Juventus Women, senza Braghin è un’altra storia: i passi falsi di Mazzetta e Guerrero

Juventus Women, senza Braghin è un’altra storia: i passi falsi di Mazzetta e GuerreroTuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 17:09Altre notizie
di Camillo Demichelis
La crisi della Juventus Women nasce da una rosa squilibrata e da una gestione tecnica incerta: Mazzetta e Guerrero sono chiamati a rispondere

La crisi della Juventus Women chiama in causa sia le scelte di mercato di Massimiliano Mazzetta sia il lavoro di Isaac Guerrero. Una rosa costruita con evidenti squilibri, una difesa che ha perso le proprie certezze, un centrocampo numericamente abbondante ma privo di alcune caratteristiche fondamentali e una gestione tecnica che fatica a garantire continuità: sono questi i nodi che alimentano le difficoltà della squadra. Il problema, dunque, non riguarda soltanto i risultati, ma anche la programmazione e la coerenza delle decisioni prese. Individuare le responsabilità diventa fondamentale per comprendere le ragioni di una crisi che rischia di essere sottovalutata se le prossime partite dovessero portare qualche risultato positivo.

Juventus Women, gli errori di mercato di Mazzetta: una rosa senza equilibrio

La campagna acquisti della Juventus Women presenta criticità evidenti, a partire dal rapporto tra quantità e qualità. L'arrivo di numerose giocatrici non ha garantito un miglioramento proporzionato del livello complessivo della squadra, che continua a mostrare carenze di esperienza e fisicità. Aspetti che diventano particolarmente importanti con il passare della stagione, quando i campi più pesanti favoriscono i duelli e richiedono maggiore capacità di reggere l'intensità delle avversarie.

Le difficoltà emergono soprattutto nella composizione dei reparti e nella possibilità di adattare il sistema di gioco alle esigenze delle partite. Il passaggio a due punte, reso necessario anche dalla mancanza di esterni offensivi, mette in evidenza uno dei paradossi della rosa: le alternative in attacco sono limitate, mentre a centrocampo si registra un'elevata concentrazione di giocatrici per un numero ridotto di posti disponibili.

La cessione di Bonansea ha contribuito a modificare gli equilibri offensivi, costringendo Guerrero a rivedere le proprie soluzioni. La squadra era stata costruita con due centrali e quattro esterni d'attacco, ma la nuova situazione ha reso più complicata la gestione delle alternative. Il risultato è una rosa che non sembra offrire tutte le risorse necessarie per affrontare con efficacia i cambiamenti tattici richiesti dalla stagione.

Il problema più grave riguarda però la fase difensiva. La Juventus ha rinunciato a una struttura che nella stagione precedente aveva garantito solidità, intervenendo su un reparto senza riuscire a ricostruire certezze altrettanto solide. Le uscite di Krumbiegel, Calligaris, Kullberg e Harviken hanno modificato profondamente gli equilibri arretrati, mentre le soluzioni individuate non sembrano aver risolto tutte le necessità della squadra. Anche la partenza di Cascarino ha ridotto le possibilità di copertura in più ruoli, compresa la fascia sinistra, dove avrebbe potuto rappresentare un'alternativa sia al centro sia come terzino.

L'inserimento di Sylla, che nella stagione precedente aveva collezionato appena sei presenze, e di D’auria non ha eliminato i dubbi sulla composizione del reparto. A mancare è anche un difensore mancino di ruolo, un profilo che avrebbe potuto offrire maggiori soluzioni nella costruzione e nella gestione della linea arretrata.

Le scelte offensive presentano contraddizioni altrettanto significative. Le partenze di Vangsgaard e Cambiaghi hanno lasciato spazio a una configurazione con due punte per due posti, mentre l'inserimento di Graziani non ha risolto la necessità di avere un'attaccante con caratteristiche più specifiche. La situazione appare ancora più difficile da comprendere se si considera l'abbondanza a centrocampo, dove sono presenti otto giocatrici per tre posti, senza un vero incontrista capace di garantire fisicità e protezione.

Una figura con queste caratteristiche sarebbe stata particolarmente utile nelle partite più combattute, soprattutto contro avversarie in grado di imporre intensità e aggressività nei duelli individuali. La costruzione della rosa sembra quindi aver privilegiato la quantità rispetto alla complementarità dei profili, lasciando scoperte esigenze fondamentali.

Il nodo centrale del lavoro di Mazzetta riguarda proprio la visione complessiva del progetto. Una rivoluzione del gruppo può avere senso soltanto se accompagnata da una strategia chiara, nella quale ogni acquisto risponda a una necessità tecnica precisa. Quando, invece, la discontinuità con il passato diventa una priorità superiore all'equilibrio della squadra, il rischio è quello di ritrovarsi con numerose alternative sulla carta ma poche soluzioni realmente efficaci sul campo.

Guerrero sotto esame: tattica, gestione delle giocatrici e responsabilità condivise

Le difficoltà della Juventus Women non possono essere attribuite esclusivamente al mercato. Isaac Guerrero ha precise responsabilità nella gestione tecnica, nell'organizzazione difensiva e nella capacità di valorizzare le giocatrici a disposizione. I problemi della rosa possono limitare le possibilità dell'allenatore, ma non eliminano la necessità di trovare un sistema di gioco più efficace e di ridurre gli errori che continuano a condizionare i risultati.

