Crisi Juve, Cardia: "Due i momenti da sliding doors: l'allontanamento di Marotta e la cacciata di Agnelli"
La Juventus ha perso la sua identità e quel che più preoccaupa è che fatica a ritrovarla. Ormai da diverse stagioni si assiste a un progressivo e continuo calo delle prestazioni bianconere, sulle quali nessun allenatore sembra riuscire a dare la svolta. Sulle cause scatenanti di questa morsa di mediocrità che ha risucchiato e continua a stritolare la Vecchia Signora si è interrogato anche il giornalista Ivan Cardia, che in un estratto del suo editoriale per Tuttomercatoweb ha stilato un elenco delle possibili ragioni per cui la Juve non è più ai vertici del calcio italiano.
Cardia: "Il primo momento risale all'allontanamento di Marotta che non voleva CR7"
"Ha perso tutto la Juventus - ha scritto Cardia - E se ci si interroga solo su Luciano Spalletti o Giovanni Carnevali, o qualsiasi altro protagonista della Juventus di oggi, si coglie il problema solo in parte. A ciascuno le sue responsabilità, ma c’è un prima e c’è un dopo nella storia recente dei bianconeri. Anzi, ce ne sono due. Il primo è il più netto, risale all’allontanamento di Beppe Marotta, che non voleva Cristiano Ronaldo e aveva ragione. Un dato: dal 2011 al 2019, la Juve è andata avanti con un solo aumento di capitale, da 120 milioni di euro, deliberato a inizio ciclo nell’ottobre 2011 e che ha sostenuto il periodo dei nove scudetti consecutivi. Dal 2019 a oggi, invece, Exor ha dovuto mettere mano al portafogli in ben quattro occasioni. C’entra anche il Covid, per carità, ma si parla di quasi un miliardo di euro di aumenti di capitale complessivi. Non è un buco: è una voragine da cui la Juve proprio non riesce a uscire".
Cardia: "L'altro momento è la cacciata di Agnelli"
"L’altro momento da sliding doors è la cacciata - perché questo è stata - di Andrea Agnelli, esiliato dal calcio per la vicenda plusvalenze, che avrebbe meritato di essere del tutto irrilevante a livello di giustizia sportiva, ma che economicamente è la madre di quella voragine - ha proseguito Cardia - Agnelli, sia detto chiaramente, ha sbagliato. Ha sbagliato a immaginare se stesso e la sua Juve più grandi di quello che erano. Ha sbagliato, soprattutto, a puntare su Fabio Paratici in solitaria, anziché sul maestro Marotta. Ha sbagliato i tempi e i modi dell’uscita Super League (ma non il fatto che lo sarebbe diventata la Premier). Dalla separazione con Marotta, insomma, Agnelli sbagliato, oggettivamente, tanto. Però aveva un’idea, c’era un progetto. Finché è rimasto a bordo, tra mille difficoltà, la Juve aveva una sua competitività e - aggiungiamo - anche un peso politico. Oggi la società è del tutto irrilevante nelle dinamiche federali, nonché un buco nero a livello economico e anche sportivo: qualsiasi acquisto fatto negli ultimi anni, presto o tardi, ha fallito. Sarà che il problema è di contesto? In estate la proprietà ha fatto la scelta giusta, affidandosi a Giovanni Carnevali, ottimo dirigente in termini di rapporti e capacità, di conoscenza del calcio. È l’uomo giusto, ma ha un problema insormontabile: il suo maestro Marotta aveva, finché sono andati d’accordo, un presidente al fianco. Cos’ha la Juve oggi?".
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