L'IMBOSCATA - Chi affronta la Juventus, canta e recita alla Scala. I tre step di ADL. Sala-La Russa, interisti contro. Il caso Yildiz. Prisma, il problema non è la Procura di Roma. Per i debiti e i processi di Zhang solo una "breve"

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.

08.12.2023 01:14 di Andrea Bosco   vedi letture
L'IMBOSCATA - Chi affronta la Juventus, canta e recita alla Scala. I tre step di ADL. Sala-La Russa, interisti contro. Il caso Yildiz. Prisma, il problema non è la Procura di Roma. Per i debiti e i processi di Zhang solo una "breve"
© foto di Andrea Bosco

Giocare contro la Juventus è per tutte le altre squadre del campionato italiano, come partecipare alla “prima“ della Scala  il 7 di dicembre festa del santo patrono milanese  Ambrogio. Santo, immigrato tedesco, eletto vescovo di Milano a furor di popolo. L'uomo che cacciò l'imperatore dal Duomo. A Milano infatti si parla di “rito ambrosiano“: una cosa speciale, diversa  rispetto a  qualsiasi altra parte del Paese. Giocare contro la Juventus è come andare in scena al Piermarini, il tempio della lirica riconosciuto  nel mondo.  Alla Scala  diresse  Arturo Toscanini , addirittura tra le macerie, dopo che i bombardamenti alleati che durante la seconda guerra mondiale, al pari di mezza Milano, allora occupata da fascisti e tedeschi, l'avevano sventrata. Qui cantò  la più grande di ogni tempo: Maria Callas. Giocare contro la Juventus è così: polemiche comprese. Nella stagione dell'“autunno caldo“, le uova dei collettivi studenteschi guidati da Mario Capanna, lordarono i borghesi meneghini, impellicciati e con troppi gioielli ai lobi per essere tollerati dai rivoluzionari dell' Università Statale.  Proteste in piazza (oggi assai più tiepide) e proteste (immancabili) dentro al teatro. I sindacati, ogni 7 dicembre con le loro rivendicazioni e quest'anno  anche l'Anpi. Perché all'interno della Scala è presente anche l'Associazione Nazionale Partigiani. Quest'anno, mentre sul palco andava in scena il “Don Carlos“ di  Giuseppe Verdi, in una edizione splendida per regia, costumi, interpretazione dei cantanti e direzione del maestro Riccardo Chailly (13 minuti di  applausi), la polemica ha riguardato chi sul palco reale (assenti sia il presidente della Repubblica Mattarella che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni) dovesse stare accanto alla senatrice Segre (ovazione per lei), scampata al campo di concentramento nazista  e appassionata melomane: dal Loggione (là dove si siedono i veri esperti) al Palco delle autorità. 

Beppe Sala , sindaco (interista)  di Milano, aveva rifiutato di allinearsi a Ignazio La Russa: uno del pd, l'altro di Fratelli d'Italia. Il giorno e la notte (o viceversa, fate voi) . La Russa  (interista) , tacciato di nostalgie fasciste , però  è anche il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato.  I boatos recitano che “ dall'alto, molto dall'alto “ sia arrivato l'invito a Sala a fare il sindaco , nel giorno più importante dell'anno,  per Milano. Sala avrebbe voluto andare in platea con Liliana  Segre.  La Russa aveva replicato: “allora  in platea accanto a Segre ci vengo anche io“. Poi l'intervento “dall'alto“ del quale ha scritto il direttore del “Il Giornale“ Sallusti in prima pagina sul suo quotidiano. Ergo: “dietrofront,  compagni“.  Sala nel Palco a sinistra  (e non poteva essere diversamente), l'incolpevole messa in mezzo  Segre,  in mezzo.  E  La Russa alla  destra della senatrice  (e anche  in questo caso non poteva, diversamente essere). Salvini e il ministro della cultura Sangiuliano,  in seconda fila.  Mi sono dilungato sulla vicenda meneghina perché i “dettami“  hanno assunto ora dopo ora, valenza calcistica.  Sono mancati i cori ultras alla Scala (solo uno spettatore ha gridato dopo l'inno nazionale“ l'Italia è antifascista“) perché La Russa e Sala hanno rammentato  il “confronto“  che ogni domenica va in scena nelle  curve degli stadi italiani. Peggio: sembravano Clint Eastwood e Lee Val Clef in “Per qualche dollaro in più“ che si calpestano gli  stivali e fanno il tiro al bersaglio con i rispettivi cappelli. 

Chi affronta la Juventus, canta e recita alla Scala. Per tutte, ma proprio per tutte,  la gara contro la Juventus “è speciale“. Perché come  ho scritto molte volte, la Juventus è una   "pera“. Le altre, tutte le altre,  sono “mele“. Va  così anche fuori dal campo. Dopo La Russa Ignazio (sempre lui)  che voleva fare il ministro dello Sport per  “affossare la Juventus“ ecco il senatore renziano  Borghi,  tifoso torinista  che al Tg1 (non a Telepescaseroli) ha spiegato che “da 50 anni la Juve ruba e contro di lei andrebbe istituita una commissione d'inchiesta“.  Ovviamente anche il senatore  Borghi ha rivendicato il suo “tono scherzoso da cuore granata“.  E' la politica italiana, bellezze:  come sosteneva Pirandello “non  una cosa seria“ . 

