Chiellini: “Serve un cambiamento nel calcio ma credo che, pian piano, sia già in atto”

Chiellini: “Serve un cambiamento nel calcio ma credo che, pian piano, sia già in atto”TuttoJuve.com
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di Benedetta Demichelis
Giorgio Chiellini ha parlato a margine di una presentazione che si è tenuta allo Stadium e si soffermato sul momento che vive il calcio italiano

Giorgio Chiellini ha parlato in mixed zone a margine della presentazione dell'International Executive Master in Systems Thinking for Sport & Entertainment.  Ecco le sue parole riprese da TuttoJuve.com: 

Il calcio italiano ha bisogno di ripartire sotto tanti punti di vista. Servono più rivoluzioni dall’alto oppure bisogna gestire meglio quello che dal basso viene prodotto?

"Serve un po’ di cambiamento, ma credo che, piano piano, sia già in atto. Credo che le persone che stanno arrivando ora, e che tra l’altro abbiamo anche visto, siano quelle giuste per ripartire. Poi serve professionalità. Anche oggi siamo qui per presentare questo Master, proprio per dare un’opportunità a tante persone del nostro mondo, ma non solo del mondo dello sport in generale. Quindi non soltanto a chi lavora sul campo, ma anche a chi vuole accrescere le proprie competenze e alzare il livello.”

Era un Master che mancava in questo ambito?

“Non lo so se mancasse. Ci sono tanti Master validi e credo che questo rappresenti sicuramente un’aggiunta importante. La formazione è un processo fondamentale in ogni settore e, nello sport, ancora di più, perché è un sistema in continua evoluzione, con tanti processi che stanno cambiando. Per questo motivo credo che sia un’iniziativa davvero rilevante". 

Giorgio, sei stato negli Stati Uniti e hai avuto modo di vedere da vicino anche il Mondiale. Durante la conferenza stampa è stato detto di non prendere modelli già esistenti, ma di costruire un percorso autonomo. Ti chiedo: c’è qualcosa che possiamo prendere dagli Stati Uniti e aggiungere al percorso di crescita del calcio italiano?

"La gestione dei grandi eventi è sicuramente un punto di riferimento, che però va adattato alle nostre strutture e alla nostra cultura. Probabilmente non tutte le cose fatte lì ci piacciono e non tutto è replicabile. Ci sono però aspetti da migliorare nella gestione di un torneo così importante, che noi ospiteremo tra qualche anno. Credo ci siano degli spunti interessanti e sono pronto a parlarne con chi dovrà organizzare questa manifestazione. Dovremo farci trovare pronti per il 2032, fare la nostra parte e dimostrare di saper gestire un grande evento".

C’è chi sostiene che nel calcio di oggi servano più uomini di campo e meno manager. Ma una cosa non esclude l’altra, giusto?

“Esattamente. Poi dipende dai ruoli e dalle responsabilità. Io credo che uomini di campo ce ne siano e che, piano piano, stiano facendo percorsi importanti sia nell’area sportiva sia nelle aree aziendali. Uomini di calcio e uomini di sport, come si vede anche nella nostra società. Da parte mia è motivo di orgoglio ed è uno stimolo in più. Allo stesso tempo servono anche persone che arrivano da altri settori e portano competenze diverse.”

L’ultima domanda. Dal basso, come vede oggi il mondo del calcio? Cosa bisogna fare per farlo maturare meglio?

“Guarda, le persone di riferimento c’erano già ieri e credo abbiano risposto in maniera adeguata.”

Giorgio, sul nuovo corso internazionale cosa pensi?

 “L’ho detto, ho già risposto. Grazie.”