Le statistiche sul possesso palla e sugli XG, da sole, non sono sufficienti a descrivere il rendimento della squadra. Anche quando la Juventus riesce a controllare il gioco e a produrre occasioni, il risultato finale può evidenziare carenze strutturali. Una sconfitta per 2-5, a fronte di dati favorevoli in alcune voci statistiche, dimostra quanto il dominio territoriale possa diventare irrilevante se non è accompagnato da equilibrio, solidità e capacità di gestire le transizioni difensive.

Il confronto con il Barcellona aiuta a comprendere il problema. Una squadra può permettersi di difendere con pochi elementi e lasciare ampi spazi alle spalle della linea arretrata soltanto quando dispone di giocatrici capaci di sostenere quel tipo di organizzazione. Mapi e Paredes, per caratteristiche e qualità individuali, rappresentano un esempio di come un sistema tattico debba essere costruito in funzione delle interpreti. Replicare determinati principi senza avere profili equivalenti può esporre la squadra a rischi difficili da controllare.

Un altro interrogativo riguarda il rapporto tra Guerrero e la dirigenza. Se, a fronte di tredici nuovi acquisti, nove giocatrici trovano poco spazio e la squadra continua a schierare sette undicesimi della formazione della stagione precedente, diventa inevitabile interrogarsi sulla corrispondenza tra le scelte di mercato e le esigenze dell'allenatore. Le ragioni del mancato impiego possono essere diverse, ma la situazione richiede una valutazione approfondita.

Se i nuovi profili non vengono utilizzati, è necessario capire se le difficoltà dipendano dai tempi di adattamento, da caratteristiche non adeguate al sistema di gioco o da valutazioni tecniche che non hanno trovato riscontro nelle scelte della dirigenza. In ogni caso, il dato evidenzia una distanza tra il rinnovamento atteso e quello effettivamente realizzato sul campo.

Anche la gestione delle singole giocatrici presenta aspetti problematici. Sylla ha disputato 45 minuti contro il Como, per poi sparire dalle rotazioni; Hayashi ha avuto un impiego analogo contro il Milan, senza trovare successivamente continuità. Su Khelifi restano interrogativi legati al suo utilizzo, mentre l'alternanza dei portieri, in assenza di gerarchie chiare, rischia di compromettere la fiducia delle dirette interessate.

La gestione del gruppo è parte integrante del lavoro di un allenatore. Le rotazioni possono essere utili per mantenere alta la competitività, ma devono seguire criteri riconoscibili e inserirsi in una strategia coerente. Cambiamenti continui, impieghi episodici e decisioni poco leggibili possono generare incertezza, rendendo più difficile per le giocatrici trovare continuità e comprendere il proprio ruolo.

Guerrero deve quindi assumersi la responsabilità delle proprie scelte, delle rigidità tattiche e della capacità di valorizzare le risorse disponibili. Allo stesso tempo, le criticità della rosa rendono insufficiente una lettura della crisi limitata alla panchina. Il problema riguarda anche la programmazione, perché una squadra costruita senza un equilibrio preciso può mettere in difficoltà qualsiasi allenatore.

Anche un eventuale cambio di guida tecnica sarebbe complicato. Un nuovo allenatore dovrebbe intervenire su problemi già presenti, lavorando con una rosa definita e senza la possibilità di correggere immediatamente le lacune attraverso il mercato. Dopo aver costruito il gruppo attorno a determinate idee, la società dovrebbe inoltre chiarire quale direzione intende seguire. Sostituire Guerrero senza rivedere le scelte che hanno contribuito alla composizione della squadra rischierebbe di spostare il problema senza risolverlo.

A questa Juventus Women sembra mancare anche qualcosa che va oltre le scelte di mercato e le decisioni tattiche: la lungimiranza, l'esperienza, la visione e la solidità che Stefano Braghin aveva garantito negli anni. La Juventus è andata avanti e andrà avanti anche senza di lui, ma davanti a un futuro che oggi appare nebuloso è inevitabile guardarsi indietro e interrogarsi su ciò che manca al progetto attuale.

Le prossime partite contro Vienna e Fiorentina possono offrire alla Juventus Women l'opportunità di rilanciarsi, recuperare fiducia e migliorare la propria posizione. Risultati positivi sarebbero importanti, ma non basterebbero a cancellare le contraddizioni emerse nella costruzione della rosa e nella gestione tecnica.

Il rischio è che un eventuale successo venga utilizzato per archiviare troppo rapidamente le difficoltà, senza affrontare le questioni che hanno portato la squadra a perdere equilibrio. La priorità deve essere individuare le ragioni della fragilità difensiva, migliorare la distribuzione delle risorse tra i reparti e definire un'identità tattica coerente con le caratteristiche delle giocatrici.

La crisi della Juventus Women chiama in causa, dunque, responsabilità differenti ma strettamente collegate. Mazzetta deve rispondere delle scelte di mercato e della visione con cui è stata costruita la rosa; Guerrero è chiamato a migliorare l'organizzazione della squadra e la gestione del gruppo. Senza un confronto chiaro su questi aspetti, le prossime vittorie potrebbero soltanto nascondere temporaneamente problemi destinati a ripresentarsi.