Iaquinta: «Spalletti era dieci anni avanti. A braccio di ferro mi distrusse». Poi il rimpianto Juventus con Conte
Vincenzo Iaquinta riapre l'album dei ricordi e dentro ci sono la Juventus, Luciano Spalletti, Marcello Lippi, Antonio Conte e soprattutto quella Nazionale capace di conquistare il Mondiale del 2006.
L'ex attaccante bianconero racconta anche il difficile periodo personale e giudiziario vissuto negli ultimi anni, ma quando il discorso torna sul calcio riaffiorano immagini molto diverse parlando a Gazzetta: l'Udinese di Spalletti, il gol al debutto mondiale, la Juventus e un Gigi Buffon che per Iaquinta non ha rivali.
Iaquinta: «Spalletti era dieci anni avanti»
Il rapporto con Luciano Spalletti nasce a Udine, dove Iaquinta diventa uno degli attaccanti più importanti del calcio italiano.
E il giudizio sull'attuale tecnico juventino è netto: «Che anni a Udine! Avevamo un gioco spettacolare, Luciano era dieci anni avanti a tutti. Le racconto questa: io in spogliatoio ero il campione di braccio di ferro, battevo tutti. Un giorno si presentò lui, mi sfidò e a momenti mi spaccava il braccio. Tre secondi e via. “Così la smetti di fare il bischero”, mi disse. Questo è Spalletti. In campo è un martello, ma fuori sa come fare gruppo».
Un episodio curioso, ma anche un modo per descrivere il carattere dell'allenatore: durissimo sul lavoro, capace però di costruire un rapporto particolare con i giocatori.
Il Mondiale 2006: «Ho ancora i brividi»
Il punto più alto rimane inevitabilmente Berlino.«Sì, senza dubbi. La sensazione provata nel momento in cui Cannavaro alza la coppa è indescrivibile. Ho ancora i brividi. In trenta secondi mi sono passati davanti vent’anni di sacrifici».Iaquinta era riuscito anche a segnare nella prima partita del torneo contro il Ghana.
«Kuffour sbaglia un retropassaggio e mi avvento io… segnando il 2-0. Io partito dai dilettanti ero arrivato a fare gol in un Mondiale. Ricordo le lacrime di mio padre dopo la partita, è anche suo e di mia mamma quel gol».
«Quel Mondiale era nato in provincia»
Dietro il successo dell'Italia c'era soprattutto un gruppo straordinariamente unito. «Semplice, stavamo bene insieme. Eravamo uno spogliatoio di pazzi, consapevoli di poter raggiungere un sogno. E poi… quanti scherzi! Pirlo e Gattuso erano come cane e gatto, ma anche Materazzi, De Rossi e Totti, era un continuo prendersi in giro. E poi eravamo umili: molti di noi arrivano da squadre di provincia».
Talento, naturalmente, ma anche un gruppo costruito attraverso percorsi molto differenti e accomunato dalla stessa ambizione.
Lippi lo voleva già alla Juventus
Un ruolo decisivo nella carriera di Iaquinta lo ha avuto Marcello Lippi.«So che stravedeva per me già dai tempi in cui allenava la Juventus. Io per lui ho fatto l’esterno, la seconda punta e il centravanti, ma avrei fatto anche il portiere. Ha saputo compattare il gruppo, è stato un allenatore speciale. Mi ha portato anche ai Mondiali in Sudafrica, pure se lì ero mezzo rotto».La duttilità fu una delle caratteristiche che permisero all'attaccante di diventare particolarmente utile anche in Nazionale.
Il grande rimpianto con Conte alla Juventus
Gli infortuni rappresentano invece il capitolo più amaro.
Problemi fisici che condizionarono soprattutto l'ultima parte dell'esperienza juventina, impedendogli anche di vivere realmente il ciclo di Antonio Conte.
«Quando è arrivato Antonio mi voleva tenere. Mi portò in ritiro e mi disse “vediamo come va”. Giocavo, stavo bene. Poi ecco l’ennesimo infortunio. Conte mi chiamava ogni giorno per sapere come stessi, sperava in un mio ritorno. Dopo l’ultimo stop s’è dovuto arrendere pure lui. Non aver giocato per lui resta un rimpianto che mi porto dentro».
Una Juventus che proprio con Conte avrebbe iniziato il lungo ciclo vincente, ma che Iaquinta non riuscì a vivere da protagonista.
«Buffon è il portiere più forte della storia»
Tra tutti i campioni incontrati in quindici anni di carriera, Iaquinta non ha dubbi quando deve scegliere quello che lo ha impressionato maggiormente.
Gianluigi Buffon. «Ho giocato con tantissimi fuoriclasse, ma se devo fare un nome dico Gigi Buffon. Era impressionante. Quando in allenamento decideva che non avremmo fatto gol, potevamo anche andare a fare la doccia. Non c’era verso, non segnavi mai. Nessun dubbio: Buffon è il portiere più forte della storia».
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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