Cesc attraversa sulle “strisce”
Juventus in caduta libera: il Como di Fabregas domina allo Stadium e rilancia la crisi bianconera
Caduta libera, anzi verticale. La luce si è spenta a Istanbul e non si è più riaccesa allo Stadium. La Juventus crolla ancora, travolta da un Como organizzato, brillante e spietato. La lezione di Cesc Fàbregas è netta: 2-0 con le firme di Mërgim Vojvoda e Maxence Caqueret, ma il divario in campo è stato anche più ampio.
La vera partita dura appena dodici minuti: quando Vojvoda buca Michele Di Gregorio, si capisce che per la Signora è notte fonda. Il Como domina nel palleggio e nell’organizzazione difensiva, sfiora il raddoppio più volte e colpisce anche una traversa con Lucas Da Cunha. Senza l’estro di Nico Paz, il risultato resta in bilico solo sulla carta: in campo c’è una squadra sola.
Juventus, crisi senza fine: quarto posto a rischio
I numeri raccontano una crisi profonda: quattro sconfitte nelle ultime cinque partite, 15 gol subiti, eliminazione ai quarti di Coppa Italia e ottavi di Champions ormai lontanissimi dopo la “manita” del Galatasaray. Il quarto posto è seriamente a rischio.
L’emergenza non accenna a rientrare. Contro la Roma mancherà Locatelli (squalificato), con Bremer e Yildiz in dubbio. Il morale è a terra, e il problema sembra più mentale che tecnico. Che fine ha fatto la Juventus capace di resistere in dieci contro l’Inter solo una settimana fa?
Gli errori decisivi e il tracollo mentale
Il vantaggio del Como nasce da un triplo errore: retropassaggio avventato di McKennie, sponda di Anastasios Douvikas, disattenzione difensiva e sinistro vincente di Vojvoda. Di Gregorio non è impeccabile. Da lì in poi la Juventus si scioglie.
L’occasione per il pari capita sui piedi di Loïs Openda, ma il pallonetto si trasforma in un assist per il portiere Jean Butez. È l’immagine della serata: confusione, limiti evidenti, nessuna reazione.
Differenza di gioco: il centrocampo del Como fa la lezione
Il centrocampo lariano — con Perrone, Da Cunha e Caqueret — taglia a fette quello bianconero. Miretti prova a creare qualcosa, ma è troppo isolato. Yildiz è raddoppiato sistematicamente. Il cambio di modulo non porta benefici: difesa a tre fragile, esterni in difficoltà, Koopmeiners fuori posizione.
Il raddoppio è una sentenza: contropiede fulmineo nato da un angolo per la Juve, campo divorato in pochi secondi e assist di Da Cunha per Caqueret a porta vuota.
Svolta o punto di non ritorno?
Lo Stadium torna a fischiare. La Juventus si fa male da sola, regala gol e certezze agli avversari. La squadra appare smarrita, fragile psicologicamente, incapace di reagire.
Il Como di Fabregas vola sulle ali dell’entusiasmo e dell’organizzazione. La Juve, invece, sprofonda. E ora la domanda è inevitabile: crisi passeggera o fine di un ciclo? Questa l'analisi di Corsport.
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