L'IMBOSCATA - Al via i processi ad Allegri: le colpe ed il futuro dell'allenatore, i sogni dei tifosi, le strategie della società. Mistero Alcaraz. Ecco come sarà il mercato di giugno. Riforme? Vi prendono per i fondelli. Il solito gattopardo...

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.

16.02.2024 00:13 di Andrea Bosco   vedi letture
L'IMBOSCATA - Al via i processi ad Allegri: le colpe ed il futuro dell'allenatore, i sogni dei tifosi, le strategie della società. Mistero Alcaraz. Ecco come sarà il mercato di giugno. Riforme? Vi prendono per i fondelli. Il solito gattopardo...
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di Andrea Bosco 


Fine delle discussioni. È abbastanza patetico leggere di “sogno svanito”. I sogni aiutano a vivere, ma chi vive di sogni vive fuori dalla realtà e inevitabilmente va a sbattere. La Juventus, che pareggia contro l'Empoli, si rende conto di essere vulnerabile. La Juventus, che si schianta contro l'Inter al Meazza, realizza di essere inadeguata. Che contro l'Inter non c'è confronto. In questa stagione, 9 volte su 10 in un ipotetico scontro vincerebbe l'Inter. All'andata fu un pareggio. Ma una eventuale vittoria sarebbe l'eccezione che conferma la regola. Per questa stagione non accadrà. Se la Juve ha voglia di rivalsa (ne ha?), dovrà attendere il campionato che verrà e la Coppa Italia che verrà.

Sono cominciati i processi ad Allegri. Che certamente contro l'Udinese ha fatto un casino pazzesco in fatto di scelte. Ma la sconfitta con i friulani è il frutto marcito di aver capito che l'Inter non era raggiungibile. “Loro” sono in “missione”, la Juve naviga a velocità ridotta: un rimorchiatore che ha visto un motoscafo d'alto bordo mettere la prua al vento scatenando tutti i cavalli a sua disposizione. Allegri “out” è uno slogan arrivato fino a New York. Colpe l'allenatore ne ha: prima su tutte quella di non aver mai ipotizzato di poter cambiare modulo, se non altro per evitare che gli avversari (che ormai hanno fotografato il piano partita della Juve) non si mettano “speculari” a Madama. Lucca su Locatelli, lasciando a Bremer l'incombenza di impostare, ha fatto andare la Juve in confusione. Cosa avresti dovuto fare in questo caso? Mettere in panca uno tra il texano e Rabiot, spostare Locatelli a mezz'ala e far entrare subito Nicolussi Caviglia. Non dopo settanta minuti. Almeno provare a cambiare le cose.

Mentre i siti, sempre a caccia di allocchi da fregare, sparano le cazzate più incredibili su giocatori in arrivo e milioni da spendere, è cominciato anche il toto allenatore. Chi dopo Allegri? Vola nei sondaggi Thiago Motta. La torcida chiede Antonio Conte e sogna Klopp. Le probabilità che resti Allegri (che ha ancora un anno di contratto) sono altissime.

Il “padrone” sa cosa ha fatto Max Allegri in una situazione delicatissima come quella che ha vissuto e continua a vivere la Juventus. Chi immagina a giugno un mercato da Juventus vive sulla Luna. La Juventus, come si può evincere anche da quanto (non) è successo nelle ultime settimane, “non esiste”. Un punto in tre partite è un bilancio pesante: da luce rossa. Eppure nessuno ha parlato. Né Yaki, né Ferrero, né Giuntoli. Parla sempre e solo Allegri. E Allegri continua a spiegare che l'obiettivo è la qualificazione in Champions e un quarto posto va bene.

Come motivatore, direi che non ci siamo. Se hai giocatori dici (persino quando erano a fiatare sul collo dell'Inter) che l'obiettivo è il quarto posto, è inevitabile che la squadra alla prima difficoltà si sgonfi. Il finale di gara contro l'Udinese è stata irreale: tic-toc-tic-toc. Altro che assalto a Fort Apache. E con tutto il rispetto parliamo dell'Udinese, squadra che naviga in zona retrocessione. Ora che John e Ferrero abbiano le loro gatte da pelare con la situazione creatasi dopo i ricorsi fatti dalla madre di Elkann, Margherita, in relazione all'eredità dell'Avvocato, è palese. Ma che la Juventus continui ad essere nelle mani del solo Allegri è altrettanto evidente. Giuntoli finora ha venduto: questo gli era stato chiesto. Ha preso questo Alcaraz, giocatore misterioso, che non si capisce bene se sia un possibile investimento, o solo un calciatore “parcheggiato” a Torino. Se sia bravo o se sia una pippa.

Hanno preso Weah: e il figlio del grande George, francamente, per quanto finora ha fatto vedere, poteva restare a giocare altrove. Siamo ai livelli di Estigarribbia. E anche meno. Alex Sandro se ne andrà con un anno di colpevole ritardo dopo aver prodotto una serie di scempi che sono costati tanti punti in classifica. Quindi che fare? Non aveva risposte Lenin, figuriamoci se posso averle io. Verona potrebbe essere la città della rinascita. Ma potrebbe essere anche la “fatal Verona”. Vincere aiuta a vincere. Ma anche perdere aiuta a continuare a perdere. Inutile pensare che cambiare questo o quel giocatore possa risolvere i problemi. Non ci sono Sivori, non ci sono Baggio, non ci sono Del Piero o Vialli, non ci sono Tevez o Ronaldo. E purtroppo non ci sono Mandzukic in questa Juve. È stato bello cullarsi nelle illusioni per qualche settimana: la Juve è riuscita a “gabbare” anche quelli con una certa esperienza come il sottoscritto. Mi pento di averla paragonata a quella di Heriberto Herrera. Quella aveva due zebedei grandi come macigni. Questa ha movenze “abatine”, con infinite scuse a Gioanbrerafucarlo.

Domani è un altro giorno, recita “Rossella O'Hara in “Via col vento”. La grande paura è che il “domani” possa essere il maledetto giorno, vissuto nelle ultime tre partite. Con il timore ancora più grande che la Juventus non possa più tornare ai fasti di un tempo. Neppure fra cinque anni. Quindi mai più. Servirebbe rammentare che quando arrivarono Giraudo, Lippi e Moggi, la Juventus da nove stagioni non vinceva lo scudetto. È capitato: può capitare ancora. La “mission” è stata tracciata. Non si gioca per vincere. Si gioca per partecipare. Per sanare il deficit, per vivacchiare tra l'eccellenza e la mediocrità. Evitando di sprofondare, là dove i “leoni” sono pronti a sbranarti, ma anche lambendo, senza mai toccarla la vetta. Aurea mediocritas: di gioco e di risultati. Di prospettive, soprattutto.

Chiudo auto-celebrandomi: visto le riforme? Come avevo scritto io. Gravina avrebbe potuto andare allo scontro con le Leghe di Serie A e Serie B. Ma ha avuto paura dei “ricorsi”. Campionato a 20 squadre: forever. Riforme? Maddaiiii. Ha cavato le castagne dal fuoco il solito Giancarlo Abete: l'uomo che decise di non decidere. E infatti, anche questa volta: rinvio della già fissata assemblea. Le Idi di marzo erano pericolose. Anche se un Cesare da pugnale a morte non c'è. C'è il solito gattopardo. Che finge di cambiare affinché, nulla cambi. Fatevi accorti, che vi stanno prendendo per i fondelli. Da tempo, lo stanno facendo. Da tanto tempo.