L'IMBOSCATA - Ho visto Maradona e tutti i migliori: El Pibe de Oro era una colata di Pollock. Alla Juve avrebbe vinto molto di più. Graduatorie stucchevoli, per me il più grande è stato un altro argentino...

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
27.11.2020 00:37 di Andrea Bosco   Vedi letture
L'IMBOSCATA - Ho visto Maradona e tutti i migliori: El Pibe de Oro era una colata di Pollock. Alla Juve avrebbe vinto molto di più. Graduatorie stucchevoli, per me il più grande è stato un altro argentino...
© foto di Andrea Bosco

Ho visto Maradona. L'ho visto giocare dal vivo una decina di volte. Mi reputo fortunato perché nel corso della mia vita (che sta transitando dall'autunno all'inverno) ho ammirato i migliori. Solo per Garrincha mi sono dovuto accontentare della televisione. Reputo stucchevoli le graduatorie. Il calcio, stagione dopo stagione, ha avuto una evoluzione. Fisica, tattica, tecnica. Tutto è poi relativo: per me Omar Sivori era  il migliore. Eppure Giglio Panza, indimenticabile direttore di “Tuttosport” che ho avuto il privilegio di conoscere mi disse: “Perché  tu non hai visto di cosa fosse capace Renato Cesarini“.

Maradona se n'è andato a 60 anni, provocando una commozione planetaria che stenta ad affievolirsi . Diego sul prato verde faceva vedere magie. I dettagli, come può capitare, possono sfuggire.  Per “comprenderli“, dopo averli memorizzati, devi riavvolgere il “nastro“. Di Maradona ti colpiva la parte“ finale “di una azione o di un gol. Rimanevi estasiato. Ma se riuscivi ad andare a ritroso, allora “vedevi” lo stop abbacinante, la finta micidiale, il passaggio millimetrico, il lancio con il contagiri. Non solo il dribbling o la rete da ricordare.

Maradona aveva la capacità di folgorare: avversari e pubblico. Qualcuno lo ha paragonato ad una tela di Caravaggio: immagino per l'idea rivoluzionaria di quel grande pittore di raffigurare puttane e tagliagole,  nei panni di madonne e santi. A mio parere Maradona era una colata di Pollock. Ti investiva con la matericità e le tinte accese.

Suo il gol più bello del “secolo“. Anche se a mio parere il più difficile fu quello infilato su punizione a  Stefano Tacconi in un Napoli – Juventus. Prodezza balistica che frantumò le certezze della fisica. La Juventus, per onorarlo, ha messo quel gol sul suo profilo .

Avrebbe potuto giocare con la maglia bianconera, segnalato minorenne  a Gianni Agnelli da Omar Sivori. Benché diventato a Napoli simbolo del ribelle in lotta contro il “potere” (moderno Masaniello, capace di riscattare una città e un popolo) confessò Maradona nel 1992, durante la sua stagione al Siviglia, di aver sognato a lungo la Juventus. Di aver immaginato di poterne diventare il condottiero come lo erano stati “Bettega e Tardelli “ .

Alla Juventus, per quanto immenso, Maradona sarebbe stato il “primus inter pares“: Platini permettendo, ovviamente. Avrebbe certamente vinto più dei due scudetti che conquistò sotto al Vesuvio. Sarebbe stato amato ma non venerato come a Napoli. La sua vita sabauda sarebbe stata diversa. Non mi avventuro a dire migliore: solo diversa .

Non potevi non ammirare Maradona: troppo bravo. Una sola volta l'ho detestato. Quando nel mundial delle “notti magiche“ , incitò i napoletani a tifare contro l'Italia. I napoletani lo ascoltarono tifando Argentina. Antiche ruggini con quel Cavour .

Per mia scelta non troverete qui parole sul lato oscuro di Maradona: è noto. Spiegava un grande “pessimista“ italiano che “gli uomini sono perfidi con i vivi, quanto comprensivi con i morti“. Sono del parere che ognuno di noi abbia qualche cosa di avariato nella propria gerla. Mio nonno conosceva Filippo Turati. Mi lasciò un libro che raccoglieva i discorsi parlamentari del leader socialista. Quello del febbraio 1907, tra l'altro recita: “Giudicare un po' meno, per giudicare un po' meglio“. La penso come  Turati .

Non mi accodo, quindi, ai colpevolisti. Ma neppure mi intruppo con i cigli umidi che in queste ore stanno trasformando Maradona nella controfigura di San Francesco.

Napoli ha deciso di cambiare nome al San Paolo: si chiamerà Diego Armando Maradona. Ottima iniziativa, nel segno dell'amore intatto della città per il suo indimenticabile campione. Meno bene, in tempi di Covid, le migliaia di persone in pellegrinaggio davanti ai  murales. I fumegeni fuori dallo stadio. Molto peggio in Argentina: dove alla Casa Rosada, il pellegrinaggio al feretro è stato sospeso ed è dovuta intervenire la Polizia.

Mi intriga un aspetto della vicenda di Maradona. Vale a dire (nell'ambito della sua grandezza calcistica e dell'altrettanto esagerata dimensione umana) la capacità di diventare simbolo degli  ultimi. Maradona era nato povero in una  “villa miseria“ argentina. Come Pelè: così povero da non potersi permettere un paio di scarpe per giocare a calcio .

Diego si accostò ad una certa idea della politica. Pelè è stato considerato un “borghese“ . Quanto Diego, pur vivendo da nababbo ,è stato considerato “ proletario “. Pelè non si è mai speso contro gli “ yankees colonizzatori del Sudamerica “. Maradona dopo il suo soggiorno a Cuba ospite di Fidel Castro, pensava (come lo aveva pensato Che Guevara) che  l'America Latina dovesse affrancarsi dai “ gringos “ statunitensi . Si prese una cotta per Chavez, per Lula  e più recentemente per Maduro.

Il “Wall Street Jurnal“ ha scritto : “ Maradona amico dei dittatori comunisti “ .   

Era comunista, Diego? Era certamente, “contro“. La trasgressione era la sua cifra.

Tanto che a mio parere, le malinconiche note del tango di Piazzolla o quelle poetiche di Pino Daniele  che da ore punteggiano le centinaia di servizi televisivi su Maradona, andrebbero sostituite con quelle della patchanka di Manu Chao.

Diego Armando era un “rebelde“. Che, ha spiegato Jorge Valdano, “il mondo dopo averlo incoronato re, ha lasciato solo“ . Come il protagonista di una tela di Hopper.

Bergoglio ha mandato alla famiglia Maradona una lettera ed un rosario. Visto che chi l'ha conosciuto  descrive Diego come un uomo buono e generoso, chissà che (grazie a quella lettera) gli sia stato concesso di salire all'Ultimo Piano .

Immagino che anche da quelle parti ci sia una nazionale. Il problema, per Diego, sarà convincere quello con i calzettoni arrotolati a lasciargli la numero 10. La vedo complicata .