A DOMANDA RISPONDE - Ottima Juve, ma Inter disposta ad arte. Dybala non può essere problema. Ha ragione Allegri, pessimismo cosmico sui bianconeri in Champions. Sorteggio? Si deve preoccupare avversaria"

11.12.2017 00:09 di Xavier Jacobelli Twitter:   articolo letto 10684 volte
A DOMANDA RISPONDE - Ottima Juve, ma Inter disposta ad arte. Dybala non può essere problema. Ha ragione Allegri, pessimismo cosmico sui bianconeri in Champions. Sorteggio? Si deve preoccupare avversaria"

 

Ogni lunedì la redazione di Tuttojuve.com analizza i temi caldi del nostro calcio con una delle firme più autorevoli del giornalismo sportivo italiano, Xavier Jacobelli, editorialista del Corriere dello Sport-Stadio.

 

E’ Dybala il problema della Juve? Che cos’ha Dybala?

“Assolutamente no. Dybala non è e non può essere il problema della Juve e molte delle critiche che gli stanno piovendo addosso  sono improvvide e ingenerose. Intendiamoci: l’argentino è in precarie condizioni di forma e su questo non ci sono dubbi, tant’è vero che, il primo a rendersene conto è Allegri il quale nell’ultimo periodo spesso e volentieri l’ha mandato in panchina. Ma da qui ad affermare che Dybala sia il problema della Juve ce ne corre. Il giocatore ha appena compiuto 24 anni, gioca in serie A da sei stagioni. Nelle fila bianconere, ha disputato 117 gare ufficiali, fra campionato e coppe, realizzando 56 gol. Come si fa a mettere in discussione un calciatore come lui? Sbaglio o, negli ultimi giorni di mercato, il Barcellona lo voleva a tutti i costi salvo ripiegare su Dembélé per la gioia del Borussia Dortmund, che se l’è visto pagare 105 milioni (cui aggiungere 40 milioni di bonus)? 

 

Come spiega il pareggio interno della Juve con l’Inter e la prima partita senza gol dei bianconeri dopo una serie di 44 incontri?

“Contro l’Inter, la Juve ha disputato una prova ottima, ma ha incontrato sulla propria strada un’avversaria tatticamente disposta ad arte. Ha presente la gara del San Paolo con il Napoli? Ecco, l’Inter a Torino ha giocato come la Juve a Napoli. Con la differenza che, al San Paolo i campioni d’Italia hanno vinto; allo Stadium, i nerazzurri hanno pareggiato”. Era dalla stagione ’65-’66 che Juve, Inter, Roma e Napoli non pareggiavano contemporaneamente: qualcosa, questo dato statistico, vorrà pur dire. Storicamente: le squadre che alla fine vincono il titolo vantano difesa più forte. C’è di più: sino a un mese fa, si diceva che questo fosse un campionato spaccato in due perché le prime cinque davanti vincevano sempre e le altre stavano a guardare. MI pare ci sia un’interessante inversione di tendenza che rivaluta il rendimento delle medio-piccole. Inoltre, non bisogna semplificare troppo l’analisi delle tre partite finite in parità di cui stiamo parlando. Il Napoli, ad esempio, sta pagando’l’assenza Ghoulam e la stanchezza del suo attacco, che rimane comunque il secondo del torneo, dopo la Juve. La verità è che l’equilibrio al vertice regna sovrano e questo è un fattore che alimenta l’interesse”. 

 

Ma la tattica difensivistica di Spalletti ha attirato molte critiche sul tecnico toscano. Le condivide?

“No. L’Inter, sinora, ha disputato tre scontri diretti: ha vinto all’Olimpico contro la Roma, ha pareggiato a Napoli e ha pareggiato in casa della Juve, blindando la difesa, la migliore del campionato assieme alla partenopea e alla romanista. Gli scudetti si vincono anche superando indenni tappe del grado di difficoltà del San Paolo o dello Stadium. Lo stesso pareggio della Roma contro il Chievo al Bentegodi dove ha creato almeno dieci nitide occasioni da gol, non è un risultato da buttare, tenuto conto che non si possono vincere tutte le partite e che la Roma, come la Juve, come il Napoli, ha pagato un pedaggio alle fatiche infrasettimanali di Champions League. E non è un caso. Le squadre non sono composte da robot: in questo periodo, è normale che qualcuna freni, ma non significa essere in crisi”. 

 

Ha ragione Allegri quando, dopo la quarta qualificazione consecutiva agli ottavi di Champions sulla panchina della Juve (l’ottava di fila, considerando i trascorsi milanisti), invita i tifosi e la critica ad essere molto meno pessimisti?

 

“Allegri ha perfettamente ragione. A me è piaciuto molto il suo show dialettico post Olympiacos. Il tecnico ha detto cose giuste. Non si capisce dove debba affondare questo pessimismo cosmico sull’avventura bianconera in Champions League: che il tabù resista da ventisei anni, è assodato. Ma questa è non è una ragione di più per infrangerlo, non per temerlo. Oggi conosceremo l’avversaria della Juve negli ottavi e potremo capire come si evolverà la situazione. City a parte -  in questo momento la grande favorita per il successo finale e mi pare che il successo nel derby sullo United di Mourinho confermi lo stato di grazia dei Citizens anche in Premier - penso che Allegri faccia benissimo a predicare il suo pragmatico ottimismo”.  

 

Stasera, se batte il Toro la Lazio aggancia la Roma a quota 35: tenuto conto che i biancocelesti devono recuperare la gara interna con l’Udinese il 24 gennaio, lei crede che la squadra di Inzaghi possa battersi per il titolo sino in fondo? 

 

“Sì. La Lazio è la mina vagante  del gruppo di testa. Ha battuto la Juve nella finale di Supercoppa, ne ha spezzato l’imbattibilità interna a Torino, si è qualificata ai sedicesimi di Europa League con due turni d’anticipo, dominando il proprio girone; ha infranto la serie di sei vittorie interne consecutive della Samp espugnando Marassi. Simone Inzaghi fa bene a infondere fiducia nei suoi giocatori, invitandoli a non porsi limiti”.

 

Ultima domanda: quale avversario, secondo lei, sarebbe l’ideale per la Juve negli ottavi di Champions?

“Rispondere Besiktas sarebbe scontato, con tutto il rispetto per i turchi. Io dico che debba essere l’avversaria della Juve a preoccuparsi e lo stesso valga per la Roma. E’ ora di rispettare tutti, ma di non avere paura di nessuno”.