Simonelli: "Serie A campionato competitivo, Condiviso con Malagò un programma di rilancio del calcio italiano"
Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, è intervenuto durante il Festival della Serie A in corso di svolgimento a Parma e ha parlato del nostro campionato: “Se il calcio è malato, la questione riguarda un po’ meno la Serie A, che è un campionato competitivo e che ha fatto registrare un aumento dell’audience. C’è voglia di calcio, è chiaro che poi ci siano tante cose da fare”.
Come sta il calcio italiano?
"Mi sembra una domanda pleonastica. Purtroppo non sta benissimo, ma la Serie A non è messa così male. Da 3 anni abbiamo più di 30 mila spettatori di media a partita, un'audience in aumento, quindi significa che il campionato italiano è apprezzato e seguito. Abbiamo un problema a livello internazionale perché non abbiamo più i grandi campioni, che fanno appeal e che fanno crescere i giovani. Vedo tutto questo collegato. Poi tutti vorremmo che la Nazionale tornasse ai fasti del passato, c'è molto da fare. Col nostro candidato Malagò abbiamo condiviso un programma di rilancio del calcio italiano che partirà dalle scuole ma anche dall'attrarre i grandi campioni che facciano crescere i ragazzi per il futuro".
Quanto vi sentite colpevoli delle difficoltà del calcio italiano?
“Quando le cose non vanno bene, non va cercato un capro espiatorio, perché sono un po’ di tutte. Se la colpa è il fatto di non aver fatto lo stage per la Nazionale, posso dire che non c’erano giornate disponibili. Nessuna nazione al mondo ha fatto lo stage, tranne la Turchia, che è un campionato a 18 e comunque poi non ha fatto lo stage perché si sono resi conto che i calciatori più iconici giocavano all’estero. C’è molta ignoranza nel mondo dei tifosi su cosa sia la Federazione e cose siano le Leghe. Noi, con la Serie B, la Serie C, le componenti e i Dilettanti, formiamo le componenti della Federcalcio, che fa tutta una serie di cose che nell’immaginario collettivo vengono ricondotte alla Serie A. La Serie A fa determinate cose: il calendario, gli anticipi e i posticipi, che però decidono sostanzialmente le TV, ma per esempio non decide i divieti di trasferta come pensano in molti. Anzi, nell’ultimo caso del derby romano abbiamo fatto ricorso al TAR per tutelare i 300.000 tifosi coinvolti. Il tema non è solo legato ai giovani calciatori che si perdono. Ci sono una marea di calciatori che non troviamo. Nei cinque grandi campionati c'è solo un siciliano, c'è solo un calabrese. È possibile che l'11% dei cittadini italiani esprima solo due calciatori? È un lavoro che il calcio deve fare", le sue parole riprese da TMW.
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