Arriva a Torino il Napoli e ovviamente “la gara è per il Napoli, speciale“ . Quanto sia speciale,  Aurelio De Laurentiis, il presidente dei campioni d'Italia in carica, lo ha fatto sapere in tre successivi step: Prima contestando (con qualche  ragione )  presso i vertici federali e arbitrali, la direzione di Massa (l'uomo che quando vede Lautaro si "illumina di immenso” , mi  perdoni  il poeta )  in Napoli – Inter. Poi  spiegando che “solo con gli imbrogli si possono vincere gli scudetti a ripetizione“. Menata solita:  lo scudetto,  perso da Sarri sul “divano di Firenze“. Terzo step: Rocchi per Juve – Napoli  ha designato  Orsato. L'uomo che “non espulse Pianjc  in un Inter – Juventus  di qualche anno fa.  E che secondo certa vulgata, dovrebbe stare ai ceppi e ai remi, colpito alla schiena con un “gatto  a nove code“, per scontare una “giusta pena“. E comunque, mai e poi mai Rocchi avrebbe dovuto designarlo per Juve – Napoli. Guagliò:  puro  sfottimento... 

Intanto sulla Juventus continua  a grandinare:  chiesti quattro anni di squalifica per il testosterone di Pogba. Tradotto: carriera  finita se il provvedimento verrò confermato. Pogba  “pirla“ a  seguire i consigli di un mediconzolo di Miami. Ma quattro anni sono tanti. Troppi.   

E poi la Procura di Roma che  ha chiesto di acquisire i bilanci  della Juve fino al 2022. Giusta richiesta. Il problema non è la Procura di Roma che vuole vederci chiaro sulle plusvalenze. Il problema sono i magistrati di quella  di Torino, che non potevano  indagare per “incompetenza territoriale. E che  invece hanno  indagato con intercettazioni, trojan , acquisizioni di pizzini, tovaglioli,  cartine dei Baci Perugina. Quei magistrati di quella Procura (dalla quale qualche manina ha inviato ai giornali stralci delle intercettazioni)  sono ancora tutti al loro posto. Impotente il ministro Nordio, visto che madame Meloni si strugge per il premierato. Ma  di riforma della giustizia neanche a parlarne. E nel frattempo? Nel frattempo il prode Chiné, l'uomo che Gravina (state buoni se potete che a marzo si discuterà di riforme: dice lui)  ha voluto alla Procura Federale al posto del tifoso partenopeo Giuseppe Pecoraro, ha ammollato alla Juventus  quei 10 punti di penalizzazione che l'hanno esclusa (nonostante un conquistato  terzo posto) dalla Champion's, oltre che a  massacrarne il bilancio. Finita? No: fine graticola mai, per la Juventus.

Ogni giorno gli esperti  di “mercato“ (che quasi mai l'azzeccano) si avviluppano su Yildiz, il talento turco che Allegri (per ora)  non fa giocare, che la Juventus ha  dichiarato incedibile, ma che lorsignori vedono al Liverpool, all'Arsenal e almeno ad un'altra decina di società a lui interessate. Perché, voi non lo sapete, ma loro sì:  se “arrivano 40 milioni, come fa la Juventus che ha il bilancio disastrato,  a rifiutare?“. Domanda assurda. Nel senso che se l'offerta dovesse essere di 40 milioni, la Juventus accetterebbe. Non serve essere esperti: basta il buon senso . 

Juventus sempre sotto torchio. E l'Inter che non si presenta  in tribunale ad Hong Kong per rispondere di quei 350 milioni  presi a prestito che Zhang  deve, a mesi,  onorare?“. Una “breve“ al massimo.  “Sta guardà er capello“.  E come si potrebbe guardarlo “er capello?“  L'Inter è più calva di Yul Brinner. E' la Juventus che ha una capigliatura più folta  di  Lucio Battisti quando assieme a  Mogol componeva capolavori.  “Che anno  è? Che giorno è?“. Non chiedetevelo.

Godetevi il presente:  finché potete. Perché in futuro potreste essere costretti ad alimentarvi con gli insetti: l'Unione Europea che detesta la cucina italiana e la dieta mediterranea è convinta che le larve  siano il futuro. Quindi fatevi una “fiorentina“, alta un palmo, finché potete. E se volete, magari, guardatevi Juventus – Napoli. Dubito sarà una gran partita. Ma a voi  (come al sottoscritto), come ad Allegri – a questo punto della  ormai volgare  storia chiamata calcio italico -interessa solo vincere. Non importa come: anche di “chiappa“, alla Pippo Inzaghi.  Basta  incamerare i tre punti. Perché? Per “darla su“ a quelli che odiano  la Juventus. Che sono tanti, ma che alla fine potrebbero essere anche delusi. E' questo che temono. Che la Vecchia, con tutti i suoi acciacchi possa tornare  ad essere la Signora Omicidi. Detto tra noi: accadesse,  sarebbe una  libidine.  Da “prima“ della Scala.