Il Dio del calcio salvi lo sport dal mercato delle Nazionali

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di Fabio Moretti
Da Inacio a Romano, il nuovo mercato delle Nazionali: una storia che parte da lontano

Non esiste più soltanto il mercato dei club. Nel calcio moderno anche le Nazionali devono muoversi per convincere giovani calciatori con più possibilità di eleggibilità a scegliere una maglia piuttosto che un'altra. Ne parla il Giornale. 

L'Italia lo sta sperimentando direttamente con alcuni dei talenti emergenti. I casi di Inacio e Alessandro Romanoriaprono una questione che, in realtà, accompagna il calcio internazionale da quasi un secolo.

Famiglie con origini differenti, giocatori cresciuti in un Paese ma legati anche a un altro e regolamenti FIFA che stabiliscono i requisiti necessari: la scelta della Nazionale è diventata sempre più spesso una decisione importante anche per la carriera.

Inacio sceglie l'Italia, Romano lascia la Svizzera

Uno dei casi più recenti riguarda Inacio, che ha scelto la Nazionale italiana rinunciando alla possibilità di rappresentare il Brasile.

C'è poi Alessandro Romano, giovane centrocampista seguito con attenzione anche dalla Juventus, che ha deciso di orientarsi verso l'Italia dopo il precedente percorso legato alla Svizzera.

Una scelta che, secondo quanto riportato, potrebbe avere anche conseguenze economiche per il giocatore a causa di una possibile penale richiesta dalla federazione svizzera.

Romano ha spiegato così la propria decisione:

«L’Italia? Lo sentivo dal profondo».

C'è infine il caso di Nicolò Tresoldi, italiano di nascita ma naturalizzato tedesco e già impiegato nelle rappresentative giovanili della Germania.

Tre storie differenti che raccontano quanto siano diventati sottili i confini tra le varie Nazionali.

Ma tutto cominciò molto prima

Il fenomeno non nasce certamente oggi.

Uno dei primi esempi italiani riguarda Ermanno Aebi, nato a Milano da padre svizzero e madre italiana. Il suo nome Hermann venne italianizzato e Aebi arrivò a vestire anche la maglia della Nazionale.

Ancora più significativa fu la stagione degli oriundi provenienti dall'Argentina.

Raimundo Orsi, già nazionale argentino, venne acquistato dalla Juventus e successivamente giocò con l'Italia, diventando anche campione del mondo.

Percorso straordinario anche per Luis Monti: vicecampione del mondo con l'Argentina nel 1930 e poi campione del mondo con l'Italia nel 1934.

Una situazione che oggi non sarebbe replicabile nello stesso modo, perché le normative internazionali sono profondamente cambiate.

Da Di Stefano a Puskas

La storia del calcio è piena di grandi campioni che hanno rappresentato Nazionali differenti.

Alfredo Di Stefano giocò per l'Argentina e successivamente per la Spagna. Ferenc Puskas rappresentò prima l'Ungheria e poi proprio la selezione spagnola.

Le regole dell'epoca consentivano passaggi che il sistema attuale limita in maniera molto più rigida.

Oggi la FIFA prende in considerazione criteri legati, tra gli altri aspetti, alla nascita, alla discendenza e alla residenza e disciplina in maniera specifica il cambio di federazione.

Il fenomeno, però, non è scomparso. Ha semplicemente cambiato forma.

Le grandi Nazionali sono sempre più multiculturali

La globalizzazione e i fenomeni migratori hanno trasformato inevitabilmente anche il calcio.

Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra, Spagna, Germania e la stessa Italia possono contare su generazioni di calciatori con storie familiari e percorsi personali che attraversano più Paesi.

Per le federazioni diventa quindi fondamentale seguire questi talenti molto presto.

Convocazioni giovanili, progetti tecnici e prospettive con la Nazionale maggiore possono avere un peso nelle decisioni dei ragazzi che hanno la possibilità di rappresentare più di un Paese.

Una sorta di scouting internazionale delle federazioni.