglie l’angolo estremo, è un pezzo di bravura tutt’altro che isolato, in una gara che lo conferma giocatore davvero versatile per tutte le incombenze del centrocampo. «Ho azzeccato un gran tiro – commenta a fine gara – è diventato un goal imparabile. È stata per me un’occasione da sfruttare, ho cercato di trovare il ritmo giusto per mettermi in evidenza. Devo dire che tutto è stato reso difficile dal clima irreale in cui si è giocato. Anche se gli avversari erano inconsistenti si è sentita la mancanza di incitamento».

Pin disputa trentadue partite, compresa la vittoriosa finale di Coppa Intercontinentale; alla fine di quella stagione, è ceduto alla Lazio. Nella capitale disputa sei stagioni ad altissimo livello, prima di ritornare al Parma; rimane in gialloblu quattro campionati, per poi chiudere la carriera al Piacenza.