Caressa: “Spalletti in questo momento non riesce a spiegarsi. I giocatori…”
La Juventus vive un altro momento di crisi e Fabio Caressa ha analizzato su YouTube la situazione dei bianconeri.
L’analisi di Caressa
Caressa ha analizzato così il momento della Juventus: “Adattamento, ecco mi sembra in questo momento e lo si è capito anche nel discorso un po' diciamo intorcinato di mercoledì sera, Luciano Spalletti fa un po' più fatica a trovare l'adattamento, cioè lui lo sa quello di cui c'è bisogno, lo ha detto bisogna fare il metro in più, bisogna vincere più contrasti, bisogna essere più veloci però non riesce a ottenerlo dalla squadra perché la squadra gioca ancora un calcio un po' legato a quello che lui anche ha portato in Italia, che il calcio posizionale poi l'aveva portato lui, il calcio di relazioni l'aveva portato lui in Italia, era stato uno dei primi a farlo quindi con tutti i triangoli le relazioni lo stesso che faceva Sarri con la difesa posizionale che si muove in base alla palla, non si muove in base all'avversario e tutti e due secondo me stanno facendo un po' fatica nell'adattamento, perché? Probabilmente perché non riescono a trasferire questo pensiero di cambiamento che vorrebbero anche rispetto all'anno scorso, parlo soprattutto di Spalletti, alla squadra.
Nella Juventus c'è confusione, questo mi sembra abbastanza evidente, c'è confusione in campo e c'è confusione anche nel pensiero dei giocatori, in queste due settimane sono venuti due giocatori a parlare al club, Bremer che ha sparato contro i compagni, infatti poi è stato ripreso da Spalletti e chi ha vestito la maglia da capitano, McKennie, è venuto a parlare e ha detto noi ci parliamo nello spogliatoio ma poi non bisogna parlare, bisogna fare quel metro in più, i cinque metri in più, bisogna aiutare il compagno, vuol dire che la parte diciamo più esperta, quella dei leader dello spogliatoio non è convinta che tutta la squadra abbia capito che cosa vuol dire essere Juventus, che cosa vuol dire cercare di diventare più squadra, hanno l'impressione che giochino con un po' di sufficienza, questo mi ha fatto pensare, siccome una cosa che poi si è ripetuta perché l'hanno detta in due, l'hanno detta due pesanti nello spogliatoio, questo mi fa pensare che nello spogliatoio da questo punto di vista c'è qualcuno che pensa che ci siano dei compagni che in questo momento non stanno diciamo dando, ma anche proprio per forse un po' di mancanza di garra, di voglia, di personalità, quello di cui c'è bisogno e quindi io vedo qui una prima crepa che c'è perché alcuni evidentemente non vedono in antitesi, Bremer a un certo punto dice poi è vero che lui si è tolto, ma se a un certo punto dice io non li posso portare in braccio, la personalità ce la devono mettere loro, vuol dire che questa è una cosa che nello spogliatoio si dice, cioè non è che uno se ne esce così, questa è una cosa di cui si parla, se arriva poi il capitano o uno dei capitani e dice noi parliamo nello spogliatoio ma poi non lo vedo in campo, vuol dire che questa cosa ragazzi c'è nello spogliatoio ed è un problema se c'è nello spogliatoio.
A questo secondo me si aggiunge il fatto che Luciano in questo momento non riesce a spiegarsi, cioè non riesce a essere compreso, i motivi non li so, qualcuno ridendo potrà dire se non lo capiamo noi quando fa le interviste come lo possono capire dieci nazionalità diverse all'interno dello spogliatoio, poi sappiamo che poi non è così ovviamente no, però evidentemente la convinzione che deve esserci per applicare poi quello che si vuole non c'è e se oltre alla convinzione manca la personalità, la fiducia in se stessi, la voglia di fare eccolo lì, la Juventus di una volta va bene e poi dice lo stesso Luciano dopo tre giorni non li ho allenati e mi ritrovo un'altra squadra, mi ritrovo quella di due settimane o dieci giorni prima, ma com'è possibile? È possibile perché in testa a quei giocatori quel germe non ha germogliato, non ha creato la pianta della fiducia, sono ancora forse spaventati, forse non convinti, di sicuro la convinzione di quello che devono fare non c'è e secondo me questo si ottiene solo semplificando, cioè bisogna ridurre le nozioni per renderle più semplici.
Forse la Juventus che ha giocato con il Lecce un buon primo tempo soprattutto è perché era una Juventus elementare 3-5-2 con una punta che aiuta e uno dei centrocampisti che si inserisce, punto. Lui ha detto non l'ho allenata in questi tre giorni, benissimo però evidentemente cambiando gli uomini perché non l'ha allenata ma non ha messo gli stessi uomini in campo, in quelli che ha messo in campo la stessa convinzione che aveva trovato due giorni prima non l'ha trovata perché il pensiero non è radicato nel gruppo. Ecco secondo me qual è il problema”.
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