Ricordate quel giorno? JUVENTUS-INTER

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
07.12.2018 10:30 di Stefano Bedeschi  articolo letto 3047 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-INTER

31 dicembre 1967 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-INTER 3-2
Juventus: Anzolin; Coramini e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Favalli, Sacco, Depaoli, Cinesinho e Zigoni. Allenatore: Heriberto Herrera.
Inter: Sarti; Burgnich e Facchetti; Bedin, Landini e Monaldi; Domenghini, Mazzola, Cappellini, Suárez e Corso. Allenatore: Helenio Herrera.
Arbitro: Monti di Ancona.
Marcatori: Leoncini al 14’, Domenghini al 17’, Depaoli al 60’, Bercellino su rigore al 75’, Cappellini all’89’.


“HURRÀ JUVENTUS”

Ci sono annate balorde sul piano della classifica, che pure alla fin fine si ricordano bene, magari benissimo, meglio di altre coronate da successi più sostanziosi. E pazienza se una volta tanto lo scudetto ha preso la strada per altri lidi. È ad esempio il caso del 1967-68, l’anno del dopo tredici, che con un po’ più di attenzione e di fortuna poteva diventare quattordici. Forse. Però il supporter non dimentica: terzo posto finale, un abisso di distacco dal Milan campione, ma anche prestazioni esaltanti, splendide soddisfazioni a dimostrare che lo spirito di squadra è ancora quello che ha portato lo scudetto più sofferto. Prendiamo ad esempio, 31 dicembre 1967, la battaglia bianconeroazzurra del girone di andata, al Comunale torinese: c’è di che esaltare ed esaltarsi, in quel 3-2 denso come poche altre partite di gioco e di emozioni.

Comincia bene l’Inter, con Suárez che corricchia ma sa appoggiare lunghissimo per le punte. Un paio di occasioni per i neroazzurri sfumano soltanto grazie al tempismo dei difensori bianconeri. Ed ecco, all’ottavo, la prima azione pericolosa della Juve. Contropiede rapidissimo, chi lo ha detto che Favalli deve soltanto sacrificarsi ad annullare Facchetti, è proprio l’aletta juventina a fuggire velocissimo e a imbeccare Depaoli con millimetrico servizio. Gigi controlla e spara fuori di poco. Sono avvisaglie della felice giornata del centravanti bianconero. Ma intanto Mazzola dilaga e con lui l’Inter replica colpo su colpo: i guizzi di Mazzolino sulla fascia sinistra del campo sono scampoli di classe luminosa, e Bercellino detto Berceroccia deve superarsi per limitare i danni. Splendido equilibrio iniziale, gioco ad altissimo livello, mai una pausa.

Tredicesimo, passa la Juve, fulmineamente, Burgnich arresta fallosamente Zigoni e sugli sviluppi della punizione Sacco scatta sulla sinistra e tenta il servizio per Depaoli. Il centravanti non può intervenire, pressato com’è da Landini, ma appostato nei pressi c’è pure Leoncini smarcato, che infila di prepotenza da pochi passi. Il goal, che in altre circostanze potrebbe risultare fatale alla squadra che lo ha incassato, funziona invece da stimolo inarrestabile per la riscossa interista. Passano appena quattro minuti dal vantaggio bianconero che già l’Inter coglie il pareggio: merito di Corso, che pennella a centro area un cross smorzato sul quale Domenghini anticipa tutti e approfittando di un’indecisione di Salvadore piazza di testa la palla nell’angolino sinistro di Anzolin. Equilibrio ristabilito in un amen, la partita è e rimane, tutta da giocare.

La Juve ha subito una nuova occasione per andare in goal, con Cinesinho, ma è bravo Sarti ad alzare il suo tiro sopra la traversa. A questo punto, metà del primo tempo, l’Inter produce il suo massimo sforzo per portarsi in vantaggio. È una manovra fitta, veloce, inarrestabile, quella di Mazzola e compagni: i centrocampisti bianconeri devono ripiegare spesso per fare argine alle puntate neroazzurre, ma in più di un’occasione non basta e ci vuole tutto il coraggio e il tempismo di Castano per evitare guai. Anzolin ha il suo da fare, ma si disimpegna benone, smanacciando tra l’altro un insidiosissimo tiro di Corso dal limite. La prima frazione di gioco si chiude con sporadici tentativi in contropiede dei bianconeri.

