Gli eroi in bianconero: Ermes MUCCINELLI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
28.07.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Ermes MUCCINELLI

Fu Piero Dusio, industriale torinese, presidente dal 1941 al 1947 a scoprire Muccinelli: «Ho visto un ragazzino tutto pepe, un romagnolo che gioca già con la Biellese. Quello è un piccolo grande giocatore». Dusio che, oltre ad essere presidente aveva militato nelle file della Juventus, di calciatori se ne intendeva e, sicuro di non sbagliare, portò Muccinelli alla Juventus. Mucci esordì il 29 dicembre 1946 al Comunale contro il Brescia, due mesi esatti prima dell’esordio di Giampiero Boniperti, che di Muccinelli sarebbe diventato inseparabile amico.

Muccinelli conquistò immediatamente i tifosi, perché sembrava uno scoiattolo, una pulce, era l’antiregola per definizione. Era sempre dove nessuno se lo aspettava, un ribelle alle norme convenzionali e programmatiche della tattica di gara. Aveva l’istinto dell’evasione, e si comportava sempre un autentico Peter Pan delle favole calcistiche, una sorta di bambino che volava via dalla finestra della sua casa, in cerca di avventure. Rappresentava, insomma, la rivincita dell’istinto e dell’estro sulle regole che il calcio di quell’epoca esigeva.

Mucci era una vera trottola, sapeva correre senza palla ed era facile, per il compagno, raggiungerlo con un lungo lancio; si spostava continuamente, era in difesa per aiutare i compagni in una situazione critica e subito dopo in attacco per sfruttare al meglio il contropiede. Aveva uno scatto e una velocità sufficiente a mettere in crisi i difensori avversari, il controllo di palla perfetto e una visione immediata del gioco offensivo.

Era pronto a precipitarsi verso il portiere avversario, per sfruttare ogni possibile errore, ogni qualvolta i suoi compagni tiravano verso la porta avversaria. La sua vitalità eccezionale e il suo coraggio lo portavano a essere la vittima designata dei difensori avversari; nonostante ciò, solo in due circostanze e sempre a Genova, Muccinelli fu costretto a uscire dal campo in barella.

Nella stagione 1955-56, Ermes se ne andò alla Lazio e così, Boniperti e Muccinelli, due amiconi, due grandi giocatori che avevano costruito la fortuna di una Juventus irresistibile, si ritrovarono in campo come avversari. Nella partita giocata a Torino, la Juventus vinse sulla Lazio per 1-0 e fu proprio Boniperti a segnare il goal decisivo; a Roma, invece, nel girone di ritorno, Muccinelli fu il protagonista della vendetta laziale (2-0) e segnando la prima rete dei biancocelesti. Muccinelli giocò ancora tre stagioni meravigliose nelle file della squadra romana e poi fece ritorno alla Juventus, dove concluse la carriera.

Anche la Nazionale si accorse, inevitabilmente, di lui. Esordì il 5 marzo 1950 a Bologna contro il Belgio. La nostra formazione era composta da giocatori esordienti (il più anziano, come attività, era Carapellese, con dieci presenze) e fu messa in difficoltà più volte dalla velocità dei belgi che passarono presto in vantaggio. Boniperti si infortunò e al suo posto entro proprio Muccinelli, che, dopo pochi minuti, segnò la rete del pareggio e, all’inizio della ripresa, siglò anche il goal del raddoppio azzurro. Poi Amadei mise definitivamente al sicuro il successo italiano con la terza rete.

Fu protagonista anche in Egitto, il 13 novembre 1953, nel corso di una gara valevole per la qualificazione ai Mondiali svizzeri, che si sarebbero disputati l’anno successivo. La nostra Nazionale giocò malissimo e alla fine del primo tempo era sotto di un goal, realizzato del centrattacco Diba. Nella ripresa Frignani segnò il goal del pareggio e Muccinelli firmò quello della vittoria. In totale Muccinelli vestirà undici volte la maglia azzurra, realizzando quattro goal.

Di lui disse una volta Boniperti: «Quando giocavamo in casa, la sua domenica sera era già stabilita: cascasse il mondo, andava al night di Via Saluzzo dove, lui che era un tappo, ballava esclusivamente con ragazze altissime. C’era da divertirsi soltanto a guardarlo. Il conto lo faceva mandare sempre allo stesso indirizzo: “Giovanni Agnelli, Corso Matteotti”. Il segretario dell’Avvocato quando si trovava tra le mani quelle note spesa chiedeva preoccupato: “Cosa dobbiamo fare?” “Ah, è quel puttaniere di Muccinelli!” commentava l’Avvocato. E saldava».

«Ai miei tempi – diceva – sia la Juventus che il campionato erano un’altra cosa. Si dava più spettacolo, il pubblico si divertiva veramente e il gioco era meno sacrificato sull’altare delle tattiche. La nostra prima linea composta dal sottoscritto, Boniperti, Martino, John Hansen e Præst giunse a segnare cento reti in un campionato».