Caso Bastoni, dove sono gli ultras dell'Inter che volevano "dejuventinizzare" il simulatore Cuadrado?

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di Redazione TuttoJuve

La memoria, nel calcio, è spesso selettiva. Ma quando diventa strumento di propaganda morale, il rischio è quello di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Ed è esattamente quello che sta accadendo oggi a una parte del tifo organizzato interista, travolto da una contraddizione che va ben oltre il risultato di una partita o le polemiche arbitrali del momento.

La sfida di ieri  tra Inter e Juventus, accompagnata da accuse feroci su decisioni arbitrali, simulazioni e comportamenti antisportivi, ha riacceso tensioni storiche tra le due tifoserie. Nulla di nuovo nel panorama del calcio italiano. Ma ciò che rende questa vicenda particolarmente significativa è il cortocircuito narrativo che riporta alla memoria quanto accadde meno di due anni fa con l’arrivo di Juan Cuadrado in nerazzurro.
 

All’epoca, una parte della curva interista scelse di trasformare un normale trasferimento di mercato in una questione identitaria e quasi morale. Non si trattò di semplice diffidenza sportiva verso un ex giocatore simbolo della Juventus. Si andò oltre. Si parlò apertamente di “dejuventinizzazione”, come se esistesse una purezza calcistica da difendere e un passato da espiare. Striscioni e prese di posizione pubbliche dipingevano Cuadrado come un calciatore da rieducare, associato a un’idea di antisportività che, secondo quella narrativa, rappresentava tutto ciò che l’Inter non avrebbe mai dovuto incarnare.

"I sostenitori interisti vogliono ‘dejuventinizzare' il colombiano, "spiegargli i valori" del suo nuovo club, per loro così diversi da quelli della squadra da cui proviene - riportava un articolo di Fanpage del 19 luglio 2023 -. Affinché il messaggio arrivi forte e chiaro fin dall'inizio, glielo hanno recapitato direttamente stamattina, esibendo uno striscione all'esterno del CONI dove il giocatore si è recato per ottenere l'idoneità sportiva, prima delle altre visite da parte dei medici di fiducia dell'Inter. 

"Fino ad oggi hai fatto di tutto per farti odiare, se è altro che vuoi sta a te dimostrare", si legge sullo striscione. Insomma un'apertura di credito al giocatore, a patto che faccia dei passi concreti verso i suoi nuovi colori. Sul campo, ma anche fuori. Prove di convivenza in corso…", concludeva l'articolo. 

Era una linea durissima, costruita su un presunto primato morale. Un messaggio semplice: esiste un modo “giusto” di stare in campo e chi proviene da certi contesti deve dimostrare di esserne degno.

Chissà se adesso, dopo tante lezioni morali impartite agli altri, vedremo gli ultras dell'Inter organizzare anche un sit-in per “deinterizzare” Bastoni.