E si attacca con la ripresa: riuscirà la Juve a ribaltare il tema tattico impostato dai neroazzurri, passando dal contenimento all’offensiva? La risposta viene data subito, in termini schiettamente dinamici: Cinesinho e compagni innestano le marce alte e al ritmo già elevato del primo tempo danno un ulteriore strattone. Succede così che la superiorità di manovra dei centrocampisti neroazzurri svanisce e le redini del gioco passano ai bianconeri. Al 10’, Bercellino incorna uno splendido traversone di Cinesinho, mandando la palla a rimbalzare sopra la traversa. È il preludio all’episodio decisivo, allo show personale di Depaoli. Quindicesimo minuto: Zigoni porge indietro a Leoncini, che fa filtrare rasoterra un pallone per Depaoli. Il centravanti ha le spalle voltate alla porta di Sarti e lo stopper Landini a contatto di gomiti: pallonetto di destro, rapida giravolta, e Landini è irrimediabilmente superato. A questo punto, Facchetti e Sarti si lanciano incontro al centravanti, ma il suo immediato sinistro non consente recuperi: 2-1.

Adesso sì che si può parlare di goal mozzafiato: l’Inter accusa il colpo e le sue repliche non fanno che facilitare il gioco di rimessa dei campioni. Mazzola è sempre lui, sgroppa a tutto campo, e sarebbe inarrestabile se sulle sue piste non ci fosse un Bercellino in crescendo di sicurezza. Domenghini, che in apertura aveva potuto divagare e persino segnare causa sbandamenti temporanei del suo marcatore Salvadore, ora si vede sbarrata la strada verso Anzolin, e lo stesso vale per Cappellini, cui il giovane ma caparbio Coramini concede pochissimo. Con una simile copertura difensiva, la Juve si concede il lusso di fiorettare a centrocampo con Sacco e Leoncini, salvo poi puntare dritto a rete con discese lungo le fasce laterali di Cinesinho. Al 29’, su un’ennesima manovra di attacco dei bianconeri, Monaldi salva in calcio d’angolo su conclusione di Depaoli. Batte Favalli a centro area, per Cinesinho, sul quale interviene fallosamente Domenghini. È rigore. Bercellino dà la sua consueta, personale interpretazione del penalty, scaricando sul destro tutto il suo vigore agonistico e per Sarti non c’è niente da fare. 3-1, partita finita? Non certo per l’Inter, che adesso aggredisce furente. Qui si vede la classe di Leoncini, capace, dopo aver giocato e lottato dal primo minuto senza tregua, di sacrificarsi in un massacrante lavoro di copertura.

La nebbia, prima tenuta a debita distanza da un pallido sole, comincia a scendere con le tenebre: mancano meno di dieci minuti al termine, ma sono minuti terribili, lunghi come ore. Leoncini, sempre lui, alleggerisce la pressione neroazzurra facendosi minaccioso in contropiede, ma subito dopo Anzolin deve superarsi per fermare in presa un tiro di Cappellini. Poi ci prova Mazzola, liberatosi di Salvadore e Bercellino ma contrato in extremis dal libero Castano. A una manciata di secondi dalla fine, il goal che dimezza le distanze. Mazzola pesca smarcato Domenghini, il cui tiro all’incrocio dei pali, viene respinto corto da Anzolin. Si precipita di testa Cappellini, che infila da due passi.

Finisce così, con i fan della Zebra che sfollano contenti, mentre la nebbia si impadronisce del campo. Fuochi di artificio, per un anno che muore ma soprattutto per una Juve più viva che mai. Non vincerà lo scudetto, non si può vincere sempre, è fatale. Ma certe prestazioni, certe vittorie, restano nella memoria e negli annali. Quasi come gli scudetti.