Giannetti: “Juventus? Per me è stato come essere catapultata dalle elementari all’Università. Adesso posso dire a Del Piero che…”

Giannetti: “Juventus? Per me è stato come essere catapultata dalle elementari all’Università. Adesso posso dire a Del Piero che…”TuttoJuve.com
© foto di Federico De Luca
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di Benedetta Demichelis

Nicolò Giannetti, ex giocatore della Juventus, ha parlato in esclusiva a Sergio Stanco su Fanpage e ha ripercorso la sua avventura in bianconero: 

Niccolo com’è stato passare dalla Primavera del Siena alla Juve di Del Piero?
“Eh, un po’ frastornante, diciamo così. In quello scambio con Immobile e Marrone, saremmo dovuti andare a giocare nella Primavera. Alla fine, però, causa infortuni, ho cominciato ad allenarmi con la Prima Squadra. Era la Juve di Delneri (stagione 2010/2011 n.d.r.), che finì il campionato al settimo posto, ma era una squadra forte forte. A partire da Del Piero, passando per Buffon (anche se per la prima parte della stagione era infortunato), ma c’erano anche Bonucci, Chiellini e a gennaio è arrivato anche Barzagli. Per me è stato come essere catapultato dalle elementari all’università”.

Torniamo al campo: chi ti aveva impressionato di più?
“Beh, a parte Del Piero, che era di un’altra categoria, mi aveva colpito Marchisio, di un’eleganza allucinante. Lo chiamavano tutti “Principino”, ma lo era davvero, in campo e fuori. Poi, c’erano i difensori: Bonucci, Chiellini e Barzagli, quando mi capitava di allenarmi o di giocare contro di loro, la palla non la vedevo mai. E, poi, il buon Giorgio mi lasciava sempre qualche ricordino… (ride, n.d.r.)”.

Tosto il Chiello?
“Spigolosissimo. Era tutto ossa, appena ti toccava ti lasciava il segno. E poi viaggiava ad un’intensità doppia, che fosse la partita vera, una partitella d’allenamento o anche esercizi con la pettorina, per lui non faceva alcuna differenza. Non lo faceva con cattiveria, intendiamoci, ma era proprio il suo modo di spingere sempre sull’acceleratore. Una volta ci siamo scontrati e mi son mezzo rotto, sono uscito col labbro e il naso sanguinanti. Lui sosteneva che fossi stato io ad andare con la mia faccia sul suo gomito (ride, n.d.r.)”.

Ecco, torniamo a quella Juve. Alla seconda presenza in Europa League, parti titolare contro il Manchester City e vai addirittura in gol: cosa ricordi di quei momenti?
“Ricordo perfettamente tutto, dal mister che dà la formazione, fino al gol. Poi, buio totale. Davvero, non scherzo: dopo il gol è come se avessi avuto un black-out. Ricordo che sono entrato in campo con una determinazione allucinante, volevo segnare. Poi, quando ci sono riuscito, non ho capito più niente. Io dico, fai il primo gol con la Juve, su assist di Del Piero e invece di andare ad abbracciare Alex, cosa faccio? Boh, credo di essere andato verso la panchina, ma non ne sono neanche sicuro. Dopo tanti anni, ora posso dirlo: “Alex, scusa, sono stato indegno (ride, n.d.r.